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Listini contrastati, positiva Milano grazie a recupero Leonardo

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Listini contrastati, positiva Milano grazie a recupero Leonardo

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I listini europei hanno chiuso contrastati dopo il tonfo di Wall Street di ieri che ha chiuso in calo di oltre un punto come non succedeva da quattro mesi (oggi ha invece chiuso sulla parità). Fra gli operatori restano le preoccupazioni sulla capacità del presidente Trump di mettere in atto la sua politica di maxi-riduzione delle tasse che aveva spinto le Borse nei primi mesi del mandato. Non ha invece avuto impatto la notizia dell'attentato a Westminster.

Londra e Francoforte hanno chiuso con cali comunque contenuti nell'ordine del mezzo punto percentuale, Parigi è rimasta stabile (segui qui l'andamento dei principali indici) mentre Piazza Affari ha mostrato la performance migliore con il FTSE MIB a +0,17% e il Ftse All Share a +0,22%.
Gli acquisti si sono concentrati su Leonardo - Finmeccanica (+1,63%) grazie ad alcune ricoperture dopo che il titolo aveva perso il 7,5% in tre sedute a seguito della scelta di Alessandro Profumo come nuovo amministratore delegato. Bene anche St (+1,46%) in scia al recupero dei tecnologici. Telecom (+0,68%) è stata premiata da un report di Credit Suisse che ha alzato del 10% le stime sull'Ebitda. Ancora vendite su Mediaset (-1,33%) che continua a risentire della querelle con Vivendi. Giù ancheGenerali (-1,51%).

A Milano bene le banche, male gli energetici

A Milano la seduta è stata caratterizzata da ordini in acquisto su Leonardo, St e
Telecom Italia. Nel lusso, bene Ferragamo che ha chiuso in progresso dell'1,29%. I bancari, con poche eccezioni, hanno proseguito in rialzo, in linea con quanto fatto ieri. Unicredit (+1,26%) ha chiuso positiva mentre inizia a delinearsi il nuovo azionariato post aumento di capitale con il fondo di Abu Dhabi Aabar che è rimasto l'unico azionista con una quota superiore al 5%. Bene anche Ubi (+0,41%) e Bper (+0,37%).
Il calo del prezzo del greggio innestato dall'aumento delle scorte di petrolio in Usa ha penalizzato Saipem (-1,1%) ed Eni (-0,2%). Fca (-0,59%) ha risentito delle indagini avviate dalla magistratura francese sui motori diesel anche
se gli analisti non si attendono impatti significativi da questo filone. Poco mossa Campari (-0,2%) che ha collocato due bond per un totale di 150 milioni.

Parmalat, l'Opa va ai supplementari

Continua la corsa di Parmalat a Piazza Affari. Il titolo ha guadagnato un altro 0,53% a 3,05 euro per azione rimanendo sopra il prezzo dell'Opa Lactalis, pari a 3 euro. Ieri, scadevano i termini per aderire all'offerta pubblica di acquisto avanzata dai francesi e le adesioni si sono fermate all'1,85% del capitale impedendo a Lactalis, che gia' deteneva l'87,76%, di raggiungere l'obiettivo del 90% che avrebbe fatto scattare il delisting. Questa mattina, tuttavia, il gruppo francese ha deciso comunque di rinunciare alla condizione del 90% e di accettare
le azioni apportate all'offerta che gli consentiranno di avere l'89,7% del capitale. Inoltre ha annunciato una riapertura dell'Opa dal 29 marzo al 4 aprile che consentira' ai soci che volessero farlo di aderire all'Opa in questa ultima fase. Per raggiungere quota 90% a Lactalis manca appena lo 0,3% del capitale, ma il fatto che il prezzo delle azioni resti sopra quello di Opa incoraggia i soci a vendere
i titoli sul mercato piuttosto che apportarli all'Opa.

La trimestrale Nike e la riforma sanitaria Usa

Wall Street resta debole (segui qui l'andamento del Dow Jones). Gli investitori Usa sono preoccupati non solo per qualche trimestrale deludente come Nike (-6%) ma anche e soprattutto da un'impasse al Congresso sulla riforma sanitaria: ciò rallenterebbe legislazioni piu' importanti per il mercato, a cominciare dai tagli alle tasse. Era stata proprio la prospettiva di stimoli fiscali ad avere alimentato il cosiddetto "reflation trade" da quando Donald Trump aveva vinto le elezioni presidenziali dello scorso 8 novembre: l'idea era che una politica fiscale espansiva avrebbe sostenuto la crescita alimentando anche le pressioni inflative. Per questo il rally post-elettorale è stato pari a un +9,6% per l'S&P 500. Ora trader e gestori si riscoprono cauti.

BTp: spread con Bund in area 185, rendimento fermo al 2,3%

In un clima generale che sembra tornare verso l'avversione al rischio e favorisce l'obbligazionario.
Il recupero contagia tutti i titoli sovrani dell'eurozona compresi i BTp che nel finale riescono a ridurre lo spread con i Bund rispetto alle indicazioni della mattinata. Il differenziale tra il decennale italiano e quello tedesco che aveva aperto attorno ai 187 punti base chiude a 185 punti, stesso closing della vigilia. Il rendimento dei decennali italiani cala al 2,27% dal 2,31% di stamani (era al 2,37% nel finale di lunedì
scorso). Si apprezzano anche i Bonos con rendimenti in calo all'1,63% per i decennali.

SPREAD ITALIA GERMANIA
Andamento nell’ultimo anno

Negli Usa già ieri marcato calo dei tassi sul comparto a lungo e lunghissimo termine, conseguente appiattimento della curva. Il tutto, sottolineano gli analisti di Mps Capital Services, malgrado nel frattempo alcuni membri Fed (Mester e il membro votante Kaplan) abbiano fatto riferimento alla possibilità che la Fed inizi ad interrompere il reinvestimento di Treasury, un fattore di rilievo in prospettiva, visto che il prossimo anno scadranno ben 425 miliardi di dollari di Treasury detenuti dalla Fed. In Giappone, balzo del surplus commerciale a febbraio salito al massimo da 7 anni. Stanotte dai verbali della riunione BoJ di fine gennaio è emerso che alcuni membri si sono opposti all’ipotesi di alzare il target sul tasso decennale, nonostante il rialzo tassi Fed a dicembre, perché l’obiettivo della BoJ deve essere focalizzato al raggiungimento del 2% d’inflazione.

Dollaro sui minimi da 4 mesi contro lo yen

La giornata si presenta povera di dati macroeconomici di rilievo.Sul fronte dei cambi, l'euro oscilla sulla soglia di 1,08 sul dollaro (segui qui l'andamento dell'euro contro le principali valute e qui quello del dollaro) . Il biglietto verde continua a indebolirsi nei confronti delle principali valute, in particolare verso sterlina e yen. La prima è stata favorita dal dato sull’inflazione di febbraio maggiore delle attese, che ha aumentato la probabilità di un rialzo BoE nella prima parte del 2018. La seconda dal clima di risk-off sui mercati azionari e dal calo dei tassi governativi statunitensi. Lo yen è sui massimi da novembre contro il dollaro.

Petrolio accelera ribasso dopo rialzo oltre stime degli stock Usa
Il petrolio quotato al Nymex, che si attestava in ribasso superiore all'1,5% prima del dato sulle scorte settimanali americane, accelera le perdite e scivola a poco più di 47 dollari al barile dopo che il dipartimento all'Energia ha pubblicato i numeri. Gli stock di petrolio sono saliti infatti più delle stime, per la decima volta in undici settimane, riportandosi verso i massimi storici (+4,954 milioni di unita' nella settimana chiusa il 17 marzo, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 2,1 milioni di barili).

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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