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Gli hedge e il colpo mancato per un soffio sul bond subordinato di Veneto Banca

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Gli hedge e il colpo mancato per un soffio sul bond subordinato di Veneto Banca

(Bloomberg)
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Nella nebbia fitta e prolungata che circonda il salvataggio di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, una prima volta per tutti, c’è chi ha tentato fino all’ultimo il colpaccio. Giocando sul calendario, e sui tempi - eterni - del negoziato tra l’Italia, la Commissione europea e Bce: si tratta di chi si è comprato, o si è tenuto, fino a ieri il bond subordinato di Veneto Banca con scadenza 21 giugno. Poca roba, circa 85 milioni su un’emissione da 150 che successivamente era stata in parte ricomprata dalla banca, con un taglio minimo da 50mila euro e quindi per soli investitori istituzionali: trattandosi di un subordinato è quasi certo il coinvolgimento - cioè l’azzeramento - nel burden sharing che accompagnerà il salvataggio (non a caso il ministro Padoan ancora martedì ha sottolineato che non saranno toccati solo i bond senior, e non quelli subordinati), ma per un soffio non ha rischiato di essere rimborsato, integralmente.

Questione, si diceva, di calendario. La scadenza formale è il 21 giugno, ma la decisione circa il pagamento avrebbe dovuto essere presa al più tardi lunedì dal cda della banca. Per settimane il board guidato da Cesare Lanza e Cristiano Carrus, sul chi va là per mille altri motivi, si è trovato particolarmente in ambasce: rimborsare avrebbe significato sottrarre nei fatti circa 70 milioni dagli asset aggredibili in caso di burden sharing, con la doppia conseguenza di doverli trovare altrove e di destare le rimostranze degli altri titolari di subordinati; non rimborsare, invece, avrebbe causato un evento di default, oltre a prevenire una decisione che nei fatti spetta ai regulators e non è ancora formalizzata. Una questione tecnicamente spinosa e assolutamente inedita (le due ex popolari venete saranno la prima applicazione della deroga ex articolo 32 della direttiva Brrd al divieto di intervento dello Stato sancito dalla stessa Brrd), che ha visto la banca affiancata da Lorenzo Stanghellini, docente di diritto commerciale all’Università di Firenze, e che alla fine è stata risolta solo con il decreto di ieri del Consiglio dei ministri. In pratica, una norma ad hoc per risolvere una questione dall’ammontare assai modesto.

Un epilogo non scontato, e non a caso c’è chi ha speculato sull'esito opposto, cioè il rimborso integrale nel caso in cui la scadenza del bond avesse anticipato la decisione sul salvataggio. Diversamente non si spiegherebbe l’andamento sul mercato del titolo in questione, che - secondo le rilevazioni effettuate dal team di Guido Pardini di Intermonte - fino alla chiusura di giovedì ha galleggiato oltre quota 30, pur a fronte di una liquidità assai modesta. Trenta su 100 è poco, ma molto di più degli altri bond subordinati di Veneto Banca e Popolare Vicenza, che da mesi viaggiano rispettivamente intorno a quota 6-8 e quota 7-9 In pratica, c’era chi sperava nel colpaccio, cioè un rimborso a 100: per lo più hedge fund, considerato che tra gli istituzionali più noti sui terminali non risultavano quote rilevanti.

Venerdì le prime indiscrezioni sulla sospensione ex decreto (anticamera dell'azzeramento) e immediato il fuggi fuggi con conseguente mazzata: già verso le 13 il titolo veniva scambiato attorno a quota 17, con trend in discesa. A poche ore dalla chiusura definitiva degli scambi, scattata ieri sera, vista l’imminente scadenza: il colpaccio è stato mancato davvero di un soffio.

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