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Il caos del Brasile e i gemelli miliardari, signori della bresaola

Crisi in Sudamerica

Il caos del Brasile e i gemelli miliardari, signori della bresaola

Cosa unisce il caos del Brasile con la bresaola, il prelibato affettato della Valtellina? Se il paese carioca è in un clima da guerra civile, con l’esercito in strada, un premier travolto dagli scandali e dimissionario, e il rischio imminente di finire tra i paesi «spazzatura», uno dei tanti fili della vicenda arriva a lambire anche le valli lombarde. Lo scandalo che sta mettendo in ginocchio il Brasile si chiama «CarWash», roba da far impallidire la nostra «Tangentopoli»: è un’indagine sulla corruzione di circa 1800 politici, che va avanti da 3 anni. Il caos è esploso sull’onda delle rivelazioni di Joesley e Wesley Batista, gli imperatori mondiali della carne, proprietari della multinazione Jbs. Le loro verità choc hanno fatto cadere il neonato governo di Michel Temer, finito anche lui sotto indagine.

Collezionisti di Ferrari, proprietari di un mega-yacht Azimut, i due fratelli che in Brasile si spostano solo in elicottero, miliardari già a 30 anni, sono anche i padroni di Rigamonti, storico salumificio nato nel 1913 e il più famoso marchio italiano di bresaola. Che piace così tanto, perché magrissima e facile da conservare e preparare, da aver conosciuto un successo planetario. Peccato, però, che la Valtellina da sola non riesca a produrre tanta bresaola per soddisfare la domanda mondiale.

Dove, invece, abbondano spazi e allevamenti di bovini adatti a diventare bresaola, è il Brasile. E l’Italia infatti importa a manbassa la carne brasiliana (27 mila tonnellate nel 2016). Ecco la geniale trovata dei fratelli Batista: allevare animali in Sudamerica e poi portare la carne da far maturare e processare in Valtellina, dove così può fregiarsi del nome bresaola, perché una legge consente di usare il nome, a patto che almeno una fase delle lavorazione sia stata fatta in Lombardia. Da lì, le pregiate fette sottili, a questo punto diventate marchio Igp, prendono la via delle tavole di tutto il mondo. Mancava però un’azienda di bresaola: ecco che 6 anni fa Jbs comprò Rigamonti, così da controllare tutta la filiera della bresaola. Pochi mesi fa, era scoppiato un altro scandalo, e i due fratelli carioca, ancora una volta, c’erano dentro fino al collo. Partite di «carne fraca» (carne debole) brasiliana, mascherata da additivi, aveva preso la via dell’Europa. La Ue aveva bloccato le importazioni e messo nel mirino 21 aziende, tra cui la Jbs, ma Rigamonti non è mai stata interessata. Una vita spericolata, quella dei due fratelli Batista. In 10 anni, una macelleria di famiglia è diventata il numero uno al mondo della carne: una mega-multinazionale da 30 miliardi di dollari di fatturato, terzo gruppo alimentare al mondo dopo Nestlè e Kraft. Il tutto a suon di acquisizioni, in tutto il mondo, per la stratosferica cifra di 20 miliardi di dollari. Una scalata fulminante: impossibile farla così velocemente senza qualche «aiutino». E l’aiutino erano tangenti per centinaia di milioni pagate dalla J&F Partecipaoes, la cassaforte di famiglia, a partiti, politici, banche e istituzioni, hanno rivelato i due fratelli ai magistrati. Anche l’ex premier Dilma Roussef, finita sotto impeachment, avrebbe ricevuto elargizioni dai due fratelli.

Dieci anni fa Joesley e Wesley sbarcarono anche in Italia, una delle tante tappe della loro resistibilissima ascesa: entrarono in affari con Cremonini e comprarono il 50% della Inalca, il produttore di carni della famiglia modenese. Prezzo: 250 milioni di euro. Ma nel giro di poco tempo, la multinazionale sudamericana e il «Re» italiano della carne arrivano ai ferri corti: scoppia una guerra dove i brasiliani accusano gli italiani di non rispettare i patti e di nascondere i veri numeri di Inalca. Il braccio di ferro dura un anno e si chiude con un divorzio consensuale: Cremonini si ricompra il 50% della sua partecipata. Da allora, dei due miliardari si erano un po’ perse le tracce, almeno in Italia.

Ora i due fratelli carnivori si sono presentati davanti ai magistrati: hanno spifferato anni di corruzioni, in cambio dell’immunità, ennesima conferma della loro abilità nelle trattative. Scappati dal Brasile, grazie al lasciapassare, si sono rifugiati in esilio dorato a New York, in un lussuoso appartamento a Manhattan. Mentre Joesley e Wesley inguaiano il Brasile e lo abbandonano al suo destino, Jbs passa da uno scandalo all’altro: dopo la carne avariata, è finita nel mirino per i rapporti incestuosi con la Bndes, l’equivalente della Sace brasiliana. La banca che finanzia l’export delle aziende carioca aveva concesso prestiti per comprare aziende all’estero (le americane Pilgrim’s Pride e anche la fallita scalata alla storica conglomerata, in crisi, Sara Lee): lo shopping all’estero di Jbs è tutto in odore di doping. L’ultima tegola, poche settimane fa: una stangata da 10 miliardi di reais (poco meno di 3 miliardi dieuro) da parte della CVM, la Consob brasiliana, come accordo tombale per una vecchia questione risalente al 2002. Ma, ancora una volta, c’è la scappatoia: la multa Jbs la potrà pagare a rate, in 25 anni. Nel frattempo chissà che ne sarà stato del Brasile.

Riceviamo dal Consorzio Tutela Bresaola della Valtellina


Il pezzo contiene diverse inesattezze e imprecisioni sul nostro prodotto, che risulta così connotato negativamente:
-Il titolo e l'apertura, anche se espressi in forma dubitativa, chiamano comunque in causa la Bresaola della Valtellina IGP, che è invece estranea alle vicende in Brasile.
-Il passaggio “E l'Italia infatti importa a manbassa la carne brasiliana (27 mila tonnellate nel 2016)” contiene dati fuorvianti. Si citano numeri di tutta la carne importata dal Brasile nel nostro Paese. Inserirlo tra due passaggi in cui si parla di bresaola non ha senso. In realtà, la carne brasiliana utilizzata da tutti gli associati al nostro Consorzio (e non solo dall'azienda Rigamonti) per realizzare la Bresaola della Valtellina è circa la metà rispetto alle cifre da voi riportate. E corrisponde a meno dello 0,2% del totale di carne bovina prodotta l'anno scorso dal Paese sudamericano (9.6 milioni di tonnellate). Basterebbe questo dato a rispondere alla domanda in apertura. Collegare il prodotto e le 14 aziende associate al nostro Consorzio di Tutela alla vicenda “Car Wash” o a Carne Fraca” è quindi inappropriato.
-Il passaggio “Ecco la geniale trovata dei fratelli Batista: allevare animali in Sudamerica e poi portare la carne da far maturare e processare in Valtellina, dove così può fregiarsi del nome bresaola, perché una legge consente di usare il nome, a patto che almeno una fase delle lavorazione sia stata fatta in Lombardia. Da lì, le pregiate fette sottili, a questo punto diventate marchio Igp, prendono la via delle tavole di tutto il mondo.” contiene diverse inesattezze. L'import in Italia di carne brasiliana adatta ad essere trasformata in bresaola della Valtellina esisteva da molto prima che JBS acquisisse Rigamonti. Rigamonti, come altre aziende produttrici della Valle, acquista carne dai fornitori brasiliani e di altri paesi Sudamericani e Europei da almeno 30 anni, alle ricerca dei tagli più adatti. Il disciplinare della bresaola della Valtellina IGP è molto severo circa la qualità e le caratteristiche delle carni e prevede che TUTTO il processo di lavorazione (e non solo una fase) avvenga in Valtellina (E non in tutta la Lombardia).

Replica dell’Autore

Lo scandalo di Jbs e dei fratelli Batista è finita sui giornali di tutto il mondo: ci siamo limitati a riepilogare una storia senza entrare nel merito della bresaola della Valtellina, ma riepilogando notizie e numeri noti (che infatti lo stesso consorzio non smentisce, ma anzi conferma). Essendo Jbs proprietario del più grosso produttore italiano di bresaola, lo scandalo in Brasile interessa, giornalisticamente, anche l'Italia. Quanto alla carne avariata in Brasile, il pezzo non associa in alcun modo la bresaola alla vicenda, ma si limita a ricordare che Jbs ne fu coinvolta. E infine, relativamente all'import di carne brasiliana, si è citata la quantità totale di carne che arriva dal Brasile, non essendo disponibili dati separati per prodotto. Anche qui nessun riferimento alla bresaola in sé, ma solo un numero perché il lettore abbia un'idea del fenomeno.

Simone Filippetti

Brasile nel caos

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