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Gli effetti del microcredito:  per ogni euro prestato oltre un euro…

l’impatto sociale di PERMICRO

Gli effetti del microcredito: per ogni euro prestato oltre un euro in più al Fisco

Non è abitudine né cosa facile monitorare l’impatto - economico e sociale - del credito bancario: troppe variabili, troppo difficile andare indietro nel tempo, troppi i possibili effetti che sfuggono all’attenzione. Le difficoltà si moltiplicano nel caso del microcredito, dove la polverizzazione degli interventi e le diverse zone grigie dove per lo più opera rendono ancora più complesso il monitoraggio ex post degli impieghi.

In quest’ottica offre alcuni spunti di riflessione la valutazione d’impatto sociale a cui si è sottoposta PerMicro, una delle realtà storiche – e leader di mercato – della microfinanza italiana. Valutazione effettuata da Tiresia, il centro di competenza sulla sulla valutazione d'impatto sociale del Politecnico di Milano, e relativa a sei anni di attività (dal 2009 al 2014) della società nataa Torino nel 2007. Un periodo in cui PerMicro ha erogato 14,6 milioni di euro in 1.127 pratiche a 1.054 imprenditori (valore medio del prestito 12.900 euro) e 34,2 milioni di euro a 5.598 famiglie in 6.733 crediti (ticket medio di poco superiore ai 5mila euro): si tratta di due mondi diversi, molto più di quanto si immagina.


Le imprese
Nel primo caso, il team di Tiresia ha calcolato che i microfinanziamenti hanno generato un incremento del gettito fiscale medio annuo pari a 12,4 milioni e un risparmio della spesa pubblica (sussidi e pratiche) per 3 milioni; in pratica, per ogni euro prestato da PerMicro lo Stato ha tratto ogni anno benefici per 1,05 euro. Questo perché, si è accertato, il 71% delle imprese finanziate ha migliorato i propri ricavi, una su due ha assunto almeno una persona (nel 44% dei casi disoccupata), il 56% degli imprenditori ha migliorato la propria condizione di vita. Certo, in molti casi si tratta di situazioni ancora critiche - solo il 52% del campione ha un reddito superiore ai 600 euro al mese - ma quasi il 50% degli imprenditori finanziati (527 su 1.054) grazie al microcredito è passato dall'essere non bancabile ad avere un accesso ai canali bancari tradizionali.


Le famiglie
Con le famiglie cambiano i numeri, le storie e anche l’impatto. Delle 5.598 persone finanziate, il 60% donne, in 2.983 hanno risolto il problema della casa e 453 hanno avuto accesso alle cure mediche di cui necessitavano, ma in questo caso si calcola che l’impatto sul Fisco sia stato di poco superiore ai 5 milioni, tra i 2,06 di maggior gettito Irpef grazie all’incremento del reddito e i 3,21 milioni di maggior gettito Iva sui consumi; in pratica, per ogni euro prestato i benefici per il Fisco sono stati pari a 14 centesimi. D’altronde in questo caso si tratta di un universo ancora più precario rispetto a quello degli imprenditori: basta pensare che solo il 12,5% dei richiedenti un microcredito per spese famigliari non arriva più a fine mese “con grande difficoltà”. In compenso, anche in questa categoria la microfinanza si conferma nel ruolo di anticamera al credito tradizionale: il 39% del campione ha chiesto, dopo il microcredito, un prestito in una banca retail, l'80% l’ha ottenuto e di questi il 58% ha ritenuto fondamentale l'esperienza con PerMicro.

Fin qui la valutazione di Tiresia. Certo, per avere una idea compiuta della realtà del microcredito in Italia e di PerMicro in particolare servirebbero altri pezzi significativi, come i tassi d’insolvenza e i ritorni per gli investitori, in sostanza una valutazione d’impatto allargata che non tenga conto solo dei benefici per la comunità ma anche del costo del capitale per chi l’ha sottoscritto e del costo del funding, variabili fondamentali per una valutazione utile non solo al decisore pubblico ma anche all’investitore privato. Intanto, l'esperienza dei primi dieci anni di PerMicro racconta di un investimento complessivo di 10 milioni ad opera dei soci (quelli storici sono Oltre Venture, Fondazione Paideia, Fondazione Crt – Sviluppo e Crescita, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo cui si sono aggiunti nel tempo il nuovo socio di controllo industriale Bnl-Bnp Paribas e recentemente Banca delle Alpi Marittime): oggi il patrimonio netto è vicino ai 5 milioni, e la società è a break heaven even da settembre 2015.

«La sfida della misurazione dell’impatto del microcredito è ancora aperta ma il caso di PerMicro dimostra che questa sfida può essere affrontata con strumenti metodologici fondati scientificamente, che consentono di misurare e quantificare il valore sociale generato, in tutte le sue molteplici articolazioni», commenta Mario Calderini, del centro Tiresia del Politecnico di Milano.

Per quanto riguarda invece il microcredito in sé, l’esperienza di PerMicro suona come una provocazione per il panorama pubblico - il moltiplicatore di 1 (privato) a 1 (risparmiato dal pubblico) per le imprese suona come un invito a rivedere modalità e risorse oggi destinate da Stato ed enti locali al microcredito - ma anche per il mondo bancario: «La bancabilità dei nostri clienti è la nostra mission: la strada è ancora lunga, ma questi risultati indicano che stiamo andando nella direzione giusta, cioè quella dell'inclusione finanziaria», dice Andrea Limone, ad di PerMicro: «Per questo motivo abbiamo scelto di proseguire nella collaborazione con il Centro Tiresia avviando una nuova edizione della ricerca che approfondirà anche nuovi aspetti di inclusione».

Dell’esperienza di PerMicro, e in particolare della valutazione d’impatto sociale, si parlerà il 22 e il 23 giugno alla 14esima edizione della Conferenza annuale della Rete europea per la Microfinanza, che quest’anno fa tappa in Italia, a Venezia (http://www.emnconference.org/).

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