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Atlantia-Abertis, le trattative avanzano fra piani alternativi

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Atlantia-Abertis, le trattative avanzano fra piani alternativi

La trattativa tra Atlantia e Abertis si arricchisce di nuovi dettagli, mentre il mercato inizia a esercitarsi in primi, teorici, giudizi sull’operazione in attesa di conoscerne i contorni finanziari. Tutto questo mentre spunta la conglomerata cinese Hna tra i gruppi che in questi mesi avrebbero proposto piani alternativi ad Abertis e all’azionista di riferimento La Caixa. Nel primo giorno di contrattazioni dopo la conferma delle società delle indiscrezioni sui contatti in corso per una possibile fusione tra i due gruppi, i titoli coinvolti si sono mossi a due velocità. Atlantia ha chiuso con un cauto +0,56% a 23,22 euro per azione (in un mercato in forte rialzo, +1,96% l’Ftse Mib), mentre Abertis ha perso -3,07% a 15,795 euro per azione (+1,03% l’indice Ibex 35). Questo dopo che alla vigilia, proprio le voci sulla fusione allo studio, avevano regalato al titolo del gruppo spagnolo un progresso superiore al 6%. Proprio Abertis, nella notte di martedì scorso, ha diffuso un nuovo comunicato, sottolineando che i vertici di Atlantia e quelli della società iberica hanno tenuto «un incontro» nel corso del quale «Atlantia ha condiviso le sue idee preliminari sulla struttura di una possibile operazione tra i due gruppi». «Tra le possibili alternative» esaminate, si legge nella nota, c’è quella «di strutturare l’operazione come un’offerta pubblica per le azioni di Abertis» con diverse optioni: «in contanti, in azioni o con una combinazione dei due ma senza arrivare a una proposta concreta». Ad oggi, prosegue il comunicato, «non è stata completata alcuna possibile valutazioni di Abertis e/o Atlantia o il prezzo di un’eventuale operazione» e «al momento non vi è alcuna proposta specifica o un piano d’azione né si sa se si verificherà una possibile operazione». Alla luce di questo, conclude la nota, «il cda di Abertis non si è riunito per discutere la questione». Dunque, allo stato attuale, ci sono almeno due punti fermi. Il primo è che l’operazione è strutturata come un’offerta pubblica di acquisto che potrebbe prevedere anche una parte cash; il secondo è che evidentemente, se già è stata delineato lo schema finanziario, i colloqui sembrano ben più avanti di quanto ipotizzato in prima battuta. Risulta che gli advisor per il gruppo Atlantia, Credit Suisse e, a partire da ieri anche Mediobanca, sarebbero al lavoro per dar forma a un piano che dovrà essere definito in tempi brevi, proprio per evitare che i valori di Borsa possano rendere non più conveniente la proposta. Quanto ai prezzi su cui si starebbe ragionando, indiscrezioni riportate dal quotidiano spagnolo El Confidential riferiscono di una Opas allo studio con una valutazione del gruppo iberico di 16 euro ad azione, valore quasi raggiunto dal titolo con la performance degli ultimi giorni. Questo schema darebbe modo a La Caixa, complice anche il pacchetto di azioni proprie in mano ad Abertis, di restare socio rilevante del futuro nuovo agglomerato con una quota rotonda. Da parte sua Atlantia, potrebbe poi riuscire a rientrare parzialmente del denaro contante messo sul piatto per salire al controllo del competitor cedendo gli asset nelle telecomunicazioni della società spagnola. Si tratterebbe del 35% di Cellnex e di Hispasat, due attivi che una volta valorizzati potrebbero far rientrare circa 3 miliardi di euro. A cui si andrebbero ad aggiungere i 3 miliardi che Atlantia potrebbe ricavare dalla cessione di una minoranza di Aspi. Contanti utili a ridurre anche il debito che emeregerebbe dal matrimonio tra le due realtà che potrebbe sfiorare i 26 miliardi.

Non è tutto, lo scorso 7 marzo l’Alta Corte di Madrid ha confermato che Abertis ha diritto a ricevere un rimborso di 1,5 miliardi di euro alla fine della concessione (nel 2021)da parte dello Stato spagnolo per il basso traffico registrato sulla AP-7. La cifra potrebbe anche essere più rotonda, ossia fino a 2,3 miliardi in quanto, oltre al traffico garantito, l’azienda potrebbe veder risarciti anche gli investimenti effettuati dal 2006. Una somma rilevante che pone però un tema politico, possibile che il governo spagnolo riconosca quella cifra a un’azienda che, sulla carta, avrà comunque passaporto italiano? Ecco perché alcuni non escludono che la partita si giocherà anche sulle tratte iberiche che valgono il 25% dei ricavi ma le cui concessioni andranno in scadenza entro i prossimi tre anni. In quest’ottica, si spiega forse anche il fatto che al momento non appaiono ancora del tutto chiare le reali intenzioni del gruppo spagnolo. La sensazione, infatti, è che Abertis stia giocando (al rialzo) su più tavoli. Tra questi, si dice, ci sarebbero dei contatti anche con la conglomerata cinese Hna, interessata al dossier. In attesa di capire se l’affaire Abertis si arricchirà di nuovi protagonisti, il mercato ha iniziato ragionare sulle potenzialità della fusione Italia Spagna. Gli analisti sottolineano che l’operazione potrebbe avere senso sia dal punto di vista finanziario che strategico ma che ovviamente servono maggiori dettagli.

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