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La pay-tv apre una voragine nei conti

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La pay-tv apre una voragine nei conti

  • –Simone Filippetti

Il caos di Mediaset Premium è una «bomba» da 341 milioni per la famiglia Berlusconi. La pay-tv, prima chiesta in sposa e poi ripudiata da Vivendi sull’altare, si abbatte sul gruppo tv italiano con un mazzata senza precedenti: una perdita monstre da 294,5 milioni nel 2016. È il bilancio più nero nella storia di Mediaset. Peggiore persino dell’annus horribilis 2012 quando il gruppo annunciò un rosso di 287 milioni. Di fronte alla voragine della pay-tv, Mediaset potrebbe anche decidere di dire addio al calcio: la scommessa sulla Champions League non ha dato, per ora, i frutti sperati.

C’è voluto molto più tempo del solito per conoscere i numeri dell’anno più difficile e tormentato per la tv di casa Berlusconi: mai era successo che Mediaset approvasse il bilancio così tardi (siamo ormai a metà aprile). Ma anche le circostanze erano eccezionali: la tegola Premium; e in più la scalata ostile sempre di Vivendi al gruppo italiano.

La tv commerciale, quella generalista tradizionale che ha fatto la fortuna del «Biscione», gode ancora di buona salute: il giro d’affari di Mediaset è a quota 3,66 miliardi, di più degli anni d’oro di Cologno (come nel 2006); nonostante ora l’audience praticamente non esista più (spezzettata com’è tra smartphone e social media); nonostante il mercato pubblicitario non dia ancora segni di una ripresa robusta. Il «bubbone» è la pay-tv, esperimento che si è rivelato un insuccesso in casa Mediaset: Premium è una voragine e da quando è partita non ha mai generato un euro di utile per il gruppo di Cologno Monzese. Nel 2016 la pay-tv ha superato la soglia dei 600 milioni di ricavi (620 per la precisione), ma Mediaset ha dovuto spesare anche 1 miliardo di ammortamenti di diritti tv (calcio, serie tv e cinema), e 270 milioni di svalutazioni per il solo calcio. Una cifra spropositata visto che tutta la Champions in esclusiva per 3 anni è costata circa 600 milioni. Ecco spiegato il rosso di 341 di Premium: in questo «buco» c’è ovviamente una grossa responsabilità di Vivendi e del mancato rispetto degli accordi. «È la stessa sensazione di aver avuto i ladri in casa» commenta un manager in incognito.

In effetti senza la mina Premium, Mediaset sarebbe stata in pareggi e invece è tornata in rosso. Peggiora anche l’indebitamento: è salito sopra quota 1 miliardo (1,16) da 860 milioni dell’anno precedente, ma in questo caso non è colpa di Vivendi ma l’effetto di importanti investimenti (dalle Radio ex Finelco a Ei Towers). Con questo passivo, non ci sarà spazio per un dividendo: l’ex premier e i suoi cinque figli rimarranno all’asciutto.

C’è però anche qualche notizia positiva: la prima è che già quest’anno l’azienda conta di tornare in utile. Anche perchè il 2017 è iniziato bene: nei primi tre mesi la raccolta pubblicitaria è salita del 2,5%. Dopo essere stato tra i peggiori titoli di Piazza Affari per tutta la giornata, in chiusura il titolo Mediaset ha recuperato segnando un rialzo dell’1,6% a 3,54 euro.

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