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Banche venete, Mef al lavoro per la cordata dei «volontari»

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Banche venete, Mef al lavoro per la cordata dei «volontari»

(Ansa)
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A gettare il sasso nello stagno del fronte italiano del negoziato sulle due banche venete è stato ieri Giulio Magagni, presidente di Iccrea, che ha parlato di «primi contatti con il ministero dell’Economia» per lavorare a una soluzione di sistema. Novità positive, intanto, potrebbero arrivare già dal Consiglio dei ministri fissato per oggi alle 18.30, proprio per aspettare il rientro del ministro Padoan dal vertice Ecofin. Dal Cdm potrebbe uscire un provvedimento d’urgenza: l’intervento, a cui i tecnici stanno lavorando, potrebbe concentrarsi su una soluzione ponte per sospendere il rimborso del bond di Veneto Banca in scadenza il 21 giugno, e comunque evitare che i tempi di attesa della risposta europea possano rendere ingestibile la situazione. Nel negoziato con Bruxelles peraltro è ancora in discussione il nodo dello sconto sull’apporto da 1,25 miliardi tramite capitali privati.

Intanto si lavora alla cordata privata. E a tal proposito, l’indicazione arrivata ieri da Magagni, che trova conferme da fonti del Mef, è la prima a far emergere in modo ufficiale una rete di contatti (anticipati sul Sole 24 Ore dell’8 e del 9 giugno) con cui Via XX Settembre sta tentando una moral suasion per costruire il gruppo di investitori privati in grado di affiancare il Tesoro nella ricapitalizzazione precauzionale come chiesto da Bce e commissione Ue.

Iccrea, che si dice «pronta a valutare» l’ipotesi «solo quando ci sarà chiarezza sulle condizioni», è solo una delle realtà contattate nei giorni scorsi, in un orizzonte che sembra concentrarsi prima di tutto sulle realtà territoriali per costruire la rete di sostegno a Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Nel riassetto del credito cooperativo, infatti, Iccrea si candida a guidare il più grande dei due gruppi (circa 160 istituti contro i 110 che si radunano intorno a Cassa centrale banca) anche grazie all’adesione della Federazione Veneta. Da lì potrebbe venire almeno un tassello di un mosaico più complesso, per costruire il pacchetto che nelle richieste europee deve valere 1,25 miliardi e che l’Italia punta ad alleggerire anche per renderlo più gestibile.

L’ottica, come ribadito dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al question time alla Camera di mercoledì, resta quella di un «investimento del tutto volontario da parte delle banche» sulla base della valutazione delle prospettive di investimento. Ma è scontato, come ai tempi del tentativo “di mercato” per salvare Mps, che l’Economia non si limita a un ruolo di spettatore passivo nella costruzione della rete di salvataggio.

Anche perché la costruzione di queste “adesioni volontarie” non sembra semplicissima. Il sistema bancario sembra anzi piuttosto frammentato al suo interno. Se è vero che le due banche più grandi - come UniCredit e Intesa - si sono rese disponibili a intervenire, è anche vero che quelle medie risultano recalcitranti all’ipotesi di un nuovo esborso. Il sostanziale azzeramento delle quote investite in Atlante, pari a 3,5 miliardi, brucia ancora. Soprattutto per quegli istituti che oggi sono impegnati in una serie di operazioni di efficientamento interno. «In questo momento stiamo risolvendo i compiti a casa nostra», ha detto nei giorni scorsi l’a.d. di BancoBpm, Giuseppe Castagna. Alcune banche, da Bper a Popolare Sondrio a Creval, sarebbero al momento fuori da convocazioni ufficiali. Resta da capire l’eventuale interesse da parte dei grandi gruppi internazionali presenti in Italia, che sono stati sondati nei giorni scorsi dal Mef.

Certo è che qualora gli inviti ad intervenire non sortissero gli effetti sperati, e quindi una partecipazione in massa da parte del sistema, si porrebbe un problema anche per quegli istituti più grandi che proprio fino ad oggi hanno dimostrato un’apertura. Molto dipenderà anche dall’eventuale sconto che il Mef riuscirà eventualmente a concordare con Bruxelles. Le difficoltà delle venete «dipendono da ostacoli di natura normativa che possono e devono essere superati», ha detto nei giorni scorsi il vice dg di Banca d'Italia Fabio Panetta. Da Dg Comp e dall’Ssm (il cui board si riunirà martedì prossimo) l’Italia è dunque in attesa di alcune conferme che potrebbero dare il via libera all’intervento di salvataggio. Forse la prossima settimana potrebbero esserci indicazioni più chiare.

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