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Tango bond a 100 anni: è boom

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Tango bond a 100 anni: è boom

Buenos Aires.Buenos Aires.Buenos Aires. La casa Rosada, sede centrale del potere escutivo della Repubblica Argentina
Buenos Aires.Buenos Aires.Buenos Aires. La casa Rosada, sede centrale del potere escutivo della Repubblica Argentina

Dall’anno della sua indipendenza (1816) ad oggi l’Argentina ha dichiarato default ben otto volte. L’ultima delle quali appena tre anni fa al culmine della controversia con i fondi avvoltoio che non avevano aderito alla ristrutturazione proposta dal Paese dopo il crack del 2001. Con una storia del genere molti investitori si sono stupiti a leggere la notizia, uscita lunedì, del lancio di un’obbligazione a 100 anni. Chi mai potrà dare credito con una scadenza così lunga ad un Paese che nel corso della sua storia ha dato più volte prova di inaffidabilità? La risposta a questa domanda, che in molti si sono posti tra gli addetti ai lavori, è arrivata ieri quando il Governo argentino ha comunicato i numeri dell’operazione. Numeri che parlano di un indiscutibile successo: il controvalore dei titoli collocati è stato pari a 2,75 miliardi di dollari a fronte di una richiesta del mercato che stata pari a oltre tre volte tanto: 9,75 miliardi.

Il titolo garantirà ai sottoscrittori un rendimento annuo del 7,9 per cento. A sottoscriverla sono stati soprattutto assicurazioni e fondi pensione. Soggetti che in genere hanno una strategia di lungo periodo e che, con i tassi ancora molto bassi in Europa e Stati Uniti, hanno da tempo grossi problemi di redditività. Ad ingolosirli è stata la cedola che di fatto permette ai sottoscrittori di ripagarsi l’investimento nel giro di 12-13 anni per poi avere solo guadagni puliti. Certo poi bisogna vedere se nei prossimi anni il Paese non dichiarerà default un’altra volta ma tra gli addetti ai lavori c’è una certa fiducia nel credere che non sarà così. Non si capirebbe altrimenti un simile riscontro di domanda per il “Matusalem bond argentino”. Questa fiducia ha il volto di Mauricio Macrì, il presidente in carica da 18 mesi che ha posto fine a una lunga fase “peronista” incarnata da chi lo ha preceduto: Cristina Fernández de Kirchner. A differenza di quest’ultima Macrì ha scelto di cedere ai fondi avvoltoio che avevano dato battaglia nei tribunali al Paese sul maxi-default del 2001 (e conseguente ristrutturazione). Il risultato è stato un accordo estremamente vantaggioso per chi, come il fondo Elliot, aveva investito appena 117 milioni, e si è portato a casa qualcosa come 2,4 miliardi di dollari. La resa ai fondi avvoltoio è stata salutata da alcuni osservatori, come il premio Nobel Joseph Stiglitz, come un precedente pericoloso perché molti altri fondi hedge potrebbero seguire questa strategia predatoria in futuro. Nell’immediato però ha consentito il ritorno sui mercati internazionali del Paese sudamericano dopo anni di esclusione. La storia dirà se è stata la scelta giusta.

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