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Alitalia, buco virtuale da 350 mln sui derivati. Beffa per le banche…

speculazioni finite male

Alitalia, buco virtuale da 350 mln sui derivati. Beffa per le banche azioniste

È una di quelle storie di sovrapposizioni tra gli azionisti di riferimento che sono anche creditori della società. E nel caso di Alitalia e dei derivati che pesano sui conti della compagnia è il ruolo sovrapposto di socio forte e di azionista nel vettore che hanno le tre banche (Intesa, UniCredit e Mps). Il neo commissario Luigi Gubitosi vuole, come prima mossa, chiudere i contratti derivati sul carburante e stima di recuperare sui bilanci della compagnia 128 milioni di euro. Se lui li recupera qualcuno perderà l'importo corrispettivo. Le minusvalenze di Alitalia sono infatti le plusvalenza delle banche che hanno venduto le polizze di copertura. E quel qualcuno coincide proprio con le tre banche azioniste. Negli anni infatti sia Intesa (con Banca Imi) sia UniCredit che Mps hanno venduto derivati sul Jet fuel ad Alitalia. Se il prezzo saliva sopra i 68 dollari erano le banche a coprire i costi ulteriori, se invece come è accaduto, il carburante è sceso ben sotto quella soglia era Alitalia a registrare minusvalenze e le banche a guadagnarci. Ora se Gubitosi intende rescindere anzitempo i contratti spetterebbe a lui liquidare i 128 milion di guadagno alle banche azioniste.

Ma con Alitalia in amministrazione straordinaria quel pagamento non avverrà. Quei soldi che spetterebbero alle banche finiranno nel gran calderone dei crediti da riscuotere. Chissà quando però. E così per le tre banche italiane divenute nel tempo i principali azionisti di Cai che, tramite la Midco, controllano il 51% della compagnia di bandiera, dopo il danno delle maxi-perdite complessive che si sono riverberate a monte arriva la beffa. La chiusura anzitempo di quegli swap sul carburante che garantivano a oggi delle plusvalenze alle banche non saranno incassate e diventeranno nuovo credito che finirà forse perso nel drammatico percorso dell'amministrazione straordinaria. I conti che Gubitosi ha fatto sono freschi. Ma il quadro era pesante già a fine 2015. Alitalia sul fronte delle coperture rischi non ci ha proprio azzeccato.

A fine dell'esercizio 2015 infatti i soli contratti derivati sul prezzo del carburante, in pancia al vettore segnavano fair value negativo per 350 milioni di euro. Con un peggioramento drastico sull'anno precedente quando le minusvalenze erano di “soli” 198 milioni. È plausibile che il quadro non sia cambiato granchè, dato che nei giorni scorsi Gubitosi dopo la prima ricognizione ha detto che con la chiusura di alcuni contratti la compagnia toglie 128 milioni di minusvalenze dai suoi conti. E a conferma della gabbia in cui si era infilata Alitalia c'è l'analisi di sensitività sul prezzo del jet fuel che si ritrova nelle 200 pagine del bilancio 2015.

Quel buco virtuale di 350 milioni a carico di Alitalia registrato a fine del 2015 non si coprirebbe pressochè mai. Se il prezzo del carburante sale del 20% quella minusvalenza scenderebbe a 203 milioni. Un risparmio certo ma resterebbe una perdita ingente comunque. E se il prezzo dovesse in realtà scendere ulteriormente di un 20% la zavorra per Alitalia passerebbe a ben 497 milioni dai 350. Come si vede una sorta di capestro. La scommessa evidentemente non ha funzionato. Porre l'asticella di copertura a quasi 70 dollari si è rivelato un traguardo impossibile da raggiungere. Un'asticella più bassa avrebbe evitato di imbarcare perdite potenziali così alte per una compagnia che già va in rosso da tempo sui margini operativi con i costi che superano ampiamente i ricavi. Quanto alle banche l'avventura in Alitalia è stata un flop. Lo stesso ad di UniCredit, Mustier ha ricordato che solo negli ultimi tre anni la sua banca ha perso su Alitalia ben 500 milioni. Anche per Intesa le perdite sono rilevanti. Basti pensare che i due big bancari italiani, con la sottoscrizione degli aumenti di capitale, sono oggi i due soci forti di Cai con il 32% di UniCredit e il 31% di Intesa. A seguire la Popolare di Sondrio che in Cai ha il 12% e Mps con il 3%. Il primo socio industriale è Atlantia con il 7%.

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