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L’ad Mediaset: «Con Vivendi pace solo rispettando gli…

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L’ad Mediaset: «Con Vivendi pace solo rispettando gli accordi»

Per ora il risultato è 1 a 0 a favore di Fininvest/Mediaset. E Pier Silvio Berlusconi rimanda la palla nel campo di Vivendi. «È stata accertata una violazione della legge: tocca a loro trovare una soluzione», dice l’ad del gruppo televisivo all’indomani della decisione dell’Agcom che ha imposto alla media company transalpina di rimuovere il problema nel giro di 12 mesi, scegliendo tra Mediaset e Telecom. Nessuna volontà - almeno per ora - a cavare le castagne dal fuoco ai francesi, acquistando le azioni che Vivendi potrebbe decidere di dismettere. «Fininvest non può comprare più del 5% all’anno, altrimenti scatta l’Opa », si è limitato a osservare Berlusconi jr. Per quanto riguarda Mediaset, ha ribadito l’ad, l’accordo di un anno fa (che prevedeva uno scambio azionario reciproco del 3,5% e il passaggio di Premium sotto le insegne di Vivendi) era «in assoluto il migliore sia per noi, ma soprattutto per loro, perchè individuava una direzione strategica chiara che oggi invece manca». La disponibilità alla pace resta, ma condizionata: «Il contratto firmato l’8 aprile va rispettato e, visti i risultati del 2016, ci vanno riconosciuti anche i danni». Si parla sempre di 1,5 miliardi. Pier Silvio Berlusconi ha tenuto a sottolineare che l’effetto negativo sull’Ebit 2016 delle vicende legate ai rapporti con Vivendi è stato quantificato in oltre 341 milioni, mentre se tutto fosse andato come previsto l’esercizio per Mediaset si sarebbe chiuso in pari. Inoltre, ha fatto notare, è da considerare la mancata plusvalenza dell’ordine di 500 milioni sulla cessione di Premium che, di suo, ha dovuto svalutare di 270 milioni i diritti del calcio, altro inciampo attribuito all’effetto Bollorè. Adesso, oltretutto, è difficile riavviare negoziati per la cessione della pay-tv, tant’è che le supposte trattative con Sky non stanno decollando. «Colloqui “veri” con Sky non ci sono», ha ammesso Berlusconi.

Quanto a Telecom, ripristinata la situazione di “legalità”, «tutto è possibile». «Certo che questa situazione, in generale, non facilita un accordo. Tutt’altro», ha chiosato l’ad di Mediaset. Secondo il quale Telecom comunque di contenuti ha bisogno, perchè sul quadruple play è rimasta indietro rispetto, per esempio, a Telefonica o BT. «Ci sono solo banali accordi commerciali, anche con noi. Quando invece l’accordo di un anno fa, direttamente o indirettamente, avrebbe potuto portare grande valore anche a Telecom».

Ora comunque è il momento di serrare le fila della difesa, per non perdere il vantaggio incassato con l’esposto all’Agcom. Ma le mosse legali - che potrebbero trovare un riscontro in assemblea - sono ancora coperte («troppo presto per parlarne»). Ciascuno spera che sia l’altro a fare la prima mossa. Da parte di Vivendi è evidente che l’obiettivo prioritario, in questo momento, è evitare di scoprire le carte con il piano chiesto dall’Agcom entro 60 giorni, che dovrebbe spiegare cosa il gruppo ha intenzione di fare nei successivi dieci mesi per cavarsi dagli impicci. Vivendi, di suo, ha 60 giorni di tempo per ricorrere al Tar contro la delibera dell’Authority ed è presumibile che cercherà di farlo non solo nel merito, ma anche chiedendo la sospensiva d’urgenza. Per il resto, da Parigi arriva il messaggio che la strategia del gruppo in Italia non cambia e che comunque «Mediaset non è l’unica opzione strategica». E per quanto riguarda Telecom, non esiste «nessun piano di disinvestimento», anche se la stampa transalpina torna a ventilare l’ipotesi di una cessione a Orange. All’assemblea del 4 maggio Vivendi cercherà di affermare il controllo di fatto sull’incumbent tricolore, aggiudicandosi i due terzi dei posti in consiglio e ponendo in pole position il suo ceo, Arnaud de Puyfontaine, per la carica di presidente esecutivo, anche se restano aperte altre opzioni. Poi si vedrà: come si è visto, la situazione è più che mai fluida.

Per l’Agcom non importa come Vivendi vorrà risolvere la questione. «Abbiamo detto che Vivendi entro un anno deve tornare indietro rispetto alla situazione che ha costruito e che a nostro parere è illegale», ha spiegato il presidente dell’Authority, Angelo Marcello Cardani, in audizione in Senato. Che ha ricordato come siano possibili ricorsi in più sedi. Poi quel che Vivendi può fare è «tenere le azioni Mediaset e vendere o svendere quelle Telecom, oppure può fare il contrario». Non è escluso comunque che i consulenti legali di Vivendi chiedano anzitutto di avere indicazioni più precise dall’Authority che ne ha censurato il comportamento prima di decidere il da farsi, anche perchè precedenti giurisprudenziali in materia non ce ne sono.

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