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Per i mercati Russiagate non fa rima con Watergate

L'Analisi|borse

Per i mercati Russiagate non fa rima con Watergate

Il fatto è che gli investitori stanno aspettando da diverso tempo un’occasione buona per portare a casa i profitti incamerati nell’ultimo semestre. Dalla vittoria di Trump dello scorso novembre le Borse europee sono salite del 18%, Wall Street del 14%. In questo trend all’insù sono però mancati i momenti propizi per prendersi una pausa e vendere una parte degli asset che si sono apprezzati. Perché per vendere occorre un evento che giustifichi la volatilità. E paradossalmente questa prima fetta del 2017 è stata costellata da “non eventi”. I dati macro e micro in Usa e in Europa non hanno mai deluso in modo netto le attese. Inoltre, a marzo in Olanda il populista islamofobo Geert Wilders è stato sconfitto dal liberal-democratico Mark Rutte. Anche le successive elezioni francesi non hanno offerto lo spunto atteso di volatilità. È vero: c’è stato un momento (febbraio) in cui alcuni sondaggi indicavano Marine Le Pen come una candidata tonica, pronta a dare battaglia. Ma solo per il primo turno. Questo ha spinto un po’ in alto lo spread tra Francia e Germania (oltre i 70 punti) senza però contagiare le Borse che in realtà non hanno mai creduto all’ipotesi di una Le Pen all’Eliseo. La distanza nei sondaggi al ballottaggio con Emmanuel Macron si è infatti rivelata sin da subito troppo schiacciante per alimentare forti escursioni. L’effettiva vittoria di Macron ha poi spinto ancora più in su le azioni, alimentando nuovo “appetito al rischio”. È stato allora che l’indice Vix - che misura la volatilità di Wall Street ma in generale è considerato uno dei termometri della voglia di risk-on degli investitori - è sprofondato a 9 punti, il livello più basso dal 1993. Con Macron le Borse europee sono salite del 5% e Wall Street di un altro 3%.

Ora invece la buona occasione per prendere profitto sembra essersi presentata. Trump è alle prese con il Russiagate (secondo le ultime rivelazioni avrebbe fatto pressioni sull’ex direttore della Fbi, James Comey, perché accantonasse l’inchiesta sul consigliere della sicurezza della Casa Bianca, Michael Flynn, accusato di avere avuto contatti vietati con l’ambasciata russa) e pare anche una bella gatta da pelare. Gli investitori - che ora temono che Trump farà più fatica a far approvare i tagli fiscali alle imprese già scontati nelle valutazioni a Wall Street - hanno agito di conseguenza. Sono aumentate le coperture contro futuri ribassi (il Vix non a caso è balzato del 26% in una seduta) e sono tornati gli acquisti di oro. Ma soprattutto Wall Street ha perso in un giorno più dell’1%, cosa che nel 2017 è accaduta solo una volta. Una volta in 96 sedute. Ecco perché il ribasso di ieri - importante ma non allarmante - ci dà lo spessore di ciò che “pensano” i mercati: il Russiagate non dovrebbe sfociare in un impeachment. Non starà a Trump come il Watergate fu a Nixon. Ma può essere, più semplicemente, un’occasione per portare a casa un po’ di profitti.

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