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ChiantiBanca, sfida fra vecchio e nuovo nella Bcc toscana

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ChiantiBanca, sfida fra vecchio e nuovo nella Bcc toscana

  • –Cesare Peruzzi

Quella in programma domani a Firenze non sarà un’assemblea di routine per i 25mila soci di ChiantiBanca. Il terzo istituto di credito cooperativo italiano per dimensione (dopo quelli di Alba e Roma), con 3,8 miliardi di attivo, 3,4 di raccolta, 2,6 d'impieghi, 52 sportelli e 450 dipendenti, dovrà infatti approvare i conti 2016, chiusi con una perdita di 90,4 milioni, dopo rettifiche su crediti deteriorati per 120 milioni imposte dalla Banca d’Italia al termine di un’ispezione durata quattro mesi che ha portato alle dimissioni di cinque consiglieri e del direttore generale Andrea Bianchi, quest’ultimo in azienda da 32 anni di cui gli ultimi 18 al vertice della struttura operativa.

L’assemblea si preannuncia calda per altri due motivi. Il presidente di ChiantiBanca, Lorenzo Bini Smaghi, in carica dal 2016 e paladino dalla svolta rigorista, tanto da affidare il rinnovato organismo interno di vigilanza a una figura di grande esperienza come Elisabetta Montanaro, il cui primo report sulla vecchia gestione dell'istituto è stato «prudentemente» inviato alla Procura per verificare se ci siano profili penali nei comportamenti di chi ha amministrato fino al 2015 (vedere articolo dell'11 maggio scorso), ha deciso di sottoporsi nuovamente al voto dei soci e per questo presenterà una sua lista di consiglieri largamente rinnovata di cui fanno parte, oltre alla stessa Montanaro cooptata in cda due mesi fa, docenti universitari, professionisti e imprenditori del territorio, alla quale si è contrapposta subito una seconda lista («Fedeltà alla storia e alla cooperazione»), inizialmente guidata dal commercialista fiorentino Gian Pietro Castaldi, che negli ultimi giorni ha però preferito rinunciare all’indicazione della carica (in caso di vittoria), di fatto consegnando all’ufficio elettorale della banca una lista senza leader.

Non bastasse il nome di Bini Smaghi, già membro dal board della Bce, attuale presidente del colosso francese Société Générale (una delle più importanti banche d'affari del continente) e dell’italiana Italgas, a rendere inedita la sfida per la governance dell’istituto di San Casciano c’è la prospettiva di aderire a uno dei due raggruppamenti nazionali in cui si sta dividendo il mondo delle banche di credito cooperativo, intorno alla romana Iccrea o alla Cassa centrale banca (Ccb) del Trentino. L’assemblea straordinaria di ChiantiBanca, nel dicembre scorso, ha deliberato con un voto plebiscitario (due soli contrari e due astenuti su 3.858 votanti) di rinunciare all’opzione della way out dal sistema delle Bcc e di dare ampio mandato agli amministratori per negoziare l’adesione al raggruppamento Ccb.

A ingarbugliare la matassa in vista del rinnovo del cda di domani, c’è il fatto che la lista alternativa a quella di Bini Smaghi vorrebbe fare marcia indietro e riportare ChiantiBanca nell’alveo di Iccrea e della Federazione delle Bcc, che sponsorizza questa soluzione. «Non vogliamo entrare nel merito delle questioni interne ai singoli istituti, ma la Federazione consiglia di aderire al gruppo Iccrea, come fin qui hanno deliberato tutte le Bcc toscane escluse quelle di Castagneto Carducci, che era fuori dalla Federazione da molti anni, e appunto ChiantiBanca», dice Roberto Frosini, direttore della Federazione toscana delle Banche di credito cooperativo. All’ordine del giorno dell’assemblea di domani, in effetti, c’è anche l’adesione a Ccb già negoziata da ChiantiBanca che dei trentini utilizza il sistema informatico.

Bini Smaghi, che vive a San Casciano e la cui famiglia è socia di ChiantiBanca da generazioni, in questi ultimi giorni ha incontrato la base societaria della cooperativa e i dipendenti per sottolineare i rischi impliciti nel passaggio assembleare di domani: «Attenzione a ricadere nei vizi del passato – dice il banchiere -. Chiedere la fiducia presentando una nuova squadra dopo le dimissioni di metà del consiglio e rettifiche così importanti è stato un segno di rispetto verso i soci, ai quali dico che la banca ha voltato pagina, ripulito il bilancio e assorbito le perdite grazie al patrimonio di cui dispone e adesso, forti della certificazione di Bankitalia, possiamo guardare con ottimismo al futuro, sapendo che fare banca vuol dire attenersi a criteri di rigido controllo dei rischi e delle scelte».

ChiantiBanca è il risultato di molte aggregazioni: dopo quella del 2010 tra la Bcc del Chianti Fiorentino con il Credito cooperativo di Monteriggioni, che ha dato vita all’attuale denominazione, l’istituto ha acquisito nel 2012 il Credito cooperativo fiorentino (la ex banca di Denis Verdini) in liquidazione e lo scorso anno ha incorporato le Bcc di Pistoia e dell’Area Pratese, raggiungendo le dimensioni attuali e un patrimonio di 310 milioni, adesso ridotto a 205 milioni per l’assorbimento delle perdite, con un Tier 1 ratio pari allo 10,03%.

«Andare con Iccrea vorrebbe dire restare confinati nei nostri territori provinciali e mettere a rischio filiali e posti di lavoro per la prevedibile razionalizzazione del nuovo raggruppamento nazionale in una regione con molte Bcc aggregate e dunque con sovrapposizione di sportelli – sottolinea Bini Smaghi -. Con Ccb, invece, ChiantiBanca potrà giocare un ruolo importante in Toscana».

La partita assembleare si preannuncia incerta e, per quanto in sede ordinaria, decisiva per il futuro della banca. Sarà determinante l'affluenza. Non a caso come sede è stato scelto il teatro Obihall di Firenze, che può ospitare almeno 2mila persone.

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