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I conti segreti in Svizzera della «bancaria dei miracoli» di Mirandola

RISPARMIO TRADITO

I conti segreti in Svizzera della «bancaria dei miracoli» di Mirandola

Errate o mancate registrazioni antiriciclaggio, accertamenti dell’agenzia delle Entrate, un verbale del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Modena datato 26 ottobre 2011 dove «si chiede conto» a un cliente del Credem «di una serie di operazioni di versamento e prelevamento contante transitate su alcuni conti e su un conto transitorio», voluntary disclosure per “scudare” somme esportate. Ancora: movimenti di contante per cassa su conti transitori della filiale Credem di Mirandola (Modena), gestione di conti bancari ticinesi collegati a società anonime panamensi dirette da fiduciari, concessioni di finanziamenti alla clientela (garantiti da bond Credem per 1,1 milioni) sotto forma di fidi erogati nominalmente per ristrutturare immobili, ma poi usati dagli stessi clienti «al fine di trasferire disponibilità in Svizzera». E soprattutto: l’assistenza a clienti per aprire conti bancari a Lugano, la cura diretta di «rapporti con i soggetti dediti al trasferimento dei contanti oltre confine», la ricezione sui server del Credem di almeno cinque email di un dipendente di Banca Zarattini (ex Banca Euromobiliare Suisse, controllata di Lugano del Credem sino a metà 2012) con documenti ufficiali, poi «ripuliti», sulla posizione dei portafogli titoli detenuti in Canton Ticino dai clienti, manipolati per far apparire patrimoni oltreconfine ben maggiori di quella reali.

Di più: la gestione di “Glaeditia”, un conto “cifrato” in Banza Zarattini a Lugano collegato a una chiavetta “criptata” per movimentarlo via web. Infine, il 4 giugno 2015, nel giro di cinque minuti, due telefonate a una filiale di Crédit Agricole Financements e un’altra di Crédit Agricole Suisse di Ginevra. C’è tutto questo, e anche altro, in un esplosivo rapporto di nove pagine dell’audit interno del Credito Emiliano, datato 21 novembre 2016, sulla vicenda della “bancaria dei miracoli”. Rapporto che Plus24 ha visionato e che evidenzia per la banca un “rischio residuo” pari a 5, al massimo della scala. Una ex direttrice di filiale e poi private banker, licenziata dal Credem l’11 aprile 2016 e rinviata a giudizio per furto a Modena – prima udienza al prossimo dicembre – che è accusata da ottobre 2015 da decine di clienti di aver fatto sparire un centinaio di milioni dei loro risparmi.

La vicenda è quella della filiale del Credem di Mirandola (Modena) dove operava la “bancaria dei miracoli”. Esperta di gestioni patrimoniali, la bancaria millantava la capacità di ottenere rendimenti a doppia cifra e per quasi vent’anni aveva consegnato ai clienti rendiconti artefatti dei loro portafogli d’investimento. Ma nell’autunno del 2015, quando alcuni clienti avevano chesto disinvestimenti milionari, l’operatrice private era sparita lasciando nel panico decine di nuclei familiari che le avevano affidato negli anni una somma complessiva, ma smentita dalla banca, di un centinaio di milioni. Dura da allora lo scontro legale tra clienti e banca che ha portato, sinora, a denunce penali con un rinvio a giudizio a Modena e un procedimento in fase istruttoria a Bologna, e a richieste in sede civile di danni per posizioni ingenti: alcuni clienti lamentano ammanchi personali anche di decine di milioni.

Prima del report del 21 novembre 2016 dell’audit di Credem, la storia della “bancaria dei miracoli” poteva apparire un clamoroso caso di “buco” durato lustri nei controlli interni della banca. Poteva sembrare “solo” la follia di una banker che avrebbe presentato ai clienti investimenti sempre più performanti, infilandosi invece in un dedalo di operazioni rischiose sfociate in perdite colossali, occultate modificando i documenti. Ora però, scrive l’audit del Credem, vi sono «rilevanti dubbi sulla provenienza delle somme» versate in contante dalla banker sui conti transitori della filiale di Mirandola tra dicembre 2008 e giugno 2009 che rendono «possibile, benché non dimostrabile» la versione del cliente titolare di conti svizzeri e di una società anonima a Panama (Spartel International), sottoposto ad accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e autore di una voluntary disclosure legata all’esame della Guardia di Finanza del 26 ottobre 2011, secondo il quale «si siano concretizzati degli scambi di denaro tra i clienti»: una sorta di circolazione di contante back to back in Italia come contropartita a spostamenti di risorse oltreconfine. Lo stesso cliente ha consegnato a Banca Zarattini documenti da cui risulterebbero a fine 2013 1,98 milioni sui propri conti svizzeri, ma la banca elvetica ha respinto il reclamo dichiarando artefatta la documentazione e affermando che il saldo a fine 2013 era di 498mila euro scesi poi a 320mila a fine 2014. Artefatta sarebbe anche la documentazione consegnata allo stesso cliente dalla bancaria secondo la quale Credem gli avrebbe corrisposto un «rimborso di 185mila euro come indennizzo per un accertamento dell’agenzia delle Entrate subito dal cliente a causa di errate segnalazioni antiriciclaggio connesse a movimenti in seno alle gestioni patrimoniali».

Ma il report dell’audit Credem segnala soprattutto gli elementi «a sostegno dell’ipotesi» che la “bancaria dei miracoli” «si sia appropriata indebitamente di parte delle disponibilità» dei clienti. Il rapporto chiede alla banca di valutare ulteriori azioni legali nei suoi confronti, di «valutare ai sensi della normativa antiriciclaggio le movimentazioni di contante» relative ai clienti e di «affrontare il contenzioso» con altri clienti «alla luce delle nuove evidenze emerse».

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