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Polizze, alberghi, auto a noleggio: ecco come guadagnano le…

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Polizze, alberghi, auto a noleggio: ecco come guadagnano le compagnie low cost

(Afp)
(Afp)

Calo delle tariffe, taglio dei costi operativi, aumento dei ricavi cosiddetti “ancillari”. Sono questi i fattori che hanno contribuito a consolidare la redditività netta di Ryanair al 20%, basti pensare che per easyJet si ferma al 9% a settembre 2016. I ricavi ancillari stanno diventando una voce importante del bilancio che per Ryanair rappresentano il 27% dei ricavi totali a 1,8 miliardi di euro con una crescita in un anno del 13 per cento. L’obiettivo è di spingerli fino a rappresentare il 30% entro il 2020. Una voce che oggi non conta soltanto il costo dei bagagli in stiva o nella scelta del sedile ma anche le fees delle partnership per le prenotazioni alberghiere, gli autonoleggio, i trasporti a terra: più passeggeri volano più questa voce è destinata a salire.

Il modello sta ispirando molte compagnie di bandiera che hanno avviato un processo di convergenza con le low cost in termini di servizi offerti e tariffe proposte. Le compagnie consolidate hanno iniziato a “spacchettare” il loro prodotto, per proporre una tariffa base competitiva rispetto alle compagnie low cost e cercare in questo modo nuove fonti di ricavo da servizi extra. «Se guardiamo alle otto più importanti compagnie di bandiera in Europa, il 50% ha iniziato a richiedere una tariffa per la scelta di specifici posti a sedere, oppure ha iniziato a offrire un servizio a pagamento per il rinfresco a bordo - ha spiegato Michele Mauri, managing director di AlixPartners -. Le compagnie di bandiera hanno anche lanciato delle proprie compagnie low cost per poter competere con più agilità».

Sul fronte opposto, anche le compagnie low cost stanno puntando a replicare parte dei servizi delle compagnie tradizionali ad esempio introducendo programmi fedeltà o programmi di frequent flyer, offrendo pacchetti per viaggiatori business (accesso a varchi fast track in aeroporto, imbarco prioritario, biglietti con date flessibili)e spostandosi su aeroporti più vicini alla città.

“I ricavi ancillari stanno diventando una voce importante dei bilanci delle compagnie low cost. L’obiettivo è di spingerli fino a rappresentare il 30% entro il 2020”

 

Quanto vale un «sedile volato»
C’è poi un altro aspetto che avvicina sempre più le due categorie di vettori ed è quello legato ai costi unitari, ovvero per «sedile volato». Nel caso delle compagnie di bandiera europee, queste hanno visto una riduzione dei costi unitari del 17% tra il 2016 e il 2012. Una riduzione che escludendo i costi di carburante, scende al -7%, tuttavia significativa, raggiunta grazie a programmi di efficienza costi, produttività, accordi sindacali, armonizzazione della flotta. Allo stesso tempo le compagnie low cost europee hanno visto un aumento medio dei costi unitari del +5,8% tra il 2012 e il 2016. Un aumento che è stato più che compensato dalla riduzione del costo del carburante, per cui alla fine i costi unitari complessivi anche in questo caso si sono ridotti del -5 per cento. «I costi unitari per sedile volato rimangono però sempre a vantaggio delle compagnie low cost - ha aggiunto Mauri - con un divario di circa il 40% nel 2016 rispetto alle compagnie di bandiera, a fronte di un divario del 48% nel 2012».

La classifica europea dei low cost
Sta di fatto che il modello low cost è diventato non solo un modello di business, ma ha cambiato anche stile di vita alla gente rendendo i collegamenti fruibili a una ampia schiera di passeggeri: secondo Alixpartners, dal 2009 Ryanair ha quasi raddoppiato il numero di passeggeri trasportati passando da 67 milioni a 120 milioni, diventando la numero uno in Europa, easyJet è passata da 45 milioni a 73 milioni, Lufthansa da 77 milioni nel 2009 a 110 milioni, IAG (British Airway, Iberia, Vueling) da 53 milioni a 101 milioni, infine Air France da 74 milioni a 80 milioni. Ma è soprattutto la capacità di riempimento degli aerei a fare la differenza: se Ryanair tocca il 94% e easyJet il 92%, Lufthansa si ferma al 79%, IAG all’81,6 e Air France all’85 per cento.

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