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Fca: soluzione sul caso diesel in poche settimane

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Fca: soluzione sul caso diesel in poche settimane

(Ansa)
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Fiat Chrysler Automobiles regge l’urto delle sfide legali sulle emissioni eccessive dei suoi veicoli diesel negli Stati Uniti. A Wall Street il titolo del gruppo automobilistico è riuscito ieri a recuperare terreno, nonostante le ombre rimangano dense: nel pomeriggio un tribunale federale di San Francisco ha cominciato a esaminare le class action portate dai consumatori e proprietari dei modelli di Jeep e Ram nel mirino dopo che il Dipartimento della Giustizia aveva presentato una causa civile per violazione delle norme ambientali. Il governo, che ha inizialmente depositato il suo ricorso a Detroit, ha deciso di chiedere l’unificazione del caso nella città della California, sotto il giudice Edward Chen.

I legali di Fca, in aula, hanno contrattacato che l’azienda ha già pronte soluzioni rapide : può risolvere nel giro di settimane la disputa sui software che riducono le emissioni. Ma a dare respiro a Fca, che martedì aveva bruciato a Wall Street oltre il 4%, sono state più ancora le valutazioni degli analisti sul rischio di sanzioni, parse generalmente rassicuranti. L’obiettivo del governo con il ricorso viene considerato in realtà quello di premere ulteriormente sull’azienda per arrivare a un compromesso. E la violazione imputata potrebbe alla fine essere risolta con sole correzioni di software, per un costo di forse cento dollari a veicolo pari a dieci milioni per le 104.000 vetture coinvolte stando a Evercore Isi. Soprattutto, i danni potrebbero complessivamente rimanere sotto il miliardo di dollari, forse non oltre i 767 milioni. Una cifra nettamente sotto la minaccia delle autorità americane di multe massime fino a 4,6 miliardi fatta balenare a gennaio, quando avevano aperto il caso. Nonché una significativa differenza rispetto al precedente della Volkswagen, anche se Fca non ha le stesse risorse finanziarie: la casa tedesca aveva sborsato 4,3 miliardi al Dipartimento della Giustizia e 25 miliardi in tutto, compresi versamenti a consumatori e concessionari, per fare i conti con lo scandalo delle proprie emissioni truccate. Diversa gravità potrebbero assumere accuse penali all’azienda, scattate nella saga di Volkswagen ma al momento non nella vicenda Fca.

Banche e investitori hanno già tenuto conto di simili, contenuti rischi: Barclays ha ridimensionato i target sul titolo per assorbire fino a 800 milioni di multe e risarcimenti. Questo non vuol però dire che manchino incognite: in gioco potrebbe esserci la capacità di Fca, sotto il peso delle sanzioni, di rispettare gli obiettivi finanziari ravvicinati. Significative pressioni potrebbero inoltre convincerla a cedere alcuni asset pregiati, dalla componentistica di Magneti Marelli al marchio di lusso Maserati. «In caso di importanti oneri, crediamo che tutte le opzioni verranno considerate», ha fatto sapere George Galliers, analista di Evercore.

Il ricorso portato dal Dipartimento della Giustizia, accanto a Fca, menziona la sua controllata VM Motors, che progetta motori diesel: gli inquirenti americani hanno esaminato contatti ed e-mail sul tema delle emissioni. L’accusa, nel dettaglio, riguarda i modelli Grand Jeep Cherockee e Ram 1500 negli anni 2014-2016 e con motori diesel a tre litri, due marchi tra i più popolari di Fca. Il Ram 1500, con 50.000 unità negli ultimi due anni, è stato in particolare il veicolo leggero diesel più venduto negli Stati Uniti. Fca, a detta del governo, avrebbe utilizzato software non dichiarati di gestione e calibrazione delle emissioni che le riducevano durante le prove consentendo invece un inquinamento superiore al consentito su strada. Fca ha tuttavia negato di essere responsabile di qualunque violazione premeditata e ha indicato che si difenderà «vigorosamente» soprattutto dal parallelo con veri e propri “defeat devices”, le tecnologie di manipolazione portate alla luce dalla vicenda Volkswagen. Nei giorni scorsi Fca aveva proposto un aggiornamento dei software che regolano le emissioni, a suo avviso adeguato a riportarle entro i limiti prescritti dalle norme sia nei nuovi che nei vecchi modelli. L’iniziale mossa contro l’azienda era scattata da parte dell’Agenzia per la Protezione ambientale Epa ancora sotto l’amministrazione di Barack Obama, ma il caso è rimasto aperto e proseguito sotto il nuovo governo di Donald Trump, nonostante le promesse della Casa Bianca di puntare sulla deregulation quando di tratta di protezione dell’ambiente e di standard dell’auto.

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