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Banche venete, si stringono i tempi per chiedere lo «sconto»…

Salvataggi bancari

Banche venete, si stringono i tempi per chiedere lo «sconto» all’Europa

(Reuters)
(Reuters)

Superato lo scoglio più grande con l’accordo di principio ottenuto sulla ricapitalizzazione di MontePaschi, il lavorio bancario del Tesoro si concentra ora sul negoziato per spuntare lo stesso risultato su PopVicenza e Veneto Banca. Con gli occhi, preoccupati, al calendario. Nelle stanze dell’Economia si punta a ottenere entro la prossima settimana una prima risposta sullo sconto per portare da 1,25 miliardi a 6-700 milioni la richiesta aggiuntiva di capitale privato per coprire le perdite sulla cessione degli Npl; con l’obiettivo di arrivare all’intesa entro il mese di giugno.

Le dimensioni della richiesta ai privati sono ovviamente l’elemento determinante, ma non l’unico, perché anche uno sforzo dimezzato rispetto al conto presentato da Francoforte e Bruxelles richiede di essere gestito con soluzioni ancora da costruire, come mostra la ridda delle ipotesi che circondano il dossier. Al punto che tutte le opzioni sono sul tavolo, compresa quella di un provvedimento a stretto giro per fornire ai privati garanzie in grado di evitare il rischio di nuove perdite in caso di problemi sulla strada europea. Un intervento ancora da affinare (bisogna agire fuori dal perimetro del consolidato pubblico per non inciampare nel divieto di aiuti di Stato) che potrebbe però entrare in campo se il tira e molla europeo dovesse allungarsi ancora.

Dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco all’ad di PopVicenza Fabrizio Viola, negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli allarmi sui tempi dei negoziati europei, perché il passare delle settimane erode la fiducia residua di risparmiatori e correntisti. Il problema per ora è tamponato dalle garanzie pubbliche sulle emissioni di liquidità (mercoledì le due banche hanno emesso titoli per 3,6 miliardi con le garanzie assicurate dal Tesoro la scorsa settimana), ma è ovvio che si tratta di una soluzione più che temporanea.

Anche per questa ragione i tecnici di Via XX Settembre sono al lavoro su ipotesi di provvedimenti-ponte verso il responso Ue, all’interno della linea tracciata dal ministro dell’Economia Padoan: niente bail in, ma niente scontro aperto con l’Europa.

Una strada non semplice, tanto più che l’intenso lavorio per costruire una cordata di investitori privati per affiancare il Tesoro nella ricapitalizzazione non è ancora arrivata al traguardo. L’ipotesi di intervento di Poste Vita appare in campo ma è complicata sul piano operativo (sulle ricadute assicurative si veda anche l’articolo sotto), mentre quella dell’intervento dei quattro fondi di private equity americani già sondati senza successo lo scorso anno è stata smentita ieri da sia da fonti vicine ai fondi e alla stessa PopVicenza interpellate dall’agenzia Reuters.

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