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C’è troppa soia (e la Cina non compra): prezzi ai…

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C’è troppa soia (e la Cina non compra): prezzi ai minimi da 14 mesi

Coltivazione di soia (Olycom)
Coltivazione di soia (Olycom)

Il periodo d’oro della soia sembra essere terminato. Le quotazioni del legume – che nel 2016 avevano guadagnato quasi il 14% al Cbot, spingendosi a livelli record oltre 12 dollari per bushel – sono scese ieri ai minimi da 14 mesi, poco sopra 9 dollari.

Per il 2017 la performance è negativa, con perdite intorno al 7% che nelle ultime sedute si stanno ingrossando per effetto delle vendite dei fondi, che hanno assunto la posizione più ribassista nella storia: le posizioni corte nel comparto (non solo i semi, ma anche la farina e l’olio di soia) sono di gran lunga prevalenti e hanno raggiunto un record di 106.437 contratti, tra future e opzioni, nella settimana al 23 maggio.

L’atteggiamento degli speculatori nei confronti delle materie prime agricole è in generale negativo, per via dell’offerta molto ampia di quasi tutti i prodotti. Ma per grano e mais, che erano stati a lungo nel mirino, l’esposizione netta corta si è un po’ ridotta. Diverso il caso della soia, che sta soffrendo di un progressivo deterioramento dei fondamentali.

Le semine di cereali sono state rallentate da una primavera troppo piovosa negli Stati Uniti, osservano alcuni analisti. I terreni dedicati alla soia – che si può seminare più tardi – potrebbero quindi risultare ancora più ampi del previsto, forse addirittura superando le colture di mais: dopo il sondaggio sulle intenzioni di semina degli agricoltori l’Usda a febbraio stimava 88 milioni di acri (35,6 milioni di ettari) per il legume, un’estensione senza precedenti, contro 90 milioni di acri per il mais.

Anche a livello globale ci si attende raccolti da primato, già nella stagione in corso: la produzione 2016-17 sarà di 350 milioni di tonnellate secondo l’International Grain Council (Igc). Ma i segnali negativi per la soia arrivano da più fronti, compreso quello della domanda. In Cina – dove si sono accumulate ampie scorte di farina di soia e di oli vegetali – i margini di lavorazione del legume sono crollati addirittura in negativo, spingendo gli impianti a frenare gli acquisti: la settimana scorsa gli Usa hanno esportato un solo carico di soia verso il Paese asiatico.

Nel complesso l’export americano sta tenendo, con 472.700 tonnellate registrate la settimana scorsa dall’Usda. Ma i timori sono sempre più forti. Anche perché sta crescendo la concorrenza (a basso prezzo) da parte dei fornitori sudamericani.

Con gli scandali che in Brasile hanno investito il presidente Michel Temer il cambio del real è crollato, mettendo il turbo alle spedizioni di soia dal Paese. Anche l’Argentina intanto sta commercializzando un raccolto da primato: il Governo ha appena alzato la stima di produzione a 58 milioni di tonnellate.

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