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In Borsa sei indici per fare prodotti Pir compliance

pmi e finanza

In Borsa sei indici per fare prodotti Pir compliance

(Bloomberg)
(Bloomberg)

Corre il mondo delle piccole aziende quotate in Borsa. Da inizio anno gli indici di Borsa dove sono più presenti le Pmi quotate hanno messo a segno performance positive: del 23,27% quello della small cap, del 24,71% l’Aim Italia e poi quello che brilla di più il Ftse Italia Star con un + 27,92 per cento. Il tutto a fronte dell’indice Mib che segna un 8,87 per cento. Se una correzione è possibile, qualcuno parla di bolla per effetto dei Pir: i piani individuali di risparmio, strumenti lanciati a inizio anno per finanziare l’economia reale convogliando il risparmio dei privati verso le imprese, grazie alla spinta del vantaggio fiscale (esenzione totale da capital gain, successione e altre rendite finanziarie) se si resta nello strumento per almeno 5 anni.

Un portafoglio Pir deve investire rispettando alcuni criteri: almeno il 70% di esso deve essere investito in strumenti finanziari emessi da aziende italiane o europee con stabile organizzazione in Italia, escluse le imprese che operano nel settore immobiliare. Di questo 70%, almeno il 30% del portafoglio Pir (ovvero il 21% del totale) deve essere investito in titoli emessi da aziende non presenti sull’indice Ftse Mib di Borsa Italiana o su altri indici equivalenti di altri mercati regolamentati.Il restante 30% può essere indirizzato verso altri strumenti finanziari, senza vincoli specifici, tranne un vincolo di concentrazione applicabile a tutto il portafoglio Pir. In realtà, per quanto i Pir abbiamo già messo a segno oltre 4 miliardi di euro di raccolta fresca, per ora questa è nella gran parte ancora nelle casse di molti intermediari. Degli oltre 40 fondi Pir compliance arrivati sul mercato (Eurizon ha raccolto già circa 800, Mediolanum ha superato il miliardo) il grosso degli investimenti sulle società deve ancora venire. Certamente su queste aziende si è acceso un faro e molte di queste presentano indicatori fondamentali in miglioramento. Insomma, c’è un contesto favorevole per le aziende di qualità.

A fine anno si prevede una raccolta di oltre 10 miliardi. Ma non ci sono solo i fondi comuni Pir compliance. Ci sono anche gli Etf, i fondi passivi e i conti Pir, tutti devono rispettare questi criteri di investimento. Ecco allora che Ftse Russell ha creato sei nuovi indici di titoli (da domani tutti attivi) per un totale di 271 azioni negoziate che coprono tutti i segmenti dei mercati azionari di Borsa Italiana, rispettando i requisiti di diversificazione previsti dalla disciplina Pir.Si tratta del Ftse Italia Pir Pmi Plus, Ftse Italia Pir Star, Ftse Italia Pir Benchmark, Ftse Pir Mid Small cap, il Ftse Pri Pmi All e il Ftse Pir Benchmark Star. Due i criteri fondamentali che li compongono: esclusione delle società estere e immobiliari; priorità ai titoli più capitalizzati e liquidi. Ovviamente nell’asset allocation dei Pir non ci sono solo azioni. «Anche il segmento dedicato alle piccole emissioni obbligazionarie definite mini-bond si sta sviluppando – ha commentato Pietro Poletto, responsabile della divisone di fixed income di Borsa Italiana – dalla sua nascita sono stati quotati sul segmento Extra MOT PRO 236 titoli per un controvalore di 11 miliardi.

Certo è un segmento che sta muovendo i primi passi e che richiede un cambiamento culturale negli imprenditori e un impegno da parte dei loro advisor. Noi ci crediamo. Il nostro tessuto imprenditoriale è caratterizzato da micro aziende. Quando si fanno emissioni, così come quando ci si quota in Borsa, si deve essere disposti a comunicare al mercato con la massima trasparenza. Ma il processo di cambiamento è in atto. Per favorire questo cambiamento in tema di trasparenza, abbiamo lanciato PRO Link, un portale dedicato al mercato, che favorisce una comunicazione più trasparente, più completa e efficace».

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