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Banche non quotate, partono i «borsini» Via al mercato per…

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le banche in crisi

Banche non quotate, partono i «borsini» Via al mercato per 500mila piccoli soci

Per le banche di territorio non quotate si avvicina il grande passo verso il mercato. Non ancora la Borsa, ma qualcosa che molto ci somiglia:  Hi-Mtf, la piattaforma digitale di incrocio tra domanda e offerta di azioni dove si prepara a sbarcare un centinaio di banche, con oltre mezzo milione di azionisti. Che oggi per vendere o comprare devono nella maggior parte dei casi affidarsi alla banca stessa, mentre da domani potranno usufruire di una piattaforma regolamentata gestita da un ente terzo.

A rompere il ghiaccio sarà la Cassa di risparmio di Ravenna, insieme alla controllata Banca di Imola. Da lunedì mattina alle 9, chi intenda vendere o acquistare azioni dei due istituti potrà farlo attraverso uno dei tanti terminali - praticamente diffusi in tutte le principali banche italiane, con le sole eccezioni rilevanti di Bnl e UniCredit - della piattaforma digitale Hi-Mtf, che provvede a incrociare domanda e offerta dei titoli scambiati.

Sempre che ci siano, naturalmente. La risposta la darà il tempo, e caso per caso: tra le 500 banche sollecitate dalla Consob il 18 ottobre scorso, quando la Comunicazione numero 92.492 ha raccomandato di «avvalersi di una sede di negoziazione multilaterale», c’è un mondo assai eterogeneo. Vanno tolte le Bcc, destinate a coagularsi tra Iccrea e Cassa centrale banca, ma dalla Popolare di Bari alla Cassa di risparmio di Asti tra le interessate figurano banche grandi e banche piccole, del Nord e del Sud, popolari e casse di risparmio; ognuna con i loro prezzi e i loro multipli (in alcuni casi vicini a quelli delle quotate, in altri ben più ottimistici), ognuna con il suo diverso grado di liquidità: non è un mistero, infatti, che alcuni di questi istituti presentino code virtuali di migliaia di soci che da mesi (o anni) aspettano invano di vendere, o più raramente di acquistare, pacchetti di azioni.

Finora nella maggior parte dei casi la compravendita dei titoli è stata gestita direttamente dalle banche, alcuna delle quali si era dotata di mercatini interni non molto diversi dalla piattaforma digitale. Con l’ingresso sull’Hi-Mtf, ora salterà ogni mediazione e - nel bene o nel male - sarà la domanda a determinare l’offerta, e soprattutto il prezzo. «Si tratta di un sistema particolarmente adatto a titoli scarsamente liquidi o con il book poco profondo, per lo più in mano a risparmiatori che soprattutto in passato hanno inteso collocare i propri risparmi in titoli non speculativi», spiega Giovanni Battista Roversi, ad di Hi-Mtf Sim, posseduta da Banca Aletti (gruppo BancoBpm), Banca Sella, Icbpi, Iccrea banca. La piattaforma esiste da anni, e per lungo tempo si è concentrata sull’obbligazionario; da qualche mese si sono affacciate le banche: Banca Sella, da quando un anno e mezzo fa ha aperto le porte del suo capitale, Cassa di risparmio di Cento e soprattutto Banca Val Sabbina, in contrattazione dal luglio 2016 con i maggiori volumi fin qui registrati sulla piattaforma nel segmento azionario.

L’esperienza dell’istituto del Bresciano, che ha debuttato con le sue azioni intorno a 14 euro, poi le ha viste scendere intorno a 4,5 euro e ieri ha chiuso la sua ultima asta a 5,89 euro (64 contratti su 31,616 pezzi, per un controvalore di 186mila euro), ha ispirato alcuni nuovi correttivi, entrati in vigore proprio questa settimana, che hanno ulteriormente ancorato gli scostamenti di prezzo alla quantità degli scambi effettivi. In pratica, per muovere i valori di riferimento servono volumi significativi in entrambi i sensi, «con un meccanismo in grado di tutelare sia gli investitori che gli emittenti dagli eccessi di volatilità malevola, cioè non legata ai fondamentali», dice ancora Roversi.

Richiesto da Consob e ispirato dalle nuove norme che ripartiscono i rischi di eventuali salvataggi bancari su azionisti e obbligazionisti, lo sbarco sulle piattaforme regolamentate punta a rendere più liquidi i titoli in questione. Anche se, ovviamente, ogni banca se la giocherà come può: «La piattaforma non controlla il prezzo in sé, ma il metodo in cui si forma», fa notare Roversi. Quantità di domanda e offerta, si diceva, saranno determinanti: quest’ultima spesso abbonda, la prima dipende da caso a caso. È probabile che a comprare - oltre a nuovi aspiranti soci - saranno ancora le banche stesse, com’è accaduto spesso finora, con i fondi riacquisto azioni proprie, o magari alcuni partner finanziari, com’è accaduto in tempi recenti con Aviva per Popolare di Bari, legate da un accordo nella bancassicurazione.

In totale, si diceva, le banche coinvolte sono un centinaio, a cui si aggiungono le 100 Sim a cui Consob ha inviato la propria raccomandazione. In teoria ognuno può scambiare i propri titoli sulla piattaforma che preferisce, ma oggi sul mercato italiano - oltre a Borsa - c’è solo l’Hi-Mtf. Dopo Ravenna e Imola, entro giugno sono attese Popolare Bari e Volksbank, ma l’elenco degli istituti che stanno accelerando le operazioni figurano anche Popolare Pugliese, Popolare di Cividale, CrAsti, Popolare Ragusa.

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