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Borse europee sottovalutate ma la primavera rischia di essere «finta»

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Borse europee sottovalutate ma la primavera rischia di essere «finta»

Li chiamano errori di valutazione del mercato: su questi trader e grandi investitori costruiscono le proprie fortune future. «Di solito in situazioni lontane dall’equilibrio lo scostamento fra percezione e realtà porta a un apice che scatena un feedback positivo nella direzione opposta», spiega un personaggio perfino leggendario sotto questi aspetti come George Soros. Il problema però è che in questo momento il maggior divario fra percezione e realtà riguarda proprio l’Europa, vittima di un nervosismo collettivo legato ai timori per le elezioni francesi in prima battuta e per quelle tedesche (e forse italiane) poi.

Che l’Europa continentale possa riuscire a scrollarsi di dosso la penalizzazione che il mercato le tributa (ingiustamente) a causa dell’incertezza politica e l’avanzata di forze dichiaratamente anti-europeiste soltanto dopo le due cruciali tornate elettorali è una visione piuttosto condivisa. Se questa sorta di ottimismo lo manifesta anche una voce mai molto tenera con l’euro come la danese Saxo Bank e in particolare il suo capoeconomista Steen Jacobsen - che con buon anticipo lo scorso anno aveva predetto Brexit e vittoria di Donald Trump, teorizzando una sorta di «rottura dello Stato sociale» - il discorso assume connotati un po’ differenti.

I timori (esagerati) dei mercati
«Alcune perplessità legate alle elezioni francesi e tedesche, e anche al risultato finale della Brexit, sono pure valide, ma sono sovrastimate», sostiene Jacobsen, avvertendo come il mercato non stia in realtà facendo i conti con la «massiccia quota di capitale politico investito in Europa e nell’euro» e sul fatto che «i politici a favore dell’euro sono tuttora molti più dei loro elettori». Che Marine Le Pen vinca le elezioni in Francia, sottolinea ancora l’economista danese «non è impossibile da pensare, ma ciò che è non possibile è che il Front National vinca le elezioni e indica un referendum per l’uscita dell’euro».

Possibilità di rimbalzo...
Anche se in fin dei conti ci sono quindi poche possibilità che la Francia abbandoni la valuta comune, il mercato sta comunque mantenendo un atteggiamento attendista in questo particolare momenti di instabilità, ed è anche quindi plausibile un rimbalzo dei titoli di Stato, delle quotazioni azionarie, e della stessa valuta in caso di esito «favorevole» delle urne. «Una volta concluse le elezioni nel terzo trimestre dell’anno - sottolinea infatti Jacobsen - ci aspettiamo una variazione significativa nel valore degli asset legati all’euro».

... ma attenti alla recessione
Lo spirito contrarian rispetto ai pensieri più comunemente in voga sui mercati emerge però con tutta la sua forza quando Jacobsen avverte che «l’Europa farà meglio degli Stati Uniti nel secondo trimestre dell’anno, ma le nostre principali previsioni macro continuano ad affermare che la recessione sia più probabile nei prossimi 12-18 mesi che non il contrario». Può forse apparire paradossale, ma il punto sul quale è più elevato lo scostamento fra percezione e realtà da parte degli investitori è proprio questo, e non il rischio geo-politico: «Mentre il mercato nel suo complesso vede una probabilità di recessione inferiore al 10%, noi di Saxo la stimiamo invece superiore al 60%», avverte l’economista.

“Il capoeconomista di Saxo Bank Steen Jacobsen lo scorso anno aveva predetto con buon anticipo la vittoria di Brexit e quella di Donald Trump”

 

La «finta» primavera
Qui, a onor del vero, la banca danese non sta «predicendo una recessione», ma sta semplicemente avvertendo che la primavera ormai alle porte, in senso economico e borsistico, sarà «finta» e seguita da una successiva fase di rallentamento. «Durante questa frenata - conclude Jacobsen - l’Europa farà meglio degli Stati Uniti e l’euro si apprezzerà sul dollaro mentre l’Asia sarà sotto pressione per procedere sulla strada di riforme che allontanino i Paesi dal debito quale principale driver di crescita». Per i listini di casa nostra potrebbe rivelarsi una consolazione davvero magra.

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