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La Fed «falco» fa soffrire l’oro: prezzi ai minimi da…

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La Fed «falco» fa soffrire l’oro: prezzi ai minimi da un mese

La spinta alla ricerca di beni rifugio non è venuta meno, ma l’oro è tornato a soffrire l’effetto Fed. Dopo il rialzo dei tassi negli Stati Uniti – e con la Federal Reserve che si è mostrata ben decisa a proseguire la stretta moneraria – le quotazioni del metallo prezioso hanno ripreso a scendere, ripiegando sotto 1.250 dollari l’oncia, ai minimi da un mese.

La tendenza al ribasso, strettamente legata al rafforzamento del dollaro, non sembra quindi essersi esaurita, nonostante il permanere di numerosi fattori di tensione, che potrebbero fare da sostegno: la stituazione in Medio Oriente rimane incerta e ci sono stati una serie di nuovi attentati terroristici negli ultimi giorni, anche in suolo europeo. Inoltre la Gran Bretagna ha avviato le trattative per l’uscita dall’Unione europea.

D’altra parte gli investitori hanno cominciato ad allontanarsi dal lingotto. Il patrimonio degli Etf sull’oro sta calando da tre settimane e da mercoledì, quando la Fed ha aumentato i tassi di interesse, si è ridotto da 55.654 a 55.231 milioni di once.

Anche gli speculatori stanno perdendo entusiasmo per l’oro: nella settimana al 13 giugno, vigilia della riunione della Fed, i money managers hanno ridotto dell’11% l’esposizione netta al rialzo al Comex, portandola a 155.037 contratti, tra futures e opzioni.

La riduzione rispecchia una buona dose di intuito riguardo all’orientamento mostrato da Janet Yellen, che non si è fatta frenare dal riaffacciarsi di tendenze deflazionistiche, né dai dubbi sulla salute dell’economia americana, per riconfermare il programma di un’ulteriore rialzo dei tassi nel 2017, seguito da tre “strette” nel 2018.

I giochi non sono comunque fatti ed è probabile che il mercato continui a rimanere focalizzato sulle politiche delle banche centrali: non solo la Fed, che potrebbe cambiare di nuovo rotta, ma anche la Banca d’Inghilterra, in cui sta crescendo la tentazione di rialzo dei tassi, e la Banca centrale europea, che forse è ancora lontana da una stretta, ma non sembra certo avviata a diventare ancora più accomodante

«Possiamo aspettarci un altro gioco di attesa – osserva Ole Hansen di Saxo Bank –in cui i trader osserveranno i dati economici per vedere se l’outlook positivo della Fed e la velocità pianificata degli aumenti dei tassi siano giustificati».

Hansen invita d’altra parte a non sottovalutare l’effetto dei ribassi di prezzo, che potrebbero rilanciare la domanda fisica di oro, com’era avvenuto a inizio maggio, quando c’era stata una discesa in area 1.220 $/oncia.

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