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Sechin: l’Opec pensi all’exit strategy

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Sechin: l’Opec pensi all’exit strategy

(Afp)
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Anche per l’Opec è ora di pensare all’«exit strategy». A gettare sul tavolo la questione è Igor Sechin, il potente ceo di Rosneft, uomo vicino al Cremlino, che con l’Organizzazione degli esportatori di greggio – e l’Arabia Saudita – ha avuto rapporti difficili in passato, prima di convertirsi in un convinto sostenitore dei tagli di produzione.

A una settimana dal vertice in cui l’Opec e i suoi alleati ratificheranno con tutta probabilità la proroga del piano di intervento sui mercati petroliferi, Sechin comincia a guardare a cosa succederà dopo: un problema difficile, come ben sanno le banche centrali, che dopo anni di politiche monetarie sono assillate dal problema dell’«exit strategy».

Occorre studiare una «transizione morbida», raccomanda Sechin, perché se una grande quantità di petrolio dovesse di colpo riversarsi sul mercato ci sarebbero conseguenze «drammatiche», con una volatilità dei prezzi che finirebbe col dannaggiare anche i consumatori.

Rosneft da parte sua sta cercando di arrivare preparata a quel momento: continuerà a ridurre la produzione secondo i patti, ma dai nuovi giacimenti e non dai vecchi, perché il calo di pressione potrebbe comprometterli, ma farà «i preparativi necessari per avviare nuovi campi, in modo da essere pronta per competere e non perdere quote di mercato quando l’accordo si concluderà».

Sulla durata dei tagli, che Arabia Saudita e Russia hanno proposto di proseguire fino a marzo 2018, Sechin ha assicurato di sentirsi a proprio agio: un atteggiamento lontano anni luce da quello esibito fino a pochi mesi fa. Lo scorso novembre, a pochi giorni dall’annuncio dei tagli di produzione, aveva reagito all’ipotesi di una collaborazione di Mosca con un insofferente: «Perché dovremmo?». In precedenza aveva avuto parole sprezzanti per l’Opec, accusandola di aver destabilizzato essa stessa i mercati petroliferi, di aver «perso i denti» e di avere «praticamente cessaro di esistere».

Quanto ai sauditi, oggi alleati di ferro nelle politiche energetiche, nel 2015 li accusava di «dumping» e prima ancora aveva sbattuto la porta in faccia ai tentativi di Riad di coordinare un’azione congiunta: clamoroso l’abbandono del tavolo di trattativa alla vigilia del vertice Opec di novembre 2014, che spinse il gruppo ad abbandonare ogni forma di intervento sul mercato, per lasciar crollare i prezzi.

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