Finanza & Mercati

Il «dividendo» della crescita Ue che resta ancora troppo fragile

L'Analisi|ITALIA ED EUROPA

Il «dividendo» della crescita Ue che resta ancora troppo fragile

I quasi 9 miliardi di utili realizzati a Piazza Affari nel primo trimestre dell’anno, con un aumento del 73% rispetto allo stesso periodo del 2016, sono solo la punta di un iceberg ben più grande: quello della ripresa economica europea. L’Italia è in realtà solo il fanalino di coda (purtroppo) di un Continente che è tornato a stupire gli economisti in positivo sul fronte congiunturale. E che sta sorpassando, nella percezione dei mercati finanziari, anche la storica locomotiva globale: gli Stati Uniti.

È difficile trovare un economista che non sottolinei questo momento di grazia per l’Europa. Jörg Zeuner, capoeconomista della tedesca Kfw, nota come l’Unione europea sia ormai arrivata al quarto anno consecutivo di crescita economica (2017 incluso). E annuncia che il suo istituto è pronto a rivedere al rialzo le stime per questo e il prossimo anno (dall’1,6%). Anche Lorenzo Codogno, capoeconomista di LC Macro Advisors, porta numeri e grafici per evidenziare come l’Europa stia vivendo una fase di ripresa economica con bassa inflazione. E ricorda che gli indici prospettici, come quelli Pmi che misurano le aspettative delle imprese sul futuro, mostrano maggiore dinamismo in Europa rispetto agli altri Paesi sia sviluppati sia emergenti.

Gli utili aziendali raccontano la stessa storia. In Italia crescono. Il resto d’Europa ha numeri altrettanto positivi: secondo i dati di Thomson Reuters, le aziende dell’indice Eurostoxx 600 nel primo trimestre del 2017 hanno aumentato i profitti del 13,6%. Battendo, anche loro, le attese. Per contro - come sottolinea Patrick Artus, capoeconomista di Natixis - negli Stati Uniti la dinamica degli utili aziendali è in frenata: rispetto alla metà del 2014, quando i profitti a Wall Street raggiunsero il 14% del Pil Usa, oggi sono scesi al 12%. Ancora tanti soldi, certo. Ma meno: circa 320 miliardi cumulativi in meno secondo Artus. I grandi investitori questi numeri li conoscono bene. Ed è per questo che stanno spostando i loro capitali dagli Stati Uniti all’Europa. Perché - sembra incredibile - ora è l’Europa la parte del mondo occidentale che appare più dinamica. Questo è ovviamente positivo. Ma non può tranquillizzarci davvero. Perché la ripresa economica in Europa è ancora troppo fragile e disomogenea. Non può infatti essere considerato davvero in «crescita» un continente che ha enormi disparità al suo interno, con Paesi (come la Germania) che hanno un tasso di disoccupazione inferiore al 4% e altri (come l’Italia) che restano sopra l’11%. Non può essere considerato davvero in espansione un continente dove il rischio politico è ancora elevato (in primo luogo per le elezioni Italia) e dove le diseguaglianze sociali sono così laceranti. Anche se si guardano gli utili delle aziende, non è certo tutto rose e fiori: i profitti realizzati a Piazza Affari sono infatti guidati soprattutto dal settore petrolifero (grazie al rincaro del greggio) e bancario (dopo le maxi-svalutazioni del 2016 non era neppure così difficile migliorare). E, soprattutto, Piazza Affari rappresenta poco un Paese fatto di piccole e micro imprese. La ripresa economica nel Vecchio continente è dunque oggi solo ciclica e non strutturale. È fragile. A maggior ragione in Italia. Prima di brindare (o di archiviare le misure monetarie espansive non ordinarie) è forse meglio pensarci sopra.

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