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Mediaset prova a blindarsi con il buy-back azionario

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Mediaset prova a blindarsi con il buy-back azionario

Imagoeconomica
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Mediaset prova a blindarsi con il buy-back, predisponendo nel contempo uno strumento per sostenere il titolo nel caso in cui Vivendi cedesse le sue azioni sul mercato. Nelle pieghe del Regolamento emittenti della Consob, la società del Biscione è riuscita a trovare una strada per poter acquistare fino al 10% di capitale proprio senza far scattare il superamento delle soglie d’Opa da parte di Fininvest. Per farlo è però necessario che all’assemblea Mediaset del 28 giugno si presenti almeno il 10% del capitale “flottante” e che almeno la metà dei soci di mercato partecipanti approvi il riacquisto di azioni proprie.

Lo spiega in dettaglio la relazione illustrativa degli amministratori sul punto 6 all’ordine del giorno che riguarda appunto l’«autorizzazione al consiglio per acquisto e alienazione di azioni proprie». Sotto pressione del rastrellamento di Vivendi (che ha il 28,8% del capitale e il 29,9% dei diritti di voto), Fininvest ha arrotondato la sua quota, rilevando un pacchetto complessivo del 3,527% a metà dicembre e un altro 1,27% dal 20 aprile all’11 maggio scorso. La partecipazione maggioritaria è così salita al 39,53% del capitale e, considerate le azioni proprie già nel portafoglio di Cologno, al 41,08% dei diritti di voto. Dal momento che la holding della famiglia Berlusconi non detiene ancora il controllo di diritto, cioè più del 50% del capitale, per evitare l’obbligo di Opa totalitaria ulteriori incrementi della partecipazione dovrebbero essere contingentati al 5% dei diritti di voto nell’arco di dodici mesi, dunque, con acquisti a rate nelle due finestre del prossimo mese di dicembre e poi l’anno prossimo da fine aprile a inizio maggio.

C’è però un’eccezione prevista dall’articolo 44-bis del Regolamento emittenti, nel caso in cui la delibera assembleare sul buy-back «sia stata approvata anche con il voto favorevole della maggioranza dei soci dell’emittente, presenti in assemblea, diversi dal socio o dai soci che detengono, anche congiuntamente, la partecipazione di maggioranza anche relativa, purchè superiore al 10%». Nel caso specifico, significa che a riguardo non conterebbero nè i voti di Fininvest, nè quelli di Vivendi, anche se si presentasse in assemblea con meno del 10% . Conterebbe cioè solo il mercato, a condizione che sia presente con almeno il 10% del capitale e che la maggioranza sia a favore. Dopo il rastrellamento francese è da considerare che il flottante è ormai ridotto al 30%, diviso all’incirca a metà tra investitori istituzionali e piccoli risparmiatori. Il quorum partecipativo del 10% potrebbe però essere raggiunto, dal momento che sostenere il buy-back, così come strutturato, è anche nell’interesse del mercato. Se Vivendi dovesse dismettere la sua quota in Borsa, perlomeno quella in eccesso rispetto al 10% ammesso anche dall’Agcom, troverebbe un compratore potenziale nella stessa Mediaset, almeno per una parte, a beneficio della tenuta del titolo. Diversamente, sia Fininvest che Mediaset non potrebbero di fatto intervenire, se non nei limiti dell’incremento del 5% (spalmato nei 12 mesi) dell’attuale quota di maggioranza.

Nella relazione predisposta per l’assemblea, per le modalità operative degli acquisti, si cita espressamente l’articolo 144-bis del Regolamento emittenti che prevede anche il tramite di un’Opa. Una mini-Opa in realtà, perchè, considerate le azioni proprie già in portafoglio (il 3,795% ), il massimo che Mediaset potrebbe riacquistare è il 6,473% del suo capitale, per raggiungere il tetto del 10%. In questo modo, poichè le azioni proprie sono comunque prive di diritto di voto, la quota di Fininvest salirebbe al 43,92% del capitale votante, ma la holding, con l’ok del mercato al buy-back, potrebbe ancora effettuare gli acquisti incrementali in esenzione d’Opa, superando così il 49% nel maggio dell’anno prossimo. A quel punto il controllo sarebbe blindato, ma è anche possibile che non ce ne sia bisogno se, dopo un anno di guerra innescata dal contratto disatteso su Premium, si arriverà a trattare la pace con i francesi.

Lunedì Vivendi presenterà il suo piano all’Agcom, ma ricorrerà anche al Tar contro la delibera dell’Authority che le impedisce di restare contemporaneamente in Telecom e Mediaset con quote superiori al 10%. Poi si vedrà.

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