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Vivendi non è obbligata a vendere né Telecom né Mediaset

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Vivendi non è obbligata a vendere né Telecom né Mediaset

Vivendi non deve vendere né Telecom ItaliaMediaset per rispettare la delibera dell'Agcom che ha concesso 60 giorni di tempo ai francesi per presentare una soluzione e 12 mesi per attuarla. Martedì l'Authority delle comunicazioni ha accertato che la contemporanea presenza di Vivendi nel capitale di Telecom (23,94%) e di Mediaset (28,8% del capitale e 29,9% dei diritti di voto) supera i limiti previsti dal Tusmar (che ha recepito la legge Gasparri) imponendo di sciogliere l'incrocio, senza però specificare come.

A quanto risulta a Il Sole 24 Ore, per mettersi in regola è sufficiente sterilizzare i diritti di voto per non superare il 10% in una delle due società. Nel frattempo però Vivendi non può esercitare tutti i suoi diritti di voto in entrambe le società.

A questo punto è certo che sarà sterilizzata la quota in Mediaset eccedente il 10%. Questo perché all'assemblea Telecom del 4 maggio, che dovrà rinnovare il board, il gruppo presieduto da Vincent Bolloré punta ad aggiudicarsi i due terzi dei posti in consiglio, e per affermarsi come maggioranza ha bisogno dell'intera quota. Mediaset, di suo, terrà l'assemblea di bilancio il 28 giugno e non è escluso che inserisca qualche misura straordinaria tra i punti all'ordine del giorno per rafforzare le difese approfittando del parziale congelamento della quota dello scalatore, rimasto a metà dell'opera. La delibera dell'Agcom incide anche per altri versi sulla partita in corso. Infatti qualsiasi accordo di pace che fosse stipulato tra Vivendi e Mediaset e qualsiasi ipotesi di collaborazione tra Telecom e Mediaset dovrebbe essere sottoposta all'Autorita' che dovrebbe verificarne la compatibilità con la decisione del 18 aprile.

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