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Vivendi-Mediaset, via d’uscita con la sterilizzazione dei voti

RIASSETTI

Vivendi-Mediaset, via d’uscita con la sterilizzazione dei voti

L’ipotesi di un’aggregazione tra Orange e Telecom Italia tornata ad affacciarsi sulla stampa francese. Tanto pi dopo che l’Agcom che ha accertato una violazione di legge per la contemporanea presenza di Vivendi in Telecom (23,94%) e Mediaset (28,8% del capitale, 29,9% dei diritti di voto), lasciando alla media company transalpina la scelta di scendere nell’una o nell’altra societ al di sotto della soglia del 10%.

Orange per ha messo le mani avanti, con le dichiarazioni del suo ceo, Stphane Richard, che da una parte frena e dall’altra si lascia comunque le mani libere per il futuro. Non mi sembra il momento pi adatto per pensare di entrare sul mercato italiano - ha detto infatti Richard - ma siamo attenti a quello che succede. Se dovesse accadere qualcosa attorno a Telecom , guarderemmo se nel nostro interesse andare oltre, ma questo non il caso attualmente. Oggi - ha aggiunto il ceo dell’ex monopolista transalpino, che ha ancora lo Stato come azionista di riferimento - ritengo che in Italia non ci siano opportunit, ci sono dei player gi attivi e un mercato che avr qualche scossone con l'arrivo di un nuovo operatore nel mobile che conosciamo bene, riferimento quest’ultimo allo sbarco dell’operatore low cost di Xavier Niel. La politica di Orange comunque di guardare tutte le opportunit che possono sorgere in Europa come pure in Africa e Medio Oriente, ha infine ricordato Richard.

Dalla parte di Vivendi, si ribadisce comunque che quello in Telecom un investimento di lungo periodo e che non c’ nessun piano di dismissione. Tant’ che il gruppo presieduto da Vincent Bollor se la gioca all’assemblea Telecom del 4 maggio per aggiudicarsi i due terzi dei posti in consiglio e affermarsi come controllante di fatto. del resto logico che Vivendi voglia salvaguardare soprattutto l’investimento sull’incumbent delle tlc, dove oggi conta una minusvalenza potenziale superiore al miliardo, cercando di farsi riconoscere un premio di maggioranza.

Far valere la propria quota all’assemblea Telecom avr riflessi anche sul lato Mediaset, in conseguenza della delibera Agcom. Nei dodici mesi di tempo che l’Authority ha concesso a Vivendi per mettersi in regola, sciogliendo l’intreccio, non potr comunque essere violata la legge. Questo significa che se Vivendi voter all’assemblea Telecom con la quota “piena” (e non ci sono dubbi a riguardo), non potr poi presentarsi all’assemblea Mediaset di fine giugno col 29,9% dei diritti di voto, ma dovr restare sotto al 10%. Oltretutto, la delibera Agcom - a quanto risulta - non impone la vendita della quota in eccesso (o in Telecom o in Mediaset), perch rilevano i diritti di voto. Dunque, se saranno sterilizzati stabilmente i diritti di voto sopra il 10%, la soluzione sar accettabile. La delibera avr implicazioni anche sui possibili accordi di “pace” tra i due gruppi oggi in contenzioso e sulle eventuali collaborazioni tra Telecom e Mediaset, perch l’Agcom dovr verificarne la compatibilit con quanto stabilito.

Alla prossima assemblea Telecom Vivendi dovr comunque confrontarsi con i fondi. Sorprese non sono attese anche se i proxy hanno raccomandato di votare la lista Assogestioni (cinque nomi per 15 posti)e se il clima non dei migliori. Ieri, infatti, all’assemblea Inwit, controllata al 60% da Telecom, del 25% del capitale presente in mano agli istituzionali solo il 3,5% ha votato a favore dell’allargamento del board chiesto dall’azionista di controllo per far spazio a Giuseppe Recchi (l’attuale presidente), al capo del legale Agostino Nuzzolo e ai due indipendenti Filomena Passeggio e Luca Guarna.

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