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Ryanair, utili e passeggeri record

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Ryanair, utili e passeggeri record

(Reuters)
(Reuters)

La guerra tariffaria si fa sempre più accesa e chi non la teme, per ora, è Ryanair. Mentre un colosso come British Airways deve fare i conti con 75mila passeggeri rimasti a terra per il crash del sistema informatico, il modello low cost continua a riportare risultati positivi. Come nel caso del vettore di Dublino che in un contesto di forte concorrenza, ha messo a segno in un anno una crescita record degli utili netti del 6% a 1,3 miliardi di euro. Un risultato ottenuto nonostante il calo delle tariffe del 13% che ha spinto la crescita dei passeggeri del 13% raggiungendo 120 milioni e grazie a un load factor (coefficiente di riempimento degli aerei) in crescita al 94 per cento. Cresce il fatturato del 2% a 6,648 miliardi di euro e la marginalità netta si attesta al 20% dal 19% dell’anno precedente. Ryanair ha annunciato la distribuzione di dividendi per un miliardo di euro attraverso il riacquisto di azioni. Il titolo in Borsa ieri è salito del 3,8 per cento.

Il calo delle tariffe e il taglio dei costi operativi sono state le leve determinanti per aumentare la quota di mercato in un contesto reso difficile non solo dalla forte concorrenza, ma anche da un fattore ancora più complicato come quello del terrorismo. C’è poi il fattore Brexit a pesare sul bilancio con il calo della sterlina che ha avuto un impatto negativo sulla redditività e su cui il vettore non nega i rischi per il trasporto aereo europeo di una versione «hard» dell’uscita del Regno Unito dall’Unione.

Ryanair punta a crescere ancora aggiungendo nuovi aerei per fare volare più passeggeri, anche a costo di un rallentamento della crescita dei profitti. «Mentre le altre compagnie in molti paesi europei sono in fase di ristrutturazione, noi continuiamo a crescere», ha dichiarato il ceo, Michael O’Leary annunciando il piano di aggiungere 47 Boeing 737 dal marzo 2018, portando la flotta a 447 velivoli, con una crescita della capacità del 12% per coprire il target di 130 milioni di passeggeri.

Il management non ha negato di prepararsi ad occupare quegli slot che saranno liberati da vettori in fase di ristrutturazione come Alitalia o da quelli in difficoltà finanziaria come Air Berlin. E proprio sul vettore italiano, il Cfo Neil Sorahn, intervistato da Bloomberg TV, ha detto di non essere interessato ad un eventuale merger e di attendersi che la compagnia sopravvivrà «probabilmente come operatore di lungo raggio», del resto «esiste da 70 anni». Sicuramente dopo la ristrutturazione di Alitalia «saremo disposti a collaborare con loro» per le connessioni con i voli a lungo raggio. Una ipotesi che era già stata offerta al precedente management ma poi i fatti sono precipitati. L’Italia resta uno dei paesi in cui il vettore low cost intende crescere e proprio dall’aeroporto di Roma è partito il primo servizio in connessione insieme ad Air Europa i cui voli si prenotano direttamente sul sito di Ryanair.

Una strategia articolata che punta a 200 milioni di passeggeri entro il 2024 benché il quadro sia incerto e la prudenza è d’obbligo. Le stime per l’anno in corso indicano un utile netto atteso in rialzo dell’8% tra 1,40 e 1,45 miliardi di euro, a fronte di una ulteriore riduzione delle tariffe del 5%-8%, nel 2017-2018. Ryanair ha spiegato che le prenotazioni per il primo semestre sono «ragionevolmente robuste», in rialzo dell’1% su anno, mentre sul secondo semestre dell’anno contabile ritiene di non avere ancora elementi sufficienti per fare delle previsioni dettagliate, un segnale che la guerra tariffaria è ancora lontana dall’essere conclusa.

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