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Cole-Fontayn (BNY Mellon): «Con la Brexit investiamo in…

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Cole-Fontayn (BNY Mellon): «Con la Brexit investiamo in Europa»

Londra - «C'è un potenziale rischio di creare le condizioni che possano minare la stabilità del sistema finanziario, i politici sono consapevoli che i negoziati per l’uscita del Regno Unito dall'Unione europea dovranno evitare proprio questo scenario, almeno si spera». Michael Cole-Fontayn, Chairman Emea della banca americana BNY Mellon, specializzata nell'asset management e nei servizi di banca depositaria e custodia titoli, ha seguito attentamente dall’ufficio di Queen Victoria Street le votazioni del Parlamento inglese che a larga maggioranza ha dato il via libera alle prossime elezioni anticipate in calendario l'8 giugno, come chiesto dalla premier Theresa May: «È una strategica decisione politica per gestire con più flessibilità i negoziati per l'uscita del Regno Unito dal mercato unico. Il voto deciderà se dare un mandato forte al Governo che in caso affermativo potrà procedere più celermente in una cornice democratica».

Se il voto farà chiarezza oppure no lo si saprà il 9 giugno, tra sette settimane. Nel frattempo Londra, come hub finanziario del mercato europeo, è messa a dura prova: secondo un recente report di Pwc commissionato da Afme (Association of Financial Markets in Europe) dalla City transita il 78% degli scambi valutari, il 74% dei contratti derivati e il 50% delle attività di asset management, scambi che in prospettiva potrebbero essere veicolati attraverso altre piazze finanziare.

«Circa due terzi delle transazioni finanziarie oggi passano da Londra, ci sono voluti decenni per costruire questa infrastruttura, traslocarla velocemente in un’altra piazza finanziaria non è facile. Tutti ne sono consapevoli, il Governo e la Commissione. Ci sono settori più esposti come l’asset management, l’infrastruttura del mercato finanziario, le attività all’ingrosso delle banche. Oggi tutto è concentrato a Londra dove è più facile e meno costoso, in futuro le attività saranno più frammentate, con ridotte economie di scala, aspetti che potrebbero danneggiare la liquidità del mercato».

Intanto si è aperta la corsa tra le banche alla ricerca della migliore location per continuare ad operare sul mercato dei capitali europei ed avere accesso al passaporto. Qualche banca ha già espresso preferenze per alcune piazze finanziarie dell’Unione come Dublino, Amsterdam, Parigi, Francoforte, Lussemburgo, «anche Milano ha un ruolo rilevante per i servizi finanziari attraverso Borsa Italiana insieme al London Stock Exchange e Mts, il mercato all'ingrosso dei titoli di Stato più importante in Europa», aggiunge Cole-Fontayn. Bny Mellon ha già un piede in Europa avendo il quartier generale della banca a Bruxelles, potendo così contare su entità legali e licenze europee. Per l’asset management, attualmente basato a Londra, si sta valutando una piazza europea, nella short list c’è il Lussemburgo.

«Con la Brexit si aprono nuove opportunità che potrebbero portare a rafforzare la nostra presenza in Europa». In Italia la banca americana ha un centinaio di clienti tra banche e investitori istituzionali, due filiali con una quarantina di dipendenti che salgono a 9mila a livello Emea. Nel primo trimestre il gruppo a livello globale ha riportato utili per azione pari a 0.83 dollari (le stime degli analisti prevedevano 0.80 dollari) per un totale di 880 milioni di dollari.

Se le banche extra Ue dovranno riallocare le risorse in Europa, anche quelle europee dovranno preparare gli scatoloni: istituti come UniCredit, Bnp Paribas e Deutsche Bank che ora gestiscono da Londra le attività di capital market con l’entrata in vigore della Brexit sono destinate a tornare ad operare direttamente dai rispettivi mercati domestici, mentre società finanziarie americane potrebbero riallocare le attività di capital market negli Stati Uniti oppure in Asia. Decisioni da prendere in un contesto di totale incertezza.

Un terremoto che crea problemi dal momento che la metà delle attività delle banche in Europa passa da Londra, ma anche opportunità per piazze finanziarie emergenti come la Polonia, che si sta imponendo per le attività di back office: formazione elevata dei giovani e costo del lavoro al di sotto della media europea sono ingredienti sufficienti per convincere molte banche a concentrare a Varsavia alcune attività amministrative. In Polonia BNY Mellon impiega 2mila dipendenti.

Con la Brexit alle porte, resta aperto il cantiere della Capital Market Union, un progetto che ora «diventa ancora più importante per l'Europa a 27 per rendere più efficace la politica monetaria della Banca centrale e per garantire la liquidità del mercato dei capitali utile per l’economia reale e soprattutto per quei 20 milioni di piccole e medie imprese ubicate in Europa a cui garantire finanziamenti adeguarti per la crescita».

Al momento di certo c’è solo l’avvio di un processo di trasformazione lungo, complesso e incerto : come suggerisce il report di Pwc, al termine dei negoziati le banche coinvolte avranno bisogno almeno di altri tre anni per adattarsi alla Brexit. Ecco perché conclude Cole-Fontayn è indispensabile «conoscere al più presto la tempistica per rendere più facile adeguarsi al nuovo paradigma».

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