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Telecom, newco della rete entro giugno

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Telecom, newco della rete entro giugno

Prime concrete manifestazioni d’interesse per la newco della rete nelle aree a fallimento di mercato che Telecom sta organizzando con l’obiettivo di arrivare a una definizione entro maggio-giugno. In questi giorni, con l’ausilio dell’advisor Rothschild, la compagnia telefonica sta negoziando gli impegni di riservatezza per fornire le informazioni sul progetto che prevede 1 miliardo di investimenti per portare la banda ultralarga nella aree classificate come C e D, dove cioè si considerava che fosse necessario l’intervento dello Stato per promuovere l’upgrading dell’infrastruttura.

Telecom ha raccolto tra una ventina di interlocutori - fondi infrastrutturali, fondi sovrani, investitori di lungo periodo - l’interesse preliminare a rilevare la maggioranza del capitale della newco che, quindi, l’incumbent non consoliderà, evitando così di appesantire il profilo debitorio del gruppo. Scontato comunque che Telecom mantenga un’opzione per rilevare a termine la quota del partner finanziario, fermo restando che, in prospettiva, si potrebbe sembre pensare di portare in Borsa la newco, come è stato fatto con Inwit, la società delle torri mobili dove però è stato mantenuto il controllo al 60%.

Dopo aver partecipato al primo bando Infratel (perso), Telecom ha deciso di abbandonare la strada degli aiuti pubblici che di fatto implicava di dover offrire ovunque la fibra ottica fino all’edificio/abitazione/ufficio del cliente (Fttb/Ftth), per muoversi invece in autonomia con la formula meno dispendiosa dell’Fttc - fibra fino al cabinet sul marciapiede - o con un mix fisso/mobile che ritiene al momento sufficiente per fornire alta velocità di navigazione nelle zone economicamente meno convenienti per gli operatori. Con questa impostazione Telecom conta di poter offrire fino a 100/200 mega nella metà del tempo che sarebbe richiesto per la fibra integrale, arrivando quindi un anno e mezzo prima di Open Fiber e con già i clienti ai quali proporre il nuovo servizio.

Non sarebbero però tutte le aree a fallimento di mercato della Penisola a essere interessate dall’iniziativa privata dell’incumbent, ma comunque si ipotizza fino al 70%/80%, con una potenziale sovrapposizione rispetto all’intervento di Open Fiber. Si tratterebbe più che delle aree D, delle aree C che, in termini relativi, sono meno a “fallimento di mercato”. Sul punto è stato aperto un “caso” dalla Ue che dovrebbe chiedere chiarimenti a riguardo all’Italia, dal momento che gli aiuti pubblici sono ammessi solo laddove non ci sia l’iniziativa privata. È però immaginabile che il Ministero dello sviluppo economico, che sovrintende l’operazione, risponderà che non risultavano operatori privati interessati a investire quando sono stati definiti i bandi e che non li si possa cambiare in corsa sulla base dell’annuncio di un ripensamento. Nel frattempo il primo bando da 1,4 miliardi è stato aggiudicato a Open Fiber che è in lizza anche per il secondo da 1,2 miliardi.

La certezza di poter ottenere aiuti pubblici è comunque fondamentale anche per poter finanziare il piano da 4 miliardi di investimenti che Open Fiber, dopo aver rilevato Metroweb, ha messo sul tavolo. A riguardo i contatti con le banche risultano momentaneamente sospesi, in attesa di riprendere le fila dopo l’insediamento del nuovo cfo, Mario Rossetti, ex direttore amministrativo-finanziario di Fastweb. Ma un chiarimento a riguardo degli aiuti di Stato è atteso anche da F2i, che non è ancora entrato nella joint Enel-Cdp alla quale ha ceduto Metroweb, e che potrebbe farlo verso ottobre-novembre quando presumibilmente il quadro sarà più definito. Ad ogni modo, F2i non parteciperà al processo per la selezione del partner finanziario delle newco di Telecom, considerato che si trova in condizione di potenziale conflitto d’interesse, dal momento che recentemente il presidente della Cdp Claudio Costamagna (la Cassa è tra gli azionisti) ha ricordato che il fondo infrastrutturale è in trattative con Open Fiber. Sempre che in futuro le strade dei due operatori non finiscano per intrecciarsi: per gli analisti la possibilità del mercato italiano di reggere la concorrenza tra due reti in fibra, sotto il profilo della remunerazione economica, è limitata a non più di 10-12 aree metropolitane.

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