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Nord Stream 2, Gazprom esclude (ancora) Saipem

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Nord Stream 2, Gazprom esclude (ancora) Saipem

L’esclusione, per la verità, era nell’aria. Non foss’altro perché ormai il confronto tra Gazprom e Saipem si è trasferito nelle aule dei tribunali, dopo lo stop di Mosca al South Stream, il progetto che avrebbe dovuto portare il gas russo in Europa, aggirando l’Ucraina e con la Bulgaria come punto d’accesso, e che la società guidata da Stefano Cao si era aggiudicata. Così quest’ultima non è stata colta alla sprovvista quando, nei giorni scorsi, il consorzio Nord Stream Ag 2 (controllato ora al 100% da Gazprom dopo l’uscita dei soci europei Engie, Shell, Uniper, Omv e Wintershall, rimasti in qualità di supporter) - cui fa capo il piano di raddoppio del Nord Stream con cui la Russia punta a duplicare la capacità di esportazione dalla Germania, via Baltico, mediante due linee supplementari rispetto alle due già esistenti, costruite proprio da Saipem - ha comunicato di aver assegnato alla svizzera Allseas il contratto per la posa di entrambe le condotte offshore, tra il 2018 e il 2019.

Una doppietta per gli svizzeri che si erano già aggiudicati da Gazprom anche la posa delle due linee del gasdotto Turkish Stream (in pratica lo stesso tracciato del progetto stoppato fuorché per la parte finale per un esborso stimato, come per il Nord Stream 2, di oltre 11 miliardi di euro,), dove, dettaglio non trascurabile e spia in qualche modo dell’incertezza che ruota attorno al destino dei due “tubi”, Allseas aveva annunciato di voler impegnare il Pioneering Spirit, lo stesso mezzo “prenotato” ora per il raddoppio del Nord Stream (insieme ad Audacia e Solitaire).

La Russia, dunque, va avanti, incurante delle critiche dell’Europa che, in più occasioni, da ultimo per bocca del commissario Ue per il clima e l’energia, Miguel Arias Cañete, ha evidenziato che il Nord Stream 2 «non è linea» con gli obiettivi dell’Unione Energetica perché «non darebbe accesso a nuove fonti di approvvigionamento e permetterebbe a Gazprom di rafforzare ulteriormente la sua posizione nel mercato europeo del gas». Senza contare che un simile scenario trasformerebbe la Germania nel principale snodo del gas russo, in barba al tentativo del Vecchio Continente di emanciparsi energeticamente da Mosca, puntando anche sul possibile ruolo dell’Italia come hub europeo del gas.

Insomma, la partita tra Mosca e Bruxelles prosegue. Come quella che vede contrapposta Saipem e Gazprom, con quest’ultima che il 10 marzo scorso, nell’ambito dell’arbitrato avviato dalla società di Cao davanti alla Camera di commercio di Parigi dopo lo stop al South Stream, ha depositato la propria contro-memoria rigettando la domanda di risarcimento di Saipem (678 milioni con diritto di integrazione in corso d’arbitrato rispetto ai 759,9 milioni iniziali) e lamentando danni per 541 milioni (più altre pretese). Il verdetto dovrebbe arrivare al più tardi entro la metà del 2018 e Saipem vuole andare fino in fondo per ottenere il giusto ristoro a valle della sospensione del progetto che è valsa la cancellazione di 2,4 miliardi di contratti già assegnati. Oltre ai riverberi negativi per l’impossibilità di usare su altri fronti i mezzi rimasti bloccati sul versante russo (Saipem 7000 e Castoro 6).

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