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Minerale di ferro ai minimi da sei mesi

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Minerale di ferro ai minimi da sei mesi

Afp
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Il prezzo del minerale di ferro è rimbalzato, dopo aver toccato martedì il minimo da sei mesi. Ma la maggior parte degli analisti disegna scenari di estrema debolezza per il mercato, che potrebbero pesare sui conti delle maggiori società estrattive.

La materia prima, impiegata in siderurgia, ha già perso circa un terzo del valore rispetto al picco di 94,86 dollari per tonnellata che aveva raggiunto a fine febbraio. Ieri il prezzo rilevato dal Metal Bulletin al porto cinese di Qingdao (riferito al minerale al 62%) era 64,60 $, in recupero del 2,2% rispetto ai minimi grazie a qualche acquisto opportunista. Anche le minerarie hanno potuto tirare il fiato in borsa, ma il crollo del minerale di ferro ha già avuto un forte impatto sulla capitalizzazione dei grandi produttori: negli ultimi due mesi Bhp Billiton e Rio Tinto hanno perso oltre il 10% del valore, AngloAmerican e la brasiliana Vale più del 15% e l’australiana Fortescue Metals addirittura più del 20%.

I risultati delle grandi minerarie dipendono in misura rilevante dal minerale di ferro. Ma l’irrazionale esuberanza che aveva caratterizzato il mercato l’anno scorso (dando un contributo decisivo al rilancio del settore estrattivo) sembra essersi dissolta.

L’eccesso di offerta, a lungo ignorato dagli investitori, è ora balzato in primo piano: Citigroup, in un rapporto pubblicato lunedì, stima che il surplus dai 70 milioni di tonnellate dell’anno scorso possa ampliarsi quest’anno a 120 milioni. Contemporaneamente, stanno riemergendo timori sulla domanda cinese.

Nel Paese asiatico ci sono scorte enormi di minerale di ferro: solo nei porti hanno raggiunto 132,5 milioni di tonnellate, un livello senza precedenti, che solo di recente ha iniziato a calare (con un impatto negativo sulle importazioni cinesi). Il loro accumulo è tanto più significativo in quanto è avvenuto in un periodo di forti consumi da parte dell’industria siderurgica: in marzo – nonostante gli sforzi per combattere l’inquinamento e razionalizzare il settore – la produzione cinese di acciaio si è spinta addirittura al record storico di 72 milioni di tonnellate. Adesso però ci sono segnali di rallentamento: i consumi interni sono meno brillanti del previsto e i prezzi del metallo a Shanghai stanno crollando.

Anche le miniere di ferro cinesi, che avevano contribuito a gonfiare il surplus, iniziano intanto a tirare il freno. Ma se l’output di marzo (113,6 milioni di tonnellate) è il più basso da maggio 2016, resta comunque superiore del 18% rispetto a quello di marzo 2016.

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