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Pir, obiettivo 10 miliardi nel 2017

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Pir, obiettivo 10 miliardi nel 2017

  • –Morya Longo

Con circa 4mila miliardi di euro di ricchezza finanziaria nelle tasche delle famiglie italiane, con un mercato dei titoli di Stato sempre meno interessante e con banche ansiose di aumentare i ricavi da commissioni, non stupisce che i Pir (Piani individuali di risparmio) stiano raccogliendo più capitali di quanto il ministero dell’Economia si aspettasse. Questo nuovo strumento, partito nel 2017 con l’obiettivo di convogliare i capitali dei risparmiatori sulle Pmi italiane, sta infatti battendo le più rosee previsioni: i Pir hanno già raccolto oltre un miliardo e mezzo di euro nei primi tre mesi dell’anno. E il ministero dell’Economia si aspetta di poter raggiungere i 10 miliardi nell’intero 2017. Tantissimo, se si pensa che le stime iniziali prevedevano una raccolta tra i 16 e i 18 miliardi in cinque anni.

Il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ieri ha commentato così: si tratta di «risultati straordinari, non pensabili quando abbiamo varato i Pir». A fornire la stima sulla raccolta per il 2017 è stato il capo della segreteria tecnica del ministero, Fabrizio Pagani. Che ha anche espresso un auspicio: «Bisogna trovare degli strumenti affinché tutta questa liquidità arrivi anche alle società meritevoli non quotate. A spanne ipotizziamo un volano di circa il 10% sulle imprese che ricevono questo investimento. In pratica pensiamo che possano alla fine avere un 10% in più di fatturato e utili, ma anche un 10% in più di occupati».

I Pir sono strumenti che attirano i risparmiatori perché, tenendoli per 5 anni, sono detassati. La normativa prevede che il denaro raccolto sia investito almeno per il 70% in azioni oppure obbligazioni di aziende italiane. Di questo 70%, il 30% deve essere investito in società medio-piccole. L’obiettivo è di far confluire una parte del denaro degli italiani, per decenni “incastrato” nei titoli di Stato, sulle aziende. Anche su quelle piccole, che stanno fuori dall’indice S&P Mib di Borsa Italiana, ma che si trovano anche sull’Aim di Piazza Affari o sul segmento Star. Cioè sui listini dedicati alle piccole o medie aziende.

Eppure, nonostante il lodevole intento, tra gli addetti ai lavori qualche timore c’è. Qualcuno pensa che stiano arrivando troppi soldi su segmenti di Borsa illiquidi e non abituati ad attirare tanto interesse. C’è chi agita già lo spettro di una “bolla”. In effetti da inizio anno, da quando cioè i Pir sono nati, l’indice dell’Aim di Piazza Affari è cresciuto del 17,26% e il segmento Star è volato del 25,6%. Qualcun altro teme invece che banche ed Sgr possano usare i Pir anche come “discarica” per titoli che non vogliono tenere. Ma questi, per ora, sono solo timori. Il dato di fatto è il boom di raccolta.

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