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Oggi le azioni cinesi potrebbero entrare nel gotha dell’indice globale…

Msci Emerging Markets

Oggi le azioni cinesi potrebbero entrare nel gotha dell’indice globale degli emergenti

Le azioni cinesi quotate a Shanghai nell’Msci Emerging Markets, il più grande indice globale che comprende i titoli dei Paesi Emergenti. Il via libera a lungo atteso potrebbe arrivare nella tarda serata di oggi, quando Morgan Stanley si pronuncerà nuovamente sull’inclusione delle cosiddette «A-Shares» nel paniere, dopo aver negato l’accesso negli ultimi 3 anni, contribuendo a sgonfiare quella bolla che si era creata nel corso del 2014 e del 2015. La svolta, se si verificherà, sarà comunque parziale, perché la scelta di Msci (e dietro di lei dei grandi fondi di investimento) è frutto di un compromesso e soltanto una minima parte di quell’enorme mercato entrerà per il momento a far parte dell’indice.

FINO ALLA “BOLLA” E RITORNO
Andamento degli indici Msci Emerging Markets e Shanghai A-Shares base 100=31/12/2013. (Fonte: Thomson Reuters)

Un potenziale enorme
La questione non è di poco conto: formalmente la Borsa di Shanghai sarebbe la terza per capitalizzazione al mondo con i suoi circa 7.500 miliardi di dollari di valore. Solo pochi investitori qualificati hanno però accesso ai suoi titoli e la mancanza di trasparenza (oltre che di accesso) ha impedito che fosse inclusa nei principali indici internazionali, dove già alloggiano le azioni cinesi off-shore (cioè quelle quotate a Hong Kong), cosa che avrebbe costretto i grandi fondi a muoversi immediatamente per colmare la lacuna nei propri prodotti, specialmente quelli a gestione passiva che tendono a replicare i benchmark senza grandi variazioni.

UN PICCOLO PASSO PER UN GIGANTE
La possibile composizione dell'Indice Msci Emerging Markets se Shanghai sarà inclusa. Dati in % al 27 marzo 2017. (Fonte: AllianceBernstein su dati Msci)


Tanto per fare un esempio seguendo i calcoli di AllianceBernstein, se fossero incluse nella loro totalità, le azioni di categoria A di Shanghai finirebbero per avere un peso del 18,2% nell’indice Msci Emerging Markets: un’enormità, ed è per questo che la sola ipotesi di un ingresso negli anni passati aveva dato un contributo non secondario all’impennata dello Shanghai, che aveva più che raddoppiato le sue valutazioni nei primi mesi del 2015. Le successive bocciature hanno viceversa ridimensionato il mercato e l’andamento rialzista, ma ben più tranquillo della Borsa cinese nell’ultimo anno e mezzo è anche il segnale del fatto che gli investitori sembrano averci messo una pietra sopra.

La «scure» di Msci
In realtà il via libera sarebbe vicino questa volta, ma si tratta appunto di una svolta parziale perché per favorire l’inclusione Msci ha stretto le maglie del proprio setaccio, con il risultato che soltanto 169 delle 448 società candidate potranno accedere e che le azioni di classe A avranno un peso di appena lo 0,5% nel futuro indice Emerging Markets. «Le condizioni potrebbero essere maggiormente favorevoli proprio perché di recente Msci ha deciso di allentare le rigorose condizioni di ingresso e adottare un approccio graduale e più pragmatico: inizialmente tale iniziativa riguarderà pochi titoli, selezionati nell'ambito di accordi istituzionali semplificati rispetto a quelli offerti nelle proposte precedenti», conferma Donatella Principe, Head of Fund Selection Unit and Institutional Sales di Fidelity International, sottolineando che «la scelta restringe l’universo delle azioni investibili ma rende più probabile l'inclusione».

Un primo passo (necessario)
Se è vero che il quantitativo non è evidentemente sufficiente a stuzzicare l’appetito degli investitori, il cambiamento sarebbe comunque da non sottovalutare in chiave futura. «La decisione è solo un primo passo», osserva John Lin, Portfolio Manager China Equities di AllianceBernstein, spiegando che «gli investitori dovrebbero iniziare già ad immaginare l’impatto delle A-shares cinesi nella loro allocazione su portafogli globali o emergenti, includendo nell’analisi la possibilità che presto o tardi l’Emerging Market Index possa essere diviso in All China e EM Ex-China». Del resto, aggiunge il gestore, «l’intero mercato delle A-shares cinesi è ampio, liquido, ancora in crescita e con un contesto che vede gli investitori retail contare per circa l’80% del controvalore giornaliero: queste condizioni sono ideali per gli investitori attivi che sono in grado di individuare inefficienze, per esempio sui prezzi, e opportunità nel lungo termine». Non resta che attendere il nuovo pronunciamento di Msci.

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