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Le rimesse dei migranti valgono 500 miliardi di dollari l’anno

Rapporto Ifad

Le rimesse dei migranti valgono 500 miliardi di dollari l’anno

Reuters
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Un fiume di denaro. È quello che si muove con le rimesse dei migranti. Si parla di 500 miliardi di dollari l’anno. Che si muove da Nord verso il Sud del mondo per gran parte. Ma anche da Sud a Sud. Uno studio del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) presentato ieri nel Palazzo delle Nazioni Unite a New York, offre per la prima volta dati e analisi originali sulle rimesse. Sul loro ruolo nello sviluppo economico dei Paesi del Sud del mondo e sul contributo che possono avere per contribuire a raggiungere gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGs) tracciati dalle Nazioni Unite per il 2030.

Negli ultimi dieci anni (2007-2016) le rimesse globali verso i paesi in via di sviluppo sono aumentate del 51 per cento.

Ogni anno, oltre un miliardo di persone - una persona su sette nel mondo - invia o riceve rimesse attraverso di solito un servizio di money transfer o dei canali “informali” da persona a persona, generando un flusso complessivo di denaro di cinquecento miliardi di dollari. Un fiume di denaro, si diceva, che supera di tre volte tutti gli aiuti allo sviluppo delle organizzazioni internazionali e delle ong messi assieme.

I migranti lavorano. Assistono. Offrono la loro opera alle popolazioni anziane dei paesi sviluppati e per i servizi domestici. Circa l’85% di quello che guadagnano torna a casa. La top ten dei paesi da cui vengono inviate le rimesse è guidata da Stati Uniti, seguiti da Arabia Saudita, Russia, Emirati Arabi, Germania, Kuwait, Francia, Qatar, Regno Unito e Italia.

L'Ifad stima che tra il 2015 e il 2030 verranno inviati ben 6.500 miliardi di dollari di rimesse economiche verso i paesi a basso e medio reddito.

Questo enorme flusso di denaro non è intercettato dal sistema bancario tradizionale. I migranti utilizzano di solito i servizi dimoney transfer - le tre società principali sono MoneyGram, Western Union e Ria - più economici e diffusi degli sportelli bancari tradizionali nel Sud del mondo. Il costo delle transazioni è comunque elevato rispetto al costo medio delle transazioni bancarie in Occidente: in questo caso a pesare è l’assenza di infrastrutture che fanno lievitare i costi dei trasferimenti di denaro. Per ogni operazione si paga in media una percentuale del 7,45% rispetto al valore totale della rimessa. Non poco. Ma comunque in calo rispetto al 9,8% del 2008. L’Ifad stima che una riduzione ulteriore del costo del trasferimento del denaro sotto al 3% a livello globale - un livello più vicino ai costi bancari - porterebbe a un ulteriore aumento delle rimesse di 20 miliardi di dolllari all’anno.

Gran parte di queste risorse vengono utilizzate dalle famiglieper raggiungere i propri obiettivi individuali: aumento del reddito, migliore alimentazione, cure mediche, opportunità educative, miglioramento delle condizioni abitative, imprenditorialità, riduzione delle diseguaglianze. Di solito le rimesse sono regolari. Arrivano sempre. E nello stesso periodo. Questo fatto permette a molte famiglie nei paesi in via di sviluppo di restare al di sopra della soglia di povertà. Circa tre quarti delle rimesse vengono usate per coprire bisogni basilari: cibo, bollette. Circa il 10% di quanto arriva viene utilizzato per coprire obiettivi di medio-lungo termine: i costi sanitari, la retta dell'università per un figlio. Circa il 15% viene destinato invece al risparmio o investito in piccole attività produttive capaci di generare reddito.

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