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I conti pesano su Mediaset in Borsa

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I conti pesano su Mediaset in Borsa

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Apertura in forte calo per Mediaset in Borsa. Nei primi scambi il titolo ha ceduto fino al 4,12% a 3,398 euro, per poi velocemente recuperare gran parte del calo. Ora le azioni stanno viaggiando in ribasso di oltre l’1%.
La performance arriva all'indomani dell'annuncio della maggior perdita di sempre per il gruppo del Biscione che comunque stima per il 2017 il ritorno all'utile. Un risultato, quello segnato nel bilancio appena archiviato, attributo dalla società all'effetto Vivendi che, non rilevando Premium nel 2016, ha determinato un impatto negativo di 341 milioni sul conto economico.

Ora però l’attenzione è tutta rivolta alle possibili mosse che Fininvest e Vivendi metteranno in cantiere per sbrogliare la partita Mediaset. In proposito ieri l'amministratore delegato del Biscione, Pier Silvio Berlusconi ha rimandato la palla in campo d'Oltralpe: «E’ stata accertata una violazione della legge: tocca a loro trovare una soluzione». Il riferimento è alla decisione dell'Agcom che ha dato un anno di tempo a Vivendi per scendere sotto la quota di collegamento o in Mediaset o in Telecom Italia. Il gruppo francese ha due mesi di tempo per presentare un piano per comunicare all'Autorità per le comunicazioni con quali modalità vorrà ottemperare alla legge. In caso contrario, Vivendi rischia una sanzione compresa tra il 2 e 5% del suo fatturato.

L'Agcom ha infatti accertato che Vivendi ha un’influenza dominante su Telecom Italia, di cui detiene il 23,9% dei diritti di voto e come quest’ultima abbia una quota superiore al 40% nel settore delle comunicazioni di massa. Quanto basta per far scattare nei confronti del gruppo francese il divieto posto dalla legge Gasparri, poi confluita nel Tusmar, il Testo unico dei servizi media audiovisivi e radiofonici. La legge vieta, a chi controlli Telecom Italia di acquisire una quota superiore al 10% all'interno del Sic, il Sistema Integrato delle Comunicazioni istituito dalla legge Gasparri. Telecom, insomma, non può avere un collegamento, tramite Vivendi, con Mediaset, dove è arrivata a detenere il 29,9% dei diritti di voto, perchè quest'ultima ha una quota intorno al 13% del Sic (per le altre società il limite è pari al 20% del Sic).

Dodici mesi è evidentemente un arco di tempo sufficiente per trovare un possibile accordo tra le parti. Ma è altrettanto vero che i due mesi posti come termine entro il quale i francesi devono presentare un piano dettagliato per ottemperare alla prescrizione senza subire sanzioni mette Vivendi in una posizione di debolezza. Questo nonostante la società presieduta da Vincent Bolloré abbia già annunciato ricorsi al Tar ed esposti alla Commissione europea per segnalare la violazione di fondamentali principi del diritto Ue .
Per ora ci sono almeno un paio di certezze. La prima è che Fininvest salirà per quanto può nel controllo di Mediaset, rispettando il tetto del 5% all'anno per non incorrere nell'obbligo di Opa; la seconda è che i due gruppi evidentemente hanno entrambi convenienza a rimettersi al tavolo per trovare una intesa. Intesa che evidentemente potrebbe passare anche da una sorta di compromesso che coinvolga Telecom Italia, l'asset su cui Bolloré perde di più (oltre un miliardo di euro). Su questo fronte si guarda all’assemblea di Telecom del 4 maggio, dove Vivendi cercherà di affermare il controllo di fatto conquistando due terzi dei posti in consiglio e candidando Arnauld de Puyfontaine come presidente esecutivo.

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