Finanza & Mercati

Il maxi-rally dell’euro. Ecco perché in un mese ha fatto…

VALUTE

Il maxi-rally dell’euro. Ecco perché in un mese ha fatto +5% sul dollaro

(Reuters)
(Reuters)

Dalla vittoria di Emmanuel Macron al primo turno delle elezioni francesi di un mese fa l’euro si è apprezzato del 5% sul dollaro, del 7% sullo yen e del 3% sulla sterlina. In questi giorni la moneta unica si è consolidata oltre la soglia di 1,12 dollari. Chi alla fine del 2016 aveva scommesso sulla parità con il biglietto verde ha dovuto gettare nel cestino le sue previsioni. Da inizio anno l’euro-dollaro si è apprezzato di oltre il 6 per cento.

LE QUOTAZIONI DELL’EURO
Andamento del tasso di cambio rispetto a dollaro,yen e sterlina nell'ultimo mese. (Fonte: S&P Market Intelligence)

Il quadro politico
Dietro questa impennata del cambio ci sono varie motivazioni. Una di queste è sicuramente l’evoluzione del quadro politico tra le due sponde dell’Atlantico. Tra dicembre e gennaio sui mercati la scommessa sulla politica economica della nuova amministrazione Trump ha sostenuto il dollaro mentre l’incertezza per le elezioni in Olanda e Francia (con due candidati euroscettici come Geert Wilders e Marine LePen col vento in poppa nei sondaggi) si è rivelata un ottimo pretesto per scommettere al ribasso sull’euro. Oggi la situazione si è ribaltata perché i populisti hanno perso le elezioni in Francia e Olanda mentre negli Stati Uniti la posizione del presidente Trump si è indebolita a seguito delle recenti rivelazioni sui Russiagate.

Il quadro macro-economico
Decisivo nell’orientare le fluttuazioni del cambio è stata anche l’evoluzione del quadro macroeconomico. Da inizio anno l’economia dell’Eurozona ha registrato un chiaro miglioramento e nel primo trimestre la crescita è stata addirittura superiore a quella della locomotiva americana visto che il Pil è salito del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso facendo meglio del +0,7% degli Stati Uniti. Dopo anni di inflazione bassa e rischio deflazione anche i prezzi sono tornati a salire tornando su livelli considerati ottimali dalla Bce.

L’INFLAZIONE NELL’EUROZONA
Andamento dell'indice dei prezzi al consumo negli ultimi 5 anni. (Fonte: S&P Market Intelligence)

La politica monetaria
La principale ragione per cui in questi anni c’è stato un forte deprezzamento dell’euro sul dollaro (la moneta unica ha perso il 18% negli ultimi cinque anni) è stato l’orientamento divergente in politica monetaria della Fed, che ha concluso il Qe e alzato i tassi, e della Bce, che invece ha proseguito nella sua politica di stimolo monetario. Il miglioramento della congiuntura in Europa e soprattutto la risalita dell’inflazione ha parzialmente modificato questo quadro e ciò ha contribuito all’apprezzamento dell’euro.

L’exit strategy della Bce
Se il malato (l'economia dell'Eurozona) è in via di guarigione ci si chiede quando bisognerà sospendere la terapia. Quando cioè si potrà parlare di tapering, ossia di graduale riduzione del piano di stimoli monetari. E quando si potrà parlare di un rialzo dei tassi. Ieri il presidente della Bce Mario Draghi ha confermato che l’exit strategy della Bce riguarderà prima il Quantitative easing e solo in un secondo momento i tassi. Sul quando però dipenderà molto dall’andamento dell’economia. «Oggi il mercato sta prezzando un “tapering” già nei primi sei mesi del prossimo anno - scrivono gli analisti di Capital Economics - e noi crediamo che questa tempistica sia ragionevole.Non crediamo invece che ci sarà, come in molti hanno messo in conto, un primo rialzo dei tassi già nella seconda metà del 2018. Più probabile che arrivi nei primi mesi del 2019».

© Riproduzione riservata