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Vivendi congela i diritti di voto su Mediaset

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Vivendi congela i diritti di voto su Mediaset

(Epa)
(Epa)

Ricorso al Tar contro la delibera Agcom e congelamento dei diritti di voto in Mediaset per la quota eccedente il 10%. Vivendi ha risposto con una doppia mossa alla prescrizione dell’Authority delle comunicazioni che il 18 aprile scorso aveva giudicato incompatibile con le norme del Tusmar la contemporanea presenza del gruppo francese in Telecom e Mediaset con quote superiori al 10%. Allo scadere dei termini utili, dunque, Vivendi ha presentato venerdì scorso il ricorso al Tar contro la delibera e ieri ha depositato il piano chiesto dall’Agcom con il quale ottempera alle disposizioni dell’Authority congelando i diritti di voto in Mediaset, appunto, per la quota eccedente il 10%.

Non sono stati diffusi comunicati in merito, perchè l’Agcom deve avere il tempo di valutare se la proposta è congrua, ma certamente quando il piano sarà accettato in via definitiva sarà data comunicazione dato che la notizia è price sensitive e riguarda società quotate. Tanto più che Mediaset terrà prossimo 28 giugno la sua assemblea di bilancio, nella quale sottoporrà ai soci anche la proposta di rinnovare la delega al buy-back fino al 10% del capitale, con modalità che - se approvate - nel giro di un anno permetterebbero a Fininvest, volendo, di rafforzare la presa sul Biscione fino a oltre il 49%.

Nel frattempo Mediaset ha comunicato di avere il pieno controllo di Premium - la pay-tv che è stata all’origine della diatriba con i francesi - dopo aver rilevato l’11,1% del capitale che era in mano a Telefonica. Per la compagnia iberica la partita sarebbe stata chiusa già l’8 aprile dell’anno scorso, quando era stato firmato il contratto di compravendita di Premium a Vivendi. Allora gli spagnoli sarebbero usciti con una minusvalenza superiore ai 20 milioni sulla quota che era stata valutata 100 milioni nell’ambito della cessione della partecipazione di Mediaset nella pay-tv spagnola rilevata dall’incumbent telefonico. Oggi di fatto la mossa allinea gli interessi di Telefonica a quelli di Mediaset, dal momento che il gruppo guidato da José Maria Alvarez Pallete ha accettato un corrispettivo variabile (e aleatorio): avrà diritto infatti all’11,1% di quanto Mediaset otterrà di risarcimento per la mancata cessione di Premium.

Per tornare al ricorso di Vivendi, la tesi sostenuta è che il comportamento del gruppo è stato sempre rispettoso della legge e che la media company transalpina non controlla Mediaset, nè è in grado di influenzarne la gestione. I francesi erano partiti col sostenere che non controllavano nè Telecom nè Mediaset, ma su Telecom è intervenuta la Ue che ha accertato il controllo di fatto. È vero che Vivendi è arrivata alla soglia dell’Opa col 29,9% dei diritti di voto, ma è anche vero che Fininvest è al 41%. Probabilmente per il fuoco di sbarramento del contenzioso impostato dalle società che fanno capo alla famiglia Berlusconi, comunque Vivendi non ha esercitato finora alcun diritto sulla quota, non ha chiesto posti in consiglio, nè di integrare gli argomenti all’ordine del giorno in assemblea. Resta il fatto che l’impostazione dell’Agcom è differente, in quanto non si basa sul concetto di controllo, bensì su quello del collegamento societario, un legame incompatibile con le dimensioni di Telecom e Mediaset nei rispettivi sr

ettori. Ad ogni modo la quota nel Biscione sarà sterilizzata nei diritti di voto per la parte eccedente il 10%, probabilmente con il trasferimento della partecipazione in un trust, in attesa di essere venduta, salvo che il Tar nel merito non ribalti la delibera dell’Agcom.

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