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Ricomincia la corsa ai beni rifugio: l’oro punta verso quota…

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Ricomincia la corsa ai beni rifugio: l’oro punta verso quota 1.300 dollari

(Reuters)
(Reuters)

Le stelle si stanno riallineando sul mercato dell’oro. Il metallo prezioso, che era stato indebolito dalla prospettiva di un rapido rialzo dei tassi di interesse negli Usa e dall’entusiasmo per le promesse di Donald Trump, ha riguadagnato l’attenzione degli investitori, che lo stanno spingendo rapidamente verso quota 1.300 dollari l’oncia.

La soglia psicologica è ormai dietro l’angolo: le quotazioni del lingotto sono salite anche ieri di oltre l’1%, arrivando a toccare un picco di 1.295,97 dollari sul mercato spot londinese, il massimo da settembre 2016. Dall’inizio dell’anno è in rialzo di oltre il 10 per cento.

Ad alimentare gli acquisti negli ultimi giorni hanno contribuito numerosi fattori, che hanno sostenuto anche gli altri metalli preziosi.Il palladio in particolare – che secondo gli analisti soffre di un crescente deficit di offerta – ha aggiornato il record da tre anni, a 858,70 $/oncia, nonostante le vendite di auto abbiano rallentato in maggio a livello globale. Il metallo, impiegato soprattutto nelle marmitte catalitiche, è avviato per la prima volta da 16 anni a superare in valore il platino (che ieri scambiava intorno a 965 $). 

È comunque l’oro a fare da traino al comparto. Gli investitori l’hanno riscoperto come bene rifugio, con le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente e gli attentati di Manchester e Londra, ma anche con l’approssimarsi delle elezioni in Gran Bretagna e con l’audizione di giovedì al Senato Usa dell’ex direttore dell’Fbi James Comey, «licenziato» da Trump mentre indagava sui rapporti tra lo staff del presidente e la Russia. Gli scandali che stanno investendo la Casa Bianca sono peraltro un altro fattore di incertezza, che contribuisce a sostenere l’oro.

Il tema principale è comunque molto probabilmente quello della Federal Reserve. L’aspettativa di un rapido rialzo dei tassi di interesse negli Usa si è attenuata, dopo una serie di dati deludenti sull’economia americana e in particolare sull’occupazione, parametro determinante nell’orientare le politiche monetarie d’oltre Oceano. Il cambiamento degli scenari ha influenzato anche il dollaro, sceso ai minimi da sette mesi rispetto alle principali valute, e il rendimento dei titoli di Stato Usa.

La domanda di oro è in ripresa non solo tra gli investitori, ma anche sul mercato fisico, nei due Paesi che da soli rappresentano oltre la metà dei consumi mondiali: l’India e la Cina.

In India l’effetto «demonetizzazione» sembra superato. Il piano per la rottamazione delle banconote di piccolo taglio, varato dal premier Narendra Modi, aveva quasi paralizzato gli acquisti di oro, facendo precipitare i consumi ai minimi da 7 anni nel 2016 (666 tonnellate). Ma le vendite di gioielleria sono andate bene durante gli ultimi festival religiosi e le importazioni di New Delhi sono in forte ripresa: addirittura quadruplicate in maggio rispetto a un anno fa, a 103 tonnellate, stima Gfms.

Anche in Cina le prospettive sono brillanti secondo Haywood Cheung, presidente della Chinese Gold & Silver Exchange Society, che prevede che le importazioni di oro attraverso Hong Kong possano salire a 1.000 tonnellate quest’anno, un record dal 2013, contro le 647 tonnnellate dell’anno scorso. Cheung sostiene che le misure del Governo per contrastare l’eccessivo indebitamento, con il corollario di volatilità sui mercati finanziari, stiano spingendo un numero crescente di investitori verso il metallo giallo.

@SissiBellomo

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