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Il petrolio di Libia e Nigeria rallenta i piani Opec

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Il petrolio di Libia e Nigeria rallenta i piani Opec

Libia (Reuters)
Libia (Reuters)

Libia e Nigeria stanno mettendo i bastoni tra le ruote all’Opec. La produzione di petrolio dei due Paesi – che fanno parte dell’Organizzazione, ma sono esentati dai tagli – ha inaspettatamente ripreso quota, portando sul mercato 350mila barili al giorno in più in maggio: abbastanza per neutralizzare un quarto della riduzione operata dagli altri membri.

È la stessa Opec a fotografare la situazione nel suo rapporto mensile, osservando che il riequilibrio tra domanda e offerta di greggio, benché tuttora in corso, sta procedendo «a un ritmo più lento».

La produzione del gruppo, nonostante il pieno rispetto dei tagli da parte dei Paesi soggetti a limiti, è risalita il mese scorso a 32,12 milioni di bg, eccedendo (sia pure di poco) il fabbisogno dei clienti, che l’Opec per il 2017 stima in media di 32,02 mbg.

In realtà è lo shale oil americano ad essere additato come il maggiore ostacolo ai piani dell’Organizzazione: rispetto allo scorso dicembre i fondamentali sono cambiati, afferma il rapporto, «soprattutto perché si è passati da un’attesa di contrazione a una crescita positiva per l’offerta Usa».

Implicitamente c’è anche il riconoscimento della scarsa affidabilità degli alleati: la Russia è impegnata a ridurre di 300mila bg, ma dopo l’accordo per prolungare i tagli, le stime sulla sua produzione nel secondo semestre sono state abbassate soltanto di 200mila bg.

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