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Lo strano caso della «Mps spagnola» che passò lo stress test…

banche in dissesto

Lo strano caso della «Mps spagnola» che passò lo stress test poco prima del crack

Non si arresta la crisi del Banco Popular. Dopo aver perso il 38% in Borsa la scorsa settimana ieri il titolo ha chiuso gli scambi con un pesantissimo -18% che ha portato la capitalizzazione dell’istituto a poco più di un miliardo e 400 milioni di euro. Un anno fa ne valeva 5,8. Due aumenti di capitale in cinque anni per un totale di 5,5 miliardi di euro non sono riusciti a mettere in sicurezza i conti dell’istituto alle prese con un fardello di crediti inesigibili da 35 miliardi di euro. Incapace di farvi fronte con le proprie risorse la banca ha fatto di nuovo ricorso al mercato offrendosi al miglior offerente. Il problema però è che, come nel caso Mps, non si è trovato nessuno disposto a metterci i soldi.

LA CAPITALIZZAZIONE
Valore di mercato del Banco Popular negli ultimi 10 anni, in miliardi di euro (Fonte: S&P Market Intelligence)

Compratore cercasi
Non Bankia, né i colossi Santander e BBVA poco disposti a farsi carico di nuovi accantonamenti (si parla di almeno 4 miliardi di euro) sui crediti malati del Banco. Le notizie sull’andamento disastroso delle trattative hanno alimentato la paura che, a farsi carico delle perdite, alla fine siano azionisti e creditori subordinati.

Il mercato vede il default
Il crollo del titolo in Borsa ne é la conseguenza così come il tracollo delle obbligazioni più rischiose. Sotto i riflettori in particolare ci sono due titoli perpetui «Tier 1» da 750 e 500 milioni di controvalore emessi nel 2013 e nel 2015. A marzo queste obbligazioni viaggiavano rispettivamente al 90 e al 100% del loro valore facciale. Ieri trattavano poco sopra il 50% scontando evidentemente il rischio «bail-in». Ossia la conversione in capitale. Le quotazioni delle polizze di assicurazione contro il rischio default (i cosiddetti “credit default swap” o cds) si sono impennate. Per assicurarsi sull’insolvenza della banca sul debito subordinato della banca con scadenza a un anno bisogna pagare il 12% di quanto investito. Il doppio di quando il mercato dei derivati chiede per coprirsi dal rischio default a 10 anni. Un’anomalia perché in genere i prezzi aumentano man mano che aumenta la scadenza e che ha un’unica spiegazione: il mercato vede il default come imminente.

I BOND SUBORDINATI
Prezzo del bond subordinato perpetuo più liquido emesso dalla banca, in punti base (fonte: S&P Market Intelligence

I timori sulla liquidità
Oggi i vertici della Banca incontreranno quelli della Bce per un meeting in programma da tempo in cui, visto il precipitare della situazione, si farà il punto sul tema della liquidità. L’istituto - segnala Bloomberg - farà richiesta di accesso alle linee di credito di emergenza. E lo Stato? Per il momento resta a guardare. Il ministro dell'Economia Luis de Guindos ha escluso un salvataggio con i soldi pubblici mentre nei giorni scorsi un portavoce dell'esecutivo Inigo Mendez de Vigo ha invitato alla calma ricordando che il Banco Popular «ha passato gli stress test». Già gli stress test. In questa vicenda che accomuna molto il Banco Popular a Mps c’è una differenza non da poco: la banca spagnola è stata promossa, quella italiana bocciata.

La promozione agli stress test
Certo il Banco Popular era già claudicante all’epoca dello stress test dell’Eba del luglio 2016. Il test da sforzo è stato superato per il rotto della cuffia, ma da qui a prevedere quel che è accaduto nei mesi successivi ce ne corre. Anche perchè quel test si era chiuso con una stima delle perdite per un massimo di 1,36 miliardi cumulati nell’arco di tre anni e pure nello scenario avverso, quello peggiore disegnato dai tecnici dell’Eba. Stime del tutto ribaltate in pochi mesi. Quell’anno, il 2016, l’anno del test di solidità, ha visto il Banco Popular cumulare una perdita di oltre 3,5 miliardi. Quasi tre volte più ampia dello scenario apocalittico dell’Eba e tutte in un solo esercizio. Da dove viene quella che appare più una beffa che una sorpresa inaspettata?

Svalutazioni a orologeria
I vertici della quarta banca spagnola, per dimensione dell’attivo, hanno messo mano, subito dopo aver passato (per un pelo) gli esami europei, al portafoglio dei crediti malati immobiliari. La sola divisione del real estate della banca ha svalutato crediti per oltre 4 miliardi. Il maxi-buco del gruppo viene da qui. Un write off pesantissimo fatto a ridosso della chiusura dei conti dell’anno. Una domanda si pone più che legittima: possibile che nell’accurato esame delle autorità europea non si sia notato che c’era quella mina nascosta nelle pieghe dei conti? E se è stata rilevata perchè si è permesso alla banca di venire promossa lo stesso? Domande doverose. Anche perchè in quell’anno la banca spagnola ha fatto un aumento di capitale da 2,5 miliardi. E altri 3 miliardi venirono iniettati nel 2012. Qui il film è davvero sovrapponibile a quello del Monte dei Paschi, dove come si è visto, ogni aumento miliardario di capitale è stato bruciato nell’arco dello stesso esercizio.

Il rapporto tra sofferenze e capitale
La perdita da 3,5 miliardi del 2016 ha infatti vanificato del tutto l’aumento da 2,5 miliardi di sei mesi prima. Mps però è stata bocciata dall’Eba, mentre il Banco Popular è stato promosso, con riserva, ma promosso. Eppure le similitudini con la banca toscana non finiscono qui. Nonostante la pulizia per oltre 4 miliardi di crediti malati svalutati, la banca spagnola ha tuttora in pancia circa 35 miliardi di crediti deteriorati, di cui più della metà, cioè 19 miliardi sono sofferenze. Se si guarda bene ,quella montagna di sofferenze e incagli valgono a tutt’oggi oltre tre volte il capitale dell’istituto di Madrid e il 30% del suo portafoglio impieghi. Una situazione che replica in toto il quadro delle malandate banche venete e di Mps. Con una differenza di fondo. Perchè la crisi del Banco Popular è sfuggita così platealmente dai radar delle autorità? Domanda da girare all’Eba e alla Bce.

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