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    Dossier | N. 17 articoliFree Lunch

    Morel (Groupama): il deleveraging delle banche impone tassi bassi o negativi per un lungo periodo

    Christophe Morel,  attuale capo economista di Groupama AM
    Christophe Morel, attuale capo economista di Groupama AM

    L’Europa, «attraversa un lungo ciclo positivo», ancora di più adesso dopo la vittoria di Emmanuel Macron al primo turno delle legislative. Christophe Morel, francese, ex economista al Ministero dell’Economia, delle Finanze e dell’Industria in Francia e attuale capo economista di Groupama AM (società di gestione francese con un portafoglio da 100 miliardi) prevede anche un lungo periodo di tassi molto bassi, perchè collega i tassi negativi al crack Lehman, all’eccesso di debito pubblico e privato e al deleveraging delle banche.

    Morel è positivo e fiducioso sul cammino dell’Europa Unita, soprattutto sul breve termine, ma resta preoccupato sul lungo termine per la disuguaglianza che aumenta e che alimenta populismo e protezionismo.

    La vittoria di Macron, la débacle del M5S, sono eventi politici che tranquillizzano i mercati. Gli spread si sono stretti: durerà?

    La doppia vittoria di Macron, prima alle presidenziali e ora al primo turno delle elezioni legislative, significa che il processo europeo andrà avanti. Questa è un’opportunità storica molto importante per il futuro dell’Europa e l’asse franco-tedesco che ne può derivare sarà fondamentale. Abbiamo imparato dal passato che l’Europa ha bisogno di una crisi per andare avanti e ora l’opportunità si presenta dopo una crisi e l’Europa deve coglierla al volo. La storia la fanno gli uomini e Macron è molto consapevole del compito che lo aspetta e del suo ruolo in Europa.

    Con la vittoria di Macron il rischio politico è calato molto?

    Il rischio politico europeo e il timore di rottura dell’euro al momento sembrano essere spariti dai mercati, ma temo sia una pausa di breve termine, il rischio politico tornerà sul lungo termine per colpa dell’aumento delle disuguaglianze. La disuguaglianza è la più grande sfida di tutte, e non solo in Europa ma nel mondo, perché porta al protezionismo e al populismo. L’elezione di Donald Trump, che resta uno dei principali rischi geopolitici attualmente assieme a quello della Cina, conferma che la disuguaglianza è in cima alle preoccupazioni dell’elettorato, è un trend in crescita.

    E le elezioni italiane? Anche se rinviate, non fanno paura?

    Quando arriveranno le elezioni italiane, la Bce ci sarà con i suoi acquisti di titoli di Stato. Quando il rischio politico in Francia è salito, prima delle elezioni e con Marine Le Pen che cresceva nei sondaggi, la Bce ha aumentato leggermente l’acquisto di titoli di Stato francesi, a conferma che si può fare un QE più morbido, la Bce può decidere di accelerare gli acquisti in un dato momento. Quindi penso che la Bce può e potrà gestire il rischio italiano. I mercati conoscono bene una regola, che è quella di non andare contro le banche centrali: lo ricorderanno quando ci saranno le elezioni in Italia. Credo tuttavia che la Bce avrà un ruolo centrale nel processo di creazione dell’Unione europea, ha una responsabilità sul futuro dell’Europa: la banca centrale dovrà essere in grado di gestire bene il processo di normalizzazione monetaria, quindi la fine del QE.

    I mercati sono dominati dall’incertezza sul tapering della Bce e sul rialzo dei tassi in Europa: ma quando finiranno i rendimenti negativi?

    I tassi negativi sono stati l’inevitabile conseguenza della decisione, presa da molti Stati in maniera collettiva, di evitare le bancarotte bancarie dopo Lehman. Il costo di questa decisione è stato l’aumento del debito, pubblico e privato. Invece di usare lo strumento della bancarotta per risolvere velocemente i problemi nei bilanci delle banche, si è scelta la strada del deleveraging, un processo lento che implica tassi molto bassi e anche negativi, politiche monetarie non convenzionali e QE, e tutto questo per un lungo periodo di tempo. Ora dobbiamo avere pazienza: sarà lunga.

    Ma gli investimenti non decollano comunque...

    La leva è ancora alta, nel settore pubblico non c’è spazio per gli investimenti e in quello privato non c’è voglia di aumentare i consumi, si preferisce risparmiare. Tassi bassi e denaro a basso costo non necessariamente portano a un aumento degli investimenti. Le banche centrali hanno iniettato tanta liquidità ma il credito non decolla e il rialzo dei prezzi c’è stato su asset finanziari, azioni e immobili. Ed ecco l’aumento della disuguaglianza ma banche centrali non avevano alternativa, per combattere la deflazione non potevano fare diversamente.

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