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Fincantieri, si riapre la trattativa con Parigi

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Fincantieri, si riapre la trattativa con Parigi

  • –Celestina Dominelli

Nessun incontro in agenda, almeno per ora, in attesa della prossima mossa dei francesi dopo le dichiarazioni del presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, che, mercoledì scorso, in visita ai cantieri di Saint-Nazaire, ha detto di voler «rivedere gli equilibri dell’azionariato» di Stx France dopo l’ingresso di Fincantieri. Ma le diplomazie sull’asse Roma-Parigi si preparano a tornare al lavoro per condurre in porto la travagliata partita. Di certo c’è che nessuno vuole andare allo scontro. Né il governo transalpino che, sempre per bocca di Macron, si è comunque rallegrato «dell’alleanza industriale tra Fincantieri e Stx France che concretizza la forza dell’Europa e l’eccellente relazione tra i nostri due paesi». Né quello italiano che, attraverso il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, si è detto sicuro che «si troveranno soluzioni comuni e condivise, sulla base dell’intesa raggiunta poche settimane fa».

Come dire: si è pronti a limare quell’accordo, ma senza stravolgerne la portata. Anche perché, nel frattempo, l’operazione, così come tratteggiata il 12 aprile, ha preso forma e Fincantieri è diventata - a valle della notifica al governo francese dell’atto di vendita di Stx Europe da parte del tribunale di Seul avvenuta proprio in questi giorni - proprietaria a tutti gli effetti del 66,7% degli ex cantieri dell’Atlantique. Stando così le cose, in linea teorica Parigi potrebbe bloccare la partita solo esercitando il suo diritto di prelazione, previsto dagli accordi già sottoscritti tra le parti e per il quale ha 60 giorni di tempo. E questo vorrebbe dire rilevare la quota in mano al gruppo guidato da Giuseppe Bono e nazionalizzare i cantieri. Uno scenario, quest’ultimo, non contemplato dal governo francese e men che mai da un liberista convinto come Macron.

La “rivisitazione” dovrà muoversi quindi verso un’altra direzione. Ma quale? Scorrendo il discorso di Macron a Saint-Nazaire, non si ravvisano particolari indizi sulla soluzione alternativa al di là di un richiamo generico affinché «il nuovo azionariato possa garantire l’eccellenza dello straordinario know how di Saint-Nazaire». Vero è che, se il piano dell’Eliseo fosse quello di un ingresso in Stx France dei due principali committenti dei cantieri di Saint-Nazaire (Msc e Royal Caribbean), un simile schema finirebbe quantomeno per pregiudicare l’auspicata diversificazione del portafoglio su cui ha insistito lo stesso Macron, annacquando i benefici industriali del deal. «In nessun caso - ha detto mercoledì il presidente francese- l’assetto azionario futuro dovrà indebolire la capacità di acquisire nuovi contratti e di avere nuovi clienti». Che potrebbero però non vedere di buon grado la commistione collegata al doppio ruolo di soci-acquirenti di Msc e Royal Caribbean.

Difficile, dunque, prevedere cosa succederà. Da Trieste, quartier generale del gruppo cantieristico, anche ieri non sono giunte repliche alle dichiarazioni di Macron. Gli unici a parlare sono stati il presidente della Brembo, Alberto Bombassei, e la governatrice del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. «L’accordo firmato era nell’interesse delle due parti. Voglio ancora credere che non sarà rimesso in discussione e che sarà apportata solo qualche modifica», ha spiegato l’imprenditore al quotidiano francese Libération. «La capacità e la solidità industriale di Fincantieri è riconosciuta a livello globale e credo che alla fine prevarranno valutazioni di questa natura su manifestazioni d’intenti che senza dubbio risentono anche di un caldo clima elettorale», ha invece sottolineato l’esponente del Pd. Perché, com’era già successo anche nelle scorse settimane, con la campagna per le presidenziali a fare da sfondo alle battute finali della partita su Stx France, il dossier s’incrocia ancora una volta con un altro importante snodo elettorale. L’11 e il 18 giugno si vota infatti nella Loira come nel resto del paese per il rinnovo dell’assemblea nazionale francese: un test cruciale per il neo presidente Macron, che sta forse provando a blindare il consenso prim’ancora degli accordi già sottoscritti con Fincantieri. Che ieri, intanto, ha perso il 3% in Borsa.

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