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«Pronto il salvataggio di Popolare Vicenza»

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«Pronto il salvataggio di Popolare Vicenza»

  • –Katy Mandurino

C’è il tema della negoziazione degli esuberi, il tema del taglio dei costi, quello dell’ottimizzazione dei servizi e quello delle sinergie commerciali. Le partite aperte - nell’ottica di una banca unica - sono moltissime, ma tutto resta appeso, inevitabilmente, alla valutazione che la DG Comp europea esprimerà sulla sostenibilità del piano di ristrutturazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. «Ministero dell’Economia, Banca d’Italia, le due banche: tutti stanno lavorando con grande impegno per rispondere alle molte e approfondite domande che provengono dai tecnici di Bruxelles», dice il presidente Gianni Mion, al vertice della Banca Popolare di Vicenza dallo scorso luglio. Imprenditore veneto di razza, stimato e apprezzato dagli investitori - ha lavorato con i Benetton, i Marzotto, Leonardo Del Vecchio - Mion è abituato alle grandi sfide. Questa è forse tra le più complesse mai affrontate.

Presidente, dopo il via libera della Bce si sente più tranquillo? Si intravede la luce in fondo al tunnel?

Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo. La domanda formale per la ricapitalizzazione precauzionale è già stata fatta dal Governo e trasmessa a Bruxelles. Il dottor Viola (ad di BpVi, ndr), su cui ho massima fiducia e il cui arrivo giudico provvidenziale, si sta impegnando moltissimo. La DG Comp sta ora verificando se ci sono le condizioni per accettare la domanda, se cioè si tratti di un piano di ristrutturazione, se sia credibile, se sia finanziabile, e qual è l’importo di capitale consentito dalla normativa.

Più volte è stato ripetuto che bisogna fare presto. Quale può essere, secondo lei, la tempistica delle valutazioni europee, tenendo conto che sta per concludersi, forse entro maggio, la trattativa su Mps?

Le verifiche su di noi continueranno presumibilmente fino a fine mese e credo che anche il nostro piano possa essere studiato, analizzato e portato alla valutazione finale in tempi relativamente rapidi.

La Commissione europea ha dichiarato che ci sono delle differenze tra Mps e le banche venete. Pensa che possiate avere difficoltà maggiori rispetto a Siena?

Il nostro è sicuramente un piano di ristrutturazione più radicale, che mira all’integrazione di due banche creandone una sola, di peso e rilevanza, anche se non grande come Mps. Si tratta di una profonda trasformazione che richiede studio e verifiche; anche se il nostro piano è partito più tardi, mi tranquillizza la grande professionalità dei tecnici che ci stanno lavorando.

Il fattore tempo è fondamentale anche per la liquidità. A gennaio avete chiesto garanzie dallo Stato su emissione di bond per 3 miliardi; a marzo per altri 2,2. C’è il rischio che sia necessaria una ulteriore richiesta?

Direi di no. Ora avremo un periodo di relativa tranquillità, non bruciamo cassa di tre mesi in tre mesi. Il tema della necessità di fare presto è legato alla esigenza di rendere operativa la società. Va avviata la negoziazione degli esuberi con le organizzazioni sindacali, si deve ripartire sul fronte commerciale. Ma se non abbiamo un piano definitivo, approvato dall’Europa, con le linee chiare per l’integrazione, non possiamo fare nulla. Più tardi cominciamo e coordiniamo tutto e più tardi se ne vedranno gli effetti.

Ha introdotto l’argomento esuberi. Si parla di un 50% di taglio dei costi, del 30% di filiali in meno...

Lo sforzo sarà sicuramente di evitare un bagno di sangue e di trovare tutte le forme di collaborazione con le organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di rientrare nei parametri costi/ricavi che consenta alla banca di guardare con relativa serenità al futuro (il cost/income attualmente è al 100%, le indicazioni prevederebbero un 45-48%, ndr). Più rapidamente riprenderanno i ricavi e meno sacrifici si dovranno fare sul piano occupazionale. Negli anni passati Popolare di Vicenza ma anche Veneto Banca non sono intervenute sul costo del lavoro, sulla riorganizzazione in chiave digitale, sull’ammodernamento. Questo è stato un male. E noi, da luglio, ci siamo concentrati necessariamente molto sul piano. Tutto pensavamo tranne che di aver bisogno di un intervento dello Stato e di un piano di riorganizzazione così radicale.

L’Opt si è conclusa positivamente. Il 28 aprile avete l’assemblea. Che clima si aspetta dalla platea dei piccoli azionisti?

C’è soddisfazione per l’esito della transazione. Se non avessero avuto il provvidenziale intervento di Atlante, l’anno scorso e a gennaio, le due banche non avrebbero potuto proporre alcuna transazione ai soci. Ma, anche se si è cercato di dare il massimo possibile nei limiti del consentito, il mio rammarico è per i soci che hanno acquistato azioni più di dieci anni fa. Dall’offerta sono stati esclusi i grandi soci, che a Vicenza sono circa 13mila, un numero consistente; mi ha fatto molto piacere leggere che il ministero dell’Economia non esclude, una volta definito il piano, la possibilità di altre forme di ristoro e agevo lazioni anche per i vecchi soci.

Si risolverà anche il nodo “Cattolica”?

Con il dottor Bedoni (presidente di Cattolica, ndr) ci siamo scambiati gli auguri di Pasqua ed entrambi abbiamo espresso l’auspicio che le due aziende trovino un modo per collaborare in futuro e un rimedio per il passato. Ma in questi giorni la priorità è la valutazione della DG Comp europea. Quando saranno più chiare le prospettive della nuova banca che auspicabilmente pensiamo si possa realizzare sono certo che anche per la questione di Cattolica ci sarà una maggiore disponibilità a valutare il passato in una prospettiva futura, nell’ottica di un nuovo accordo commerciale.

Sull’esito del giudizio di Bruxelles è ottimista?

Abbiamo superato l’esame scritto, ora c’è l’orale. Se prendiamo un brutto voto vuol dire che siamo partiti con un handicap troppo grande e che non siamo riusciti ad essere abbastanza convincenti, ma ho grandissima fiducia nel lavoro, nella serietà e competenza del management. Se ci sarà una sconfitta, potremo dire in coscienza di aver fatto tutto ciò che si poteva.

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