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Esselunga, il piano di acquisto delle minoranze

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Esselunga, il piano di acquisto delle minoranze

  • –Carlo Festa

Il riassetto azionario di Esselunga torna di attualità. Tante ipotesi e potenziali compratori, ma il piano che circola in ambienti finanziari, il più credibile, è quello di un acquisto delle quote azionarie in mano agli azionisti di minoranza del gruppo, operazione finanziata da un fondo di private equity a leva. Sarebbe questa l’opzione attualmente in esame.

Concretamente Marina Caprotti, che controlla, insieme alla madre Giuliana Albera il 70% del capitale, andrebbe a ricomprare le azioni dei fratelli, figli del primo matrimonio di Bernardo Caprotti, Giuseppe e Violetta (complessivamente il 30% suddiviso tra i due).

Come? Appunto grazie al sostegno finanziario di un private equity, che metterebbe quindi fine alla contesa ancora in corso tra i due nuclei familiari. E alcune banche d’affari starebbero lavorando proprio su questa ipotesi.

Del resto, alle giuste condizioni, ci sarebbe la fila di private equity, anche se alla fine il problema potrebbe essere la governance scelta con un investitore finanziario. Già in passato si erano fatti avanti grandi investitori come Cvc e Blackstone.

C’è da dire che in questo scenario, ancora incerto, c’è anche la fila di gruppi strategici interessati a comprare il controllo dell’intera Esselunga: come potrebbero essere appunto Walmart, fino a conglomerate come la cinese Yida Investment group, con interessi nell’immobiliare.

Da tutti questi, e diversi altri, sarebbero arrivate manifestazioni d’interesse negli ultimi mesi. Tanto che si farebbe prima a indicare chi non è interessato ad Esselunga, vero gioiello tricolore della grande distribuzione. Ma il piano sembra, appunto, un altro: tranne che super-offerte miliardarie non siano tanto ghiotte da convincere tutti gli azionisti a vendere.

La soluzione più probabile è quella di una continuità familiare: Marina Caprotti al vertice della società della grande distribuzione (di cui controlla, insieme alla madre Giuliana Albera il 70% del capitale) punterebbe a ricomprare le quote di Giuseppe e Violetta.

Il problema maggiore resta proprio la liquidazione della quota di questi ultimi, nodo difficile da risolvere e oggetto di trattative complesse per la definizione di un prezzo di vendita giudicato congruo da entrambe le parti. Di sicuro i rumors di questi ultimi mesi, con indiscrezioni su offerte principesche, stanno alzando sempre più in alto l’asticella per chiudere la contesa familiare.

Ma, secondo fonti finanziarie, si starebbe lavorando all’ingresso sulla scena di un fondo di private equity per comprare (a leva) le quote di Giuseppe e Violetta.

Resta da capire se il riassetto coinvolgerà anche l’altra grande società del gruppo, cioè la Villata Partecipazioni, cui fanno capo le proprietà immobiliari: partecipata per il 55% dalla coppia madre-figlia Marina Caprotti Giuliana Albera e per il restante 45%, in quota paritaria (22,5%) sempre dai figli del primo matrimonio di Bernardo Caprotti con Giorgina Venosta.

La volontà di Marina Caprotti sembra infatti diretta a gestire il gruppo con i membri della famiglia a lei vicini, sostenuta da un fondo di private equity: non è un caso che nel consiglio della società operativa sia entrato come amministratore non esecutivo anche il marito, Francesco Moncada di Paternò, a fianco appunto della moglie, divenuta vicepresidente e la madre Giuliana Albera, presidente onorario.

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