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Nell’Opec «accordo iniziale» per prolungare i tagli produttivi

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Nell’Opec «accordo iniziale» per prolungare i tagli produttivi

Il ministro saudita Khalid Al Falih (Afp)
Il ministro saudita Khalid Al Falih (Afp)

All’interno dell’Opec c’è già un «accordo iniziale» per continuare a tagliare la produzione di petrolio nella seconda metà dell’anno, anche se le condizioni del piano sono oggetto di discussione: la proroga potrebbe ad esempio durare solo tre mesi, invece di altri sei, e la riduzione dell’output potrebbe essere meno pesante di quella sopportata finora, visto che i consumi di greggio nel periodo estivo sono più robusti.

È il ministro saudita Khalid Al Falih ad alzare – almeno parzialmente – il velo sulle trattative avviate tra i Paesi Opec, la Russia e gli altri alleati esterni all’Organizzazione in vista del vertice del 25 maggio, quando si deciderà se prolungare o meno l’intervento sul mercato.

Parlando a margine di una conferenza ad Abu Dhabi, Al Falih ha ammesso che il taglio da 1,8 milioni di barili al giorno, in vigore dal 1° gennaio per sei mesi, si sta rivelando meno efficace del previsto: «Benché ci sia un alto livello di impegno, non abbiamo raggiunto il nostro scopo, che è quello di riportare le scorte alla media degli ultimi cinque anni».

Le statistiche sono in effetti poco incoraggianti. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia le scorte petrolifere nei Paesi Ocse superano tuttora di 330 milioni di barili la media quinquennale, cui guarda l’Opec. Smaltire il surplus entro giugno, la scadenza dei tagli di produzione, sembra impossibile: Bloomberg stima che per quell’epoca ci saranno ancora 220 mb in eccesso.

In altre aree del mondo la situazione è molto più confusa, perché mancano dati: è possibile, suggeriscono alcuni analisti, che le scorte si stiano trasferendo in aree più “trasparenti”, mascherando una riduzione già in atto a livello globale. Ma non tutti concordano. E comunque sul mercato fisico, in particolare nel Mare del Nord, stanno di nuovo manifestandosi segnali di debolezza: non a caso il contango del Brent (ossia il premio delle scadenze lontane rispetto a quelle vicine) è tornato ad ampliarsi.

I segnali di allarme, compreso il nuovo scivolone delle quotazioni del petrolio (intorno a 53 $ per il Brent e intorno a 50 $ per il Wti), non possono essere ignorati dall’Opec. Di qui la consapevolezza, sempre più diffusa, che la proroga dei tagli produttivi potrebbe essere inevitabile: «C’è un acordo iniziale che potremmo essere obbligati a un’estensione– afferma il saudita Al Falih – Stiamo parlando con tutti i Paesi, l’accordo non è stato ancora raggiunto con certezza ma stiamo costruendo il consenso».

Maggiori dettagli sono arrivati dal ministro del Petrolio dell’Oman, uno degli alleati esterni all’Opec, anch’egli presente allo stesso evento, il Gulf Cooperation Countries (Gcc) Petroleum Media Forum: secondo Mohammed Al Rumhy stanno premendo per una proroga dei tagli tutti i Paesi del Golfo Persico associati nel Gcc, ossia Arabia Saudita, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (tutti nell’Opec), più Oman e Bahrein. Inoltre, ricorda Al Rumhy, Venezuela e Iran hanno manifestato sostegno all’ipotesi.

Anche il ministro del Kuwait, Issam Al Marzouq, afferma che Teheran – finora esentata dai tagli – è pronta a mantenere ferma la produzione a 3,8 mbg per il resto dell’anno. Quanto alla Russia, «a livello preliminare è arruolata» secondo Al Marzouq, anche se non c’è ancora un accordo definitivo.

L’Opec sta anche cercando di allargare la coalizione, che al momento conta 24 Paesi. C’è già una candidatura dall’Africa, dice Al Marzouq, senza specificare di quale produttore si tratti. Ma allargare ulteriormente la cerchia potrebbe essere difficile. «Abbiamo già provato col Brasile», riferisce al Rumhy. Il Canada è un alleato improbabile in quanto «simile agli Usa» e pure Norvegia, Gran Bretagna e Danimarca «è estremamente difficile che si uniscano».

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