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Mediaset - Vivendi, la battaglia riparte. Ora anche i francesi…

francesi chiedono i danni

Mediaset - Vivendi, la battaglia riparte. Ora anche i francesi chiedono i danni

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Una battaglia senza esclusione di colpi. Adesso è Vivendi a chiedere i danni a Mediaset. Dal primo marzo c’è infatti una richiesta per risarcimento danni di immagine e reputazione da parte di Vivendi in merito alla “campagna mediatica” contro il gruppo francese dopo il mancato rispetto del contratto di cessione di Premium. E anche Mediaset nel frattempo ha presentato richiesta di danni nei confronti di Vivendi, a seguito di alcune interviste del ceo Arnauld de Puyfontaine sulla ricostruzione dei fatti relativi al contratto siglato lo scorso anno tra le due aziende.

Nel giorno della prima udienza in Tribunale per il processo civile sulla contesa che vede contrapposti Mediaset e Vivendi, si è subito inteso quale sarà il tenore dello scontro. Del resto, difficile attendersi il contrario per una vicenda che si trascina a colpi di carte bollate e di dichiarazioni al veleno dalla scorsa estate, da quando cioè Vivendi comunicò a Mediaset di non voler dar seguito all’acquisto della piattaforma Premium, deciso qualche mese prima.

Con l’atto di citazione della scorsa estate, Mediaset ha quindi avviato l’azione civile contro Vivendi chiedendo l’esecuzione del contratto firmato l’8 aprile 2016, che prevedeva la vendita di Premium e uno scambio azionario tra Mediaset e Vivendi, e un risarcimento di 50 milioni di euro per ogni mese di ritardo nell'esecuzione. A sua volta Finivest ha avviato una azione legale quantificando in 570 milioni i danni da immagine e da caduta del titolo Mediaset in Borsa.

Secondo quanto riferiscono fonti legali, interpellate in occasione dell’avvio della prima udienza davanti all’ottava sezione civile del Tribunale di Milano della causa Mediaset-Fininvest contro Vivendi, i legali del gruppo francese hanno depositato una domanda riconvenzionale di risarcimento danni di immagine e reputazione. Il danno non sarebbe già stato quantificato. Anche Mediaset, dal canto suo, ha presentato richiesta di danni nei confronti di Vivendi.

La controrichiesta di Mediaset riguarda, in particolare, le dichiarazioni in cui il manager aveva sostenuto che Premium era stato venduta da Mediaset come se fosse “una Ferrari” mentre era in realtà “una Fiat Punto” e, con simile metafora, che la pay tv di Mediaset era un “McDonald’s” mentre nelle trattative sarebbe stata presentata da Mediaset come “un ristorante 3 stelle”. L’azione Mediaset riguarda anche l’intervista di ieri al Financial Times in cui de Puyfontaine definiva «ingannevoli» le informazioni di Mediaset su Premium nel corso del negoziato relativo al passaggio della piattaforma pay del gruppo di Cologno al colosso francese. Insieme all’acquisto di Premium ad aprile era previsto uno scambio di pacchetti azionari (3,5% la quota) tra i due gruppi. Durante la stessa intervista il ceo Vivendi ha definito «falliti» fino a questo momento i tentativi di trovare una soluzione alla disputa tra i due gruppi.

Una novità, se vogliamo, è che nel procedimento civile entra anche la scalata di Vivendi a Mediaset. Fininvest, infatti, ha dedotto fatti nuovi, puntando l’indice contro la violazione dei patti parasociali per la scalata dei francesi di quasi il 30% del gruppo Mediaset mentre il patto parasociale su Premium prevedeva una partecipazione di Vivendi non oltre il 3,5 per cento.

Mediaset-Vivendi: scontro in tribunale

Nel frattempo, quelli passati sono stati i mesi della scalata di Vivendi nel capitale di Mediaset (28,8% del capitale del Biscione e il 29,9% dei diritti di voto, arrivando a essere il secondo azionista del Gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi, dietro a Fininvest) e dell’apertura, da parte della Procura di Milano, dell’indagine per aggiotaggio che vede fra gli indagati il presidente di Vivendi, e primo azionista, Vincent Bollorè e il ceo de Puyfontaine. A loro gli avvocati di Mediaset, nel presentare l’esposto in Procura, hanno contestato una presunta speciulazione sul titolo Mediaset, facendolo cadere ad hoc prima di dare avvio a una scalata ostile.

Gli occhi sono ora sempre più puntati su Agcom e sulle conclusioni dell’istruttoria avviata dall’Authority per determinare se Vivendi possa detenere sia la quota di Mediaset sia di Telecom. La pietra angolare della discussione sta nell’articolo 43, comma 11, del Testo Unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar), che riguarda le posizioni dominanti nel sistema integrato delle comunicazioni, e in base al quale è da impedire un collegamento tra un operatore che abbia più del 40% di quota nel mercato delle comunicazioni elettroniche e un operatore che abbia più del 10% di quota nei media. Secondo i dati 2015, Telecom detiene una quota del 44,7% nel mercato delle telecomunicazioni e Mediaset del 13,3% nel sistema integrato delle comunicazioni (Sic). Uno dei punti che l’Agcom dovrà chiarire è se quello di Vivendi su Telecom possa essere definito controllo o influenza dominante.

Tornando alla causa civile, il giudice Vincenzo Perrozziello ha poi unificato i due procedimenti avviati da Fininvest e Mediaset nei confronti di Vivendi. Nella causa civile Vivendi è assistita da Giuseppe Scassellati Sforzolini dello studio Cleary Gottlieb, Mediaset da Gianmichele Roberti e Guido Bellitti, Fininvest da Andrea Di Porto e da Vincenzo Mariconda e Michele Centonze dello studio Mariconda.

Sulla procedibilità delle richieste di danni il giudice Vincenzo Perozziello si è riservato una decisione poiché nei casi diffamazione è previsto un tentativo di mediazione a seguito del quale verrà deciso l’inserimento o meno di tali richieste nella causa apertasi oggi.

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