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Petrolio ai minimi da 7 mesi: cancellato l’effetto Opec

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Petrolio ai minimi da 7 mesi: cancellato l’effetto Opec

(Ap)
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Il mercato del petrolio ha riportato indietro le lancette, cancellando l’azione dell’Opec. Le scorte (quanto meno nell’area Ocse) sono tornate agli stessi livelli di prima dei tagli di produzione, oltre 3 miliardi di barili tra greggio e prodotti raffinati. E anche il prezzo del barile viaggia sui livelli dello scorso novembre, all’epoca del vertice in cui l’Organizzazione decise di chiudere i rubinetti insieme alla Russia e altri dieci Paesi.

Dopo il tonfo di quasi il 4% registrato mercoledì il mercato non è riuscito a risollevarsi: complice anche una risalita del dollaro, il Brent ha chiuso poco variato a 46,92 $, il Wti ha perso un ulteriore 0,6% a 44,46 $.

L’umore degli investitori è sempre più negativo. Non solo i risultati dei tagli Opec tardano a manifestarsi, ma addirittura si sta andando nella direzione opposta, verso un ritorno all’eccesso di offerta. Le prime previsioni per il 2018 dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) sono state una doccia fredda: la produzione non Opec, guidata dallo shale oil americano, l’anno prossimo crescerà più della domanda.

Sono state però soprattutto le scorte Usa – che sembrano aver ipnotizzato gli investitori – a dare il colpo di grazia alle quotazioni del barile. Gli stock di benzina stanno salendo da due settimane, una tendenza davvero anomala nel periodo estivo, e a 242 milioni di barili sono ai massimi stagionali da almeno 27 anni.

Le raffinerie potrebbero presto rallentare il passo. Ma a quel punto tornerebbero ad accumulare greggio. A meno che le importazioni e/o la produzione interna diminuissero: una svolta che gli investitori non confidano di vedere presto.

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