Finanza & Mercati

Mediaset Premium, cresce l’ipotesi di un partner telco

media

Mediaset Premium, cresce l’ipotesi di un partner telco

Per il futuro di Mediaset Premium – o perlomeno di quello che ormai è un piano alternativo per la piattaforma del gruppo di Cologno ripudiata da Vivendi la scorsa estate – l’opzione partnership con le telco sta diventando un’ipotesi sempre più consistente. Del resto, in assenza di una soluzione con Vivendi (cui ancora c’è qualche osservatore che crede nonostante il duro corpo a corpo sfociato anche nella battaglia legale fra i due gruppi e nelle richieste miliardarie di risarcimento di Mediaset e Fininvest) e nonostante le tante discussioni attorno all’ipotesi di un acquisto della piattaforma da parte di Sky, è già da tempo che a Cologno si cerca di mettere a punto una nuova strategia di business. Il tutto lasciandosi alle spalle un’impasse iniziata a luglio con il rifiuto di Vivendi di procedere all’acquisto di Premium secondo le condizioni stabilite ad aprile e proseguita poi con l’interim management della società di pay tv.

Il primo punto di svolta in tal senso è stato la presentazione del piano Med2020 a Londra lo scorso 18 gennaio. Lì il vicepresidente e ad di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, ha annunciato che il gruppo parteciperà sì alle aste per i diritti tv del calcio nel triennio 2018-2021 «con un approccio orientato alle reali opportunità di business».

Insomma, dalle prossime aste primaverili Mediaset ha scelto di andare ben al di sotto dei prezzi pagati sino a oggi per il calcio in tv (in particolare sugli oltre 650 milioni pagati peril triennio 2015-2018 di Champions League).

Nel roadshow con gli analisti finanziari, per la piattaforma pay di casa Mediaset è stato così delineato allora un nuovo corso in cui i contenuti di Premium, a iniziare da quelli frutto di accordi pluriennali con Warner e con la Nbc Universal per film e serie tv, potrebbero diventare parte di una proposta editoriale a disposizione anche di altri editori, comprese le telco. La piattaforma però sarà anche una piattaforma aperta con un nuovo modello di business in grado di prevedere la possibilità di ospitare l’offerta pay di altri, interessati a un parco di oltre 2 milioni di abbonati e 5 milioni di device.

In questo modo, con il prendere quota di una Premium come “Airbnb” di operatori terzi interessati a vario titolo, con l’avvicinarsi delle aste primaverili i contatti fra Mediaset e le telco si sono intensificati a più o meno alto livello. Del resto sul mercato della banda ultralarga ha fatto la sua comparsa anche Open Fiber, la controllata di Enel e Cdp che ha inglobato alla fine dello scorso anno Metroweb con la sua rete Ftth (fibra fino a casa) a Milano, Torino, Bologna e Genova. Oltre a questa c’è la rete in banda ultralarga di proprietà statale che Open Fiber si appresta a realizzare – e a tenere in concessione ventennale – con fondi dei bandi Infratel. La rete dell’operatore wholesale potrebbe essere utilizzata per veicolare contenuti anche sfruttando la triangolazione con gli operatori che con Open Fiber hanno già stretto accordi per sfruttare la rete in fibra della società, vale a dire Vodafone e Wind in primis.

Ma visto che comunque nulla sarebbe in esclusiva (e i rumors dall’altra parte parlano anche di primissimi contatti anche fra Open Fiber e Sky), per quanto riguarda Mediaset è con Telecom che i ragionamenti sembrano essere a uno stadio più avanzato. Lo stesso Pier Silvio Berlusconi, a margine della presentazione dei numeri di RadioMediaset (il polo radio di Mediaset composto da R101, Virgin e 105) a margine ha detto che con Telecom ci sarebbero molte possibilità di lavorare insieme dal punto di vista dei contenuti che si potrebbero fornire sulla banda larga. «Ma la questione Vivendi – ha anche detto – rende tutto più complicato».

Di certo le aste per i diritti di trasmissione in tv del calcio rappresentano a questo punto il momento in cui si chiariranno molte dinamiche. Nei giorni scorsi non a caso si è parlato di possibilità di partnership fra Mediaset e Telecom per presentare offerte congiunte. La cosa appare di difficile attuazione in sé. Ma una possibile chiave potrebbe essere trovata facendo sponda con le offerte commerciali. A quanto risulta al Sole 24 Ore qualche ragionamento lo si sarebbe per esempio iniziato a fare attorno a Premium Online, l’offerta di streaming video on demand disponibile per tutti i contenuti e in Hd su tutti i dispositivi, dai tablet alle console. Ora è offerta a prezzo scontato per i clienti Timvision. La partnership potrebbe a questo punto passare da lì, magari con un’intesa per blindare il bundle già prima dell’asta.

Certo, le variabili sono ancora molteplici. I pacchetti non sono ancora stati definiti. Dall’altra parte c’è attesa per la decisione di Agcom che dovrà verificare la liceità della contemporanea presenza di Vivendi in Telecom (dove il gruppo francese è il primo azionista) e in Mediaset (dove è il secondo azionista dietro a Fininvest). La pietra angolare della discussione sta nell’articolo 43, comma 11, del Testo Unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar), che riguarda le posizioni dominanti nel sistema integrato delle comunicazioni, e in base al quale è da impedire un collegamento tra un operatore che abbia più del 40% di quota nel mercato delle comunicazioni elettroniche e un operatore che abbia più del 10% di quota nei media. Secondo i dati 2015, Telecom detiene una quota del 44,7% nel mercato delle telecomunicazioni e Mediaset del 13,3% nel sistema integrato delle comunicazioni (Sic). Uno dei punti che l'Agcom dovrà chiarire è se quello di Vivendi su Telecom possa essere definito controllo o influenza dominante. Domani è previsto un incontro di rappresentanti Vivendi con il consiglio Agcom. È chiaro che il responso dell’Authority potrà determinare la partita in un verso o nell’altro. Mediaset ieri ha chiuso in borsa a -1,02 per cento

© Riproduzione riservata