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Debutto boom per i Piani individuali di risparmio (Pir): già…

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Debutto boom per i Piani individuali di risparmio (Pir): già raccolto oltre un miliardo

Entrano in scena i Pir nelle statistiche trimestrali di Assogestioni. Dopo il gran parlare che si è fatto su questi prodotti, quindi, ora è possibile quantificarne l’andamento, anche se le statistiche sono aggiornate alla fine di marzo e nell’ultimo mese e mezzo l’attività di raccolta è cresciuta ulteriormente e potrebbe già aver superato i 2 miliardi(a inizio maggio per esempio la raccolta complessiva di gruppi come Mediolanum ed Eurizon era già rispettivamente sui 700 e sugli 800 milioni).

Debutto incoraggiante
Per la prima volta, comunque, l’associazione dei gestori ha fornito le cifre puntuali. Da gennaio a fine marzo i piani individuali di risparmio hanno incassato 1,1 miliardi, mentre il patrimonio si è attestato a 1,9 miliardi. Nello stesso periodo l’industria del risparmio gestito ha registrato una raccolta netta totale di 27,8 miliardi grazie soprattutto ai flussi incassati ai fondi aperti (oltre 16 miliardi) e in particolare dagli obbligazionari (7,6 miliardi) e dai bilanciati (4,5 miliardi). Il patrimonio netto del settore è arrivato a quota 1.984 miliardi.

Tornando ai Pir, al momento i prodotti presenti sul mercato sono circa 35, ma alla fine del trimestre considerato l’offerta era limitata a 15 fondi: 9 di nuova istituzione e 6 pre-esistenti e resi Pir compliant solo dopo l’entrata in vigore della disciplina sui piani individuali di risparmio. La maggior parte della raccolta è arrivata da questi ultimi (668 milioni) che ovviamente hanno anche la maggior incidenza sulle masse gestite(79,2%) da questi strumenti.

I gruppi più attivi
Guardando le cifre dei singoli gruppi, i flussi più consistenti si sono riversati su Société Générale (388 milioni) ma il trimestre è stato particolarmente positivo anche per Mediolanum (296 milioni) e Intesa (222,3 milioni) mentre sono più contenuti i risultati conseguiti da Pioneer Investments (80,1 milioni) e Arca (80 milioni). L’esordio è ancora molto recente, ma questi dati testimoniano la buona accoglienza che hanno già ottenuto questi strumenti sui quali le aspettative di sviluppo del mercato sono molte. Lo stesso governo ha rivisto le stime di raccolta per il 2017 a 10 miliardi rispetto ai due iniziali.

Cosa sono i Pir
In effetti, l’appeal fiscale di queste nuove soluzioni sarà uno dei driver principali a guidarne l’andamento. Il piano individuale di risparmio, infatti, è stato concepito come contenitore di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, fondi, polizze, conto corrente) che permette al sottoscrittore di essere esentato dalla tassazione sui capital gain, a condizione che l’investimento abbia una durata minima di cinque anni, non superi l’importo di 30mila euro annui per un investimento totale massimo di 150mila euro. L’altro elemento distintivo è la diversificazione sul segmento delle piccole medie aziende italiane verso le quali è vincolato parte dell’investimento. In sostanza, ipotizzando un investimento iniziale di 100 euro, 70 dovranno essere investiti su strumenti, emessi da imprese italiane quotate o non, che svolgono attività diverse da quella immobiliare, o anche società europee ma con stabile organizzazione in Italia. Di questi 70 euro, almeno il 30% (quindi 21 euro sui 100) deve essere investito in strumenti emessi da imprese non appartenenti all’indice Ftse Mib della Borsa Italiana o indici equivalenti degli altri Paesi. La somma di liquidità e strumenti diversi dalle azioni (titoli di Stato, obbligazioni e così via) potrà quindi rappresentare al massimo il 30%, mentre il peso di un singolo emittente (sommando azioni e bond) non deve superare il 10% del portafoglio (stesso limite previsto anche per la liquidità sul conto corrente). Condizioni chiare che però vanno spiegate altrettanto chiaramente a chi acquista.

Le tre cose da sapere prima di sottoscrivere un Pir

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