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Siccità (e speculazione) spingono al record i prezzi del …

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Siccità (e speculazione) spingono al record i prezzi del grano

Il clima impazzito ha spinto a livelli record le quotazioni del grano sia in Europa che negli Stati Uniti, nonostante nel mondo vi siano scorte record di cereali.

La siccità ha colpito su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico nelle ultime settimane, sollevando timori per la qualità e la quantità dei raccolti. La speculazione ha fatto il resto.

Nel mirino degli hedge funds è entrato anche un mercato piccolo e solitamente trascurato dai soggetti finanziari, come il Minneapolis Grain Exchange (Mgex):  i futures sull’Hard Red Spring Wheat (un grano rosso primaverile pregiato, perché ad alto contenuto proteico e adatto alla panificazione) sono stati letteralmente presi d’assalto, con volumi di scambio da record, raddoppiati rispetto a un mese fa, e un’impennata del 30% dei prezzi in giugno, fino al massimo triennale di 7,68 dollari per bushel.

Il rally si è esteso anche al Chicago Board of Trade (Cbot), mercato ben più profondo del Mgex, dove il frumento nelle ultime due sedute si è impennato di oltre il 10%, spingendosi al record da un anno (510 $/bu). Gli acquisti sono accelerati ieri, alla pubblicazione dei dati Usda su semine e scorte, secondo cui l’estensione dei terreni a grano negli Usa è scesa al minimi storici: 45,657 milioni di acri (18,5 milioni di ettari). Non c’è stato invece il sorpasso della soia sul mais che molti analisti si aspettavano. Ci sono infatti 90,886 milioni di acri per il cereale e 89,513 milioni per il legume.

La situazione meteorologica è oggettivamente critica in North Dakota e South Dakota, dove si concentra la produzione di Hard Red Spring Wheat: le coltivazioni, a causa di un’estrema siccità, sono nelle peggiori condizioni dal 1988 per questo periodo dell’anno. Ma la mancanza di pioggia sta affliggendo anche altre aree nel Nord degli Stati Uniti e in Canada, con ripercussioni sul grano duro, quello utilizzato per la pasta, di cui il Paese è un forte produttore ed esportatore.

Con le recenti precipitazioni in Europa l’allarme si è invece un po’ attenuato. Ma a causa della siccità la Commissione europea proprio ieri ha tagliato di ben 2 milioni di tonnellate le previsioni sul raccolto di grano, che ora si attende a 138,9 milioni di tonnellate. I prezzi all’Euronext – che il 20 giugno avevano raggiunto un picco da oltre un anno a 180 euro/tonnellata – erano scesi insieme alla pioggia, ma ora si stanno di nuovo surriscaldando: ieri la seduta si è chiusa a 176,50 €.

Diversi analisti ritengono che non ci siano grossi margini di apprezzamento, per via delle scorte che restano molto elevate. Quelle statunitensi, ha indicato ieri l’Usda, al 1° giugno erano ai massimi da 29 anni.

Anche a livello globale i fondamentali non giustificano eccessivi rialzi. «Il mondo è sommerso di grano», assicura Rabobank, notando che dopo anni di produzione record ci sono tuttora scorte pari a un terzo dei consumi e superiori alla media degli ultimi dieci anni anche se si esclude la Cina dal conteggio.

L’International Grain Council (Igc) stima che nel mondo ci siano scorte complessive di cereali per 516 milioni di tonnellate, il massimo storico. La stessa organizzazione, proprio a causa delle avversità climatiche, si aspetta comunque che la produzione scenderà del 4% (a 2,049 milioni di tonn.) nel 2017-18 e avverte che per la prima volta da cinque anni le scorte potrebbero ridursi: la stima è di 480 milioni di tonnellate a fine stagione, all’incirca i livelli del 2015-16.

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